SI POTEVANO MANGIARE ANCHE LE FRAGOLE – Intro

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Tempo di lettura: 3 minuti

Qual è il nesso tra Vasco Rossi e il calcio?

Ve lo spieghiamo subito.

Abbiamo preso in prestito da “Sally” queste parole che danno il titolo ad una trilogia curata dal nostro Ciro Romano.

Vasco, in un’intervista, ha dichiarato di aver scritto Sally una sera quando, uscito da una discoteca, aveva ancora in testa l’immagine della bellezza e del divertimento. Nella stessa sera, però, vide una donna sola che gli evocò sensazioni forti e, nello stesso tempo, l’urgenza di riportare su carta le emozioni che stava provando. Ma Sally non era quella donna. Sally era lui. Sally siamo tutti noi.

Noi che, in alcuni momenti, ci rifugiamo in un rassicurante passato, in quel periodo della vita in cui ci siamo sentiti spesso dire che una cosa ci faceva male, che non bisognava esagerare. Ed ecco che le fragole, quindi, indicavano una sorta di proibizione alla quale in modo provocatorio si contravveniva. “Sono lontani quei momenti quando la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole”.

E nel passato ci riporta Ciro Romano. Al gusto di cogliere il bello, quel bello che sa trasmettere perchè esteta, cultore della forma che è già di per sè sostanza. E in un tempo come il presente, più che mai, la bellezza salva. Connette. Come le storie.

“Cosa unisce le persone?” – si chiedeva Tyrion Lannister nel discorso finale della saga Il trono di spade. “Le storie. Non c’è niente di più potente al mondo di una buona storia. Raccontare una bella storia, una storia che risuona in chi la legge, è strumento di identità”.

Nei suoi tre pezzi che, da domani, per tre giorni di fila potrete leggere sul nostro sito e sui nostri social, Ciro ci racconta l’Olanda degli anni ’70, Jongbloed e Gemmill.

Il primo racconto descrive la squadra più bella di sempre che giocò la finale dei Mondiali di calcio e la perse. E fu lì che il calcio sublimò in arte, questa eterna ricerca del bello. “Cos’è il bello se non promessa di felicità?”, scrive Ciro. E continua: “Immaginate una squadra che si sia nutrita della propria bellezza fino ad astrarsi dal risultato. Ce n’è stata una, soltanto una: fu arte. L’Olanda del ’74“.

Il secondo pezzo si focalizza su Jongbloed. “L’attitudine alla solitudine lo conduce tra i pali. Mezzo anarchico e squinternato. Rinus Michels sceglie lui. In uno spogliatoio dove le regole si inchinano alle eccezioni, i numeri si danno secondo altri criteri”. E con lui si torna su quell’Olanda che resta “utopia visionaria”. Ciro scrive: “Avesse vinto sarebbe rimasta agli annali. Ha perso, la storia la tramanda opera d’arte”.

La terza e singolare storia racconta di Gemmill a cui “hanno dedicato poesie, ballate e citazioni cinematografiche perchè ha regalato l’eternità”. Ma non si tratta di una storia semplice.

Ciro Romano è perennemente alla ricerca del contrario, non di stereotipi o luoghi comuni. Perchè, un pò come la vita e come l’arte, descrive personaggi che incarnano non una felicità banale ma conquistata. Il dolore fa parte della vita e della felicità bisogna accorgersene. Come cantava anche Vasco del resto: “Forse davvero ci si deve sentire alla fine un pò male. Forse alla fine qualcuno troverà il coraggio per vivere davvero ogni momento con ogni suo turbamento come se fosse l’ultimo”.

E allora forse impareremo anche a vivere il presente con intensità, consapevolezza e leggerezza, quella leggerezza che è il risultato dell’accettazione. “Cammina leggera, ormai è sera. Forse la vita non è stata tutta persa, forse qualcosa si è salvato. Forse davvero non è stato poi tutto sbagliato. Forse era giusto così, forse ma forse ma si”.

Tutto questo semplicemente parlando di calcio, di storie, di bellezza, di arte. “Ed ancora venite a raccontarci che è solo un gioco?” si chiede il nostro cantastorie che ama stupire, che gioca coi suoi racconti e con le parole per esorcizzare la mediocrità, per cercare un senso diverso alle cose, una nuova lettura alle emozioni.

Le bombe di Vlad non sono solo mercato ma un gruppo complesso che guarda al gioco del calcio anche in modo diverso. Che sente il calcio e ne vuole raccontare la sua anima multisfaccettata. Al di là di risultati, trofei, classifiche. E se, dopo questi pezzi, anche un solo lettore muoverà verso un concetto più complesso del bello, avremo comunque compiuto una piccola impresa.

A questo punto non ci resta che darvi appuntamento a domani. Seguiteci.

“Non è un romanzo, no. È soltanto calcio”.

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