ANGOLO DEL TIFOSO NAPOLI – Napule é… Messi meglio, addio Champions!

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Nel calcio – come nella vita – succede che a volte l’ottimismo della speranza prevalga sul pessimismo della ragione.

E, così facendo, capita che alla vigilia ci si senta capaci di poter arrivare ai quarti di finale nonostante ci sia di fronte il Barcellona, in grado di qualificarsi tra le migliori otto (dove il Napoli non è arrivato mai) ininterrottamente da tredici anni e di non perdere in casa da trentacinque partite.

Poi però arriva il fischio d’inizio e dopo dieci minuti promettenti in cui il match poteva pure indirizzarsi diversamente, in mezz’ora accade di tutto: gol irregolare subito senza che nessuno (arbitro, guardalinee, Var) contesti alcunché, raddoppio mortifero del secondo 10 argentino più forte di sempre, tris dello stesso di prima annullato per fallo di mano senza andare a vedere un altro probabile fallo di mani precedente in area avversaria (sarebbe stato rigore) e rigore ingenuamente causato da Koulibaly (che – come al solito – dopo un evidente errore, esce di scena e si ridimensiona all’istante).

3-0 al 46’ sarebbe da ko tecnico, se non intervenisse il rigore di Insigne a dare il segnale che un po’ di vita ancora c’è nei ragazzi in maglia bianca.

A quel punto, dopo un primo tempo da Trofeo Gamper estivo, è lecito attendersi 45 minuti finali all’arma bianca, tentando ogni strada utile e necessaria per cercare un miracolo.

Arriva, invece, un secondo tempo appena decente, atto solo ad evitare una pessima figura europea dopo che – in passato – il Napoli s’era fatto apprezzare più o meno ovunque.

Ingiusto non dar merito al Barcellona più scarso degli ultimi anni, ma che mantiene 4/5 giocatori “superiori” e che si mostra comunque solido, compatto e determinato.

Negli azzurri prestazioni imbarazzanti dei due centrali di difesa, degli uomini di centrocampo (Callejon, Zielinski e Fabian Ruiz),  con pochissimi pericoli in attacco bloccati sul nascere da una grande prestazione di Gerard Piqué (migliore dei suoi insieme a Semedo, De Jong e l’extra-terrestre argentino).

Il Napoli probabilmente avrebbe perso comunque, ma andare in svantaggio subendo un gol palesemente irregolare fiacca indubbiamente le gambe e demoralizza.

Senza il primo gol subito da annullare e l’errore grave di Koulibaly sul rigore del 3-0, però, sarebbe stata un’altra partita.

Negarlo sarebbe intellettualmente disonesto.

Il calcio vive di episodi ed i ragazzi di Gattuso sono stati capaci di averli, in una serata storta, tutti contro.

E’ un vero peccato una prestazione del genere nella partita più importante, ma i desideri non possono offuscare alcune certezze.

Tra queste vi deve essere quella che la settima del campionato italiano non può competere in due gare contro il Barcellona, neppure quello acciaccato, incerottato ed a tratti provato come quello sceso in campo al Camp Nou.

E’ un Napoli che vincendo la coppa Italia ha salvato la stagione ed andrà in Europa, ma che ha tanto, davvero tanto, da migliorare per l‘anno che verrà.

La rabbia che rimane dopo una delusione, come è noto, è una medicina: è amara, ma serve per guarire dall’ingenuità.

In una anomala serata europea agostana, la squadra spagnola, pur mostrando evidenti crepe rispetto al passato, ha dimostrato di valere di più del Napoli e di volere più degli azzurri il passaggio del turno.

Si ricominci da qui, non appena sarà necessario farlo.

Perché la delusione è per l’anima ciò che il temporale è per l’aria: pulisce tutto.

Si diano, squadra e società, un obiettivo in questo scorcio d’estate, un’idea da inseguire ed un progetto intorno al quale lavorare.

Con gli uomini giusti, quelli disposti a provarci per davvero, senza mezze misure o compromessi.

Robert Kiyosaki è un imprenditore e scrittore di origini nippo-americane. Per lui “la dimensione del successo si misura con la forza del desiderio, la dimensione del sogno e… da come si gestisce la delusione lungo la strada”.

Nulla di più autentico e di più vero per il Napoli di Gennaro Gattuso, chiamato – da settembre in poi – a decidere una volta e per tutte (con l’aiuto di un mercato all’altezza, anche in uscita) a decidere cosa fare da grande.

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