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La scommessa di Malagò
Non serviva essere il Mago Otelma per sapere con largo anticipo che Giovanni Malagò sarebbe stato eletto presidente della Federcalcio.
Il “fisique du role” non gli è mai mancato: eccellente aplomb, ottime frequentazioni, eloquio spigliato e accattivante. Insomma Malagò è nato per essere il presidente di qualunque cosa.
Siamo certi che farà di tutto per dimostrare che il suo bel discorso elettorale non era solo un insieme di parole volte a conquistare i voti e la platea, ma un autentico progetto.
Il compito non è complicato. Molto di più: è proibitivo. Se ci riuscirà, potrà appuntarsi al petto l’ennesima medaglia di una carriera invidiabile, prima come atleta e poi come dirigente.
Ma ci riuscirà? Questo, forse, non dipenderà tanto da lui, quanto da chi lo ha voluto issare sulla tolda di comando della Federcalcio.
La sua candidatura, e quindi la sua elezione, nasce infatti dalla Lega di serie A. Cioè proprio l’istituzione che finora si è sempre messa di traverso a qualsiasi tipo di riforma, tanto da costringere Gabriele Gravina alle dimissioni.
Il punto è proprio questo: Malagò è stato scelto come presidente della Federcalcio per fare la rivoluzione, come sarebbe necessario, oppure per assumere il ruolo di Tancredi che nel Gattopardo diceva: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”?
In altre parole, la Lega di serie A (ma anche quelle di serie B e C e l’Associazione Calciatori) è disposta a rinnegare il passato in nome del bene supremo del calcio italiano? Permetteteci di nutrire forti dubbi al riguardo. Ma siamo pronti a ricrederci se Malagò dimostrerà con i fatti, non con le parole, di voler fare sul serio.
La scelta del Commissario Tecnico
Capitolo Commissario Tecnico della Nazionale: tutti danno per scontato il ritorno in panchina di Roberto Mancini. Potrebbe essere il primo errore della gestione Malagò. Perché è vero che ormai nel calcio contano solo i soldi, come dimostrato dal Mondiale extralarge sulla cui organizzazione è meglio stendere un velo pietoso. Ma dev’esserci sempre una dimensione etica. Roberto Mancini sbatté la porta in faccia alla Federcalcio il 13 agosto 2023 per incassare 25 milioni di dollari dall’Arabia Saudita. Che ora torni a bussare alla porta della Nazionale solo perché è amico di Malagò e perché è disoccupato, ci sembra del tutto fuori luogo.
(Foto DepositPhotos)
