#11Maggio1984 – Auguri Don Andrés: eleganza, illusione e rivoluzione

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Trentasei anni fa, in un paesino nel sud est della Spagna, precisamente Fuentealbilla, nasceva uno dei più grandi centrocampisti della storia del calcio. Andrés Iniesta Lujàn, un illusionista prestato al mondo del calcio.

Trentasei anni di successi, illusioni e rivoluzioni.

Don Andrés è il classico calciatore che non ha bisogno di presentazioni. Chiunque abbia masticato il calcio del ventunesimo secolo, sa bene cosa è stato “L’illusionista” per questo sport meraviglioso.

Ma, ripercorrendo bene la sua storia e la sua formazione calcistica, il suo futuro sembra fin troppo intuibile. Andrés non è un calciatore come tanti.

Quindici anni ed un futuro già scritto

La prima squadra del piccolo Andrés è l’Albecete, clùb del capoluogo di provincia. Lì, all’età di otto anni, inizia la sua carriera. Il piccolo Andrès fa la differenza, cresce calcisticamente e sembra destinato ad altri lidi. Detto, fatto. Quattro anni dopo, l’addio. Durante un torneo giovanile, il ragazzino cattura l’attenzione di tutti gli osservatori presenti. Un clùb in particolare, però, lo vuole con sé: il Barcellona. L’appena dodicenne Andrès inizia a far parte della Masia. 

Capire il suo futuro non è molto difficile. Solo chi conta davvero diventa capitano e leader di una cantera come quella del Barcellona dopo soli due anni. In molti lo avevano capito, il piccolo Andrès non è un giocatore come tanti.

La sua carriera continua senza nessun intoppo. Il ragazzo cresce, trascorre tre anni nel Barcellona B e nel 2003 esordisce in Primera Divisiòn. Poche le partite giocate ma già un gol segnato. Rijkaard sa già tutto.

La storia, il calcio ed il ciclo degli eventi sono strani. Qualche anno prima dell’arrivo di Andrès, un altro centrocampista, cresciuto come lui nella Masia, era diventato in poco tempo un titolare inamovibile in prima squadra. Quest’ultimo, nella stagione in cui il giovane Andrès sembra pronto alla consacrazione in prima squadra, si fa male. Il suo infortunio lascia quindi un posto al centro del prato verde. Iniesta gioca e diventa indispensabile. Al ritorno dall’infortunio, “l’altro” non può non giocare perché è a sua volta un fenomeno. Facile capire di chi stiamo parlando, anzi scontato. Xavi Hernandez Creus.

Il rapporto in campo tra i due è unico. Una delle più grandi espressioni del significato di CENTROCAMPISTA è racchiusa lì. Nonostante ciò, un piccolo tassello manca per rendere quel duo perfetto. Parliamo di Josep Guardiola.

La Rivoluzione

Con l’arrivo di Guardiola al Barcellona si assiste ad un passaggio fondamentale. Il piccolo Andrés diventa il più grande CENTROCAMPISTA al mondo. Ma di questo ne parleremo dopo.

Se il Barça di Guardiola è ricordato da molti come la miglior squadra della storia del calcio, una menzione speciale va fatta proprio ad Iniesta. Quest’ultimo non sarebbe stato il calciatore che è stato e che tutt’ora è senza Guardiola e viceversa.  Il calcio espresso in quel periodo è stato pura Rivoluzione. La vera Revoluciòn, però, è dettata non tanto dal gioco espresso, che resta fantastico, ma dall’aver cambiato il modo di vedere il calcio da parte di tutti.

Se Il Colonnello Lobanovs’kyj è stato il pioniere del Totaal Voetbal, Johann Cruijff colui che lo ha reso grande agli occhi del mondo e Sacchi l’uomo che lo ha portato ad una forma più omogenea, Guardiola, con il suo fido centrocampista Andrés Iniesta, è stato colui che ha cambiato il modo di giocare a calcio in tutta Europa.

Da quell’idea di gioco deriva il costante gioco palla a terra che vediamo oggi. Il costante bisogno di impostare dal basso, rendendo il portiere partecipe della manovra di costruzione, viene da quegli anni di dominio tattico.

L’eleganza e L’Illusione

Don Andrès Iniesta non si racconta, si decanta. Un giocatore del genere difficilmente può essere spiegato a parole, il campo parla da sé. Il suo modo di portare palla, la sua visione di gioco, fuori dal normale, e la sua eleganza sono disarmanti. Ciò che rende il tutto così sublime è la semplicità con cui ha giocato ogni partita della sua vita. Estrema naturalezza in ogni movimento, in ogni tocco palla ed in ogni passaggio.

“Tecnicamente è perfetto e gioca anche con una gran disinvoltura, quasi, quasi senza sforzo. È come quando Federer gioca a tennis, a malapena suda”

Questo diceva di lui Vicente Del Bosque, all’epoca suo allenatore.

Il suo modo di giocare gli ha conferito, tra le altre cose, la fama di essere un Illusionista. Effettivamente è così: Iniesta è senza dubbio un illusionista prestato al mondo del calcio. Le sue qualità “illusorie” venivano fuori, come accade spesso quando si parla di campioni, quando il gioco si faceva impossibile. Si dice che addirittura lui aspettasse fortemente i raddoppi di marcatura così da creare quella superiorità numerica decisiva.

Probabilmente, il giocatore più forte mai visto palla al piede negli spazi stretti. Quasi nessuno dribblava come lui con quattro uomini addosso in pressione. Don Andrés ILLUDEVA i suoi avversari. Nel momento in cui un avversario era convinto di aver riconquistato palla, doveva girarsi per rendersi conto di dove fosse.

Dei trentasette trofei conquistati, dei quali ventiquattro nazionali, sette continentali e tre intercontinentali, quelli da evidenziare sono stati vinti con la Nazionale Spagnola: due Europei ed un Mondiale. Proprio questo titolo gli ha consentito l’accesso all’Olimpo dei grandi.

Un’immagine rappresenta più di ogni altra quel Mondiale perfetto che porta la sua firma decisiva. Dopo una Coppa del Mondo illuminata dal grande calcio della Selecciòn, sarà lui a regalare la prima vittoria mondiale alla sua nazione. Come? Segnando il decisivo gol dello 0-1 al minuto 116. In poche parole, la storia di un predestinato.

Auguri Don Andrès, grazie. Grazie SEMPRE. 

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