Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – Il vizio di segnare e quello di soffrire
La Juventus si prende tre punti pesanti contro l’Atalanta e lo fa con un 2-0 che, almeno per una sera, sembra raccontare una storia diversa dal solito. Un gol per tempo, una prestazione complessivamente convincente, qualche brivido sparso qua e là e soprattutto la capacità, questa volta, di mettere in cassaforte il risultato prima che il cronometro cominciasse a diventare un nemico. Il vizio di segnare e quello di soffrire, insomma, convivono ancora nella stessa squadra, ma stavolta il primo ha avuto la meglio sul secondo.
La Juventus parte con buona personalità, prende possesso della partita e prova subito a mettere alle corde una Atalanta tutt’altro che disposta a fare da semplice comparsa. Il primo squillo arriva dopo appena due minuti con Kolo Muani, che costringe Carnesecchi alla respinta. È il preludio di una serata nella quale i bianconeri sembrano finalmente intenzionati a non aspettare l’avversario, ma ad andarselo a cercare. Poi arriva il gol di Conceição e la partita prende la direzione desiderata.
Chico accende la luce
Francisco Conceição non è esattamente il tipo di giocatore che ama vivere di mezze misure. Quando parte palla al piede può sembrare imprendibile, quando arriva nei pressi dell’area può diventare imprevedibile e quando deve concludere a rete, invece, può trasformarsi nel miglior amico del portiere avversario.
Contro l’Atalanta, però, il portoghese trova il modo di mettere insieme le sue due anime. Al 28′ si fa trovare sul secondo palo e raccoglie il traversone rasoterra di Çelik, spedendo il pallone alle spalle di Carnesecchi. Uno a zero.
La Juventus ha finalmente quello che spesso le è mancato: il premio per la supremazia territoriale. E qui ricompare il solito dilemma bianconero, quello che accompagna la squadra da mesi: adesso bisogna segnare il secondo oppure bisogna cominciare a prepararsi alla sofferenza? Perché il vizio di segnare e quello di soffrire sono ormai due compagni di viaggio inseparabili.
Kolo, stavolta non basta il tabellino
Kolo Muani non trova la rete, ed è inevitabile che il suo rendimento venga osservato soprattutto attraverso quella casella vuota del tabellino. Ma il calcio, qualche volta, è meno semplice di una somma di numeri.
Il francese partecipa alla manovra, attacca la profondità, prova a dare un punto di riferimento alla squadra e, soprattutto, nella ripresa si rende protagonista di un intervento che vale quasi quanto un gol: salva sulla linea il colpo di testa di Kristensen e impedisce all’Atalanta di trovare il pareggio.
Un centravanti che salva un gol sulla propria linea invece di segnarlo è certamente una curiosa variazione sul tema, ma per una sera può andare bene anche così. Spalletti avrà certamente preferito questo Kolo Muani a quello visto in altre occasioni: meno interessato alla fotografia personale e più disponibile al lavoro sporco.
Resta il fatto che il nove bianconero dovrà presto ritrovare anche la porta. Perché il vizio di segnare e quello di soffrire possono convivere, ma sarebbe meglio che il primo diventasse progressivamente più forte del secondo.
Bremer, il centravanti aggiunto
E quando il centravanti ufficiale non segna, ci pensa il centrale. Gleison Bremer sembra avere ormai deciso che il suo compito non possa limitarsi alla difesa dell’area di rigore. Dopo il gol realizzato alla prima giornata, il brasiliano concede il bis e sceglie anche stavolta il modo più spettacolare per farlo: stacco imperioso e colpo di testa. Al 77′ il corner di Zhegrova trova la testa del brasiliano, che prende il tempo a tutti e spedisce il pallone alle spalle di Carnesecchi. Due a zero. E improvvisamente cambia tutto.
Perché una squadra avanti di una rete al settantesimo minuto è ancora una squadra costretta a guardare l’orologio. Una squadra avanti di due, invece, può finalmente permettersi il lusso di respirare. Bremer, insomma, fa il difensore per quasi tutta la partita e poi, quando serve, indossa abusivamente la maglia del centravanti. Il vizio di segnare e quello di soffrire, stavolta, trovano un compromesso: segna il difensore per evitare che soffra l’intera squadra.
Douglas Luiz, finalmente vivo
Tra le notizie positive della serata c’è anche Douglas Luiz. Il brasiliano sembrava essere diventato uno dei grandi misteri della Juventus degli ultimi anni: arrivato con aspettative enormi, finito progressivamente ai margini, spedito in prestito in Inghilterra e tornato a Torino con un futuro tutt’altro che scontato.
Spalletti, però, ha deciso di guardare avanti invece che indietro. E Douglas Luiz, almeno per il momento, sembra intenzionato a ripagarlo della fiducia. Contro l’Atalanta si è visto un giocatore più mobile, più presente, più aggressivo nel pressing e soprattutto maggiormente coinvolto nella costruzione della manovra. Non è ancora il centrocampista che la Juventus aveva immaginato quando lo acquistò, ma almeno sembra tornato a essere un calciatore disposto a combattere per diventarlo. È una piccola resurrezione calcistica, ancora tutta da verificare. Ma di questi tempi, a Torino, non si butta via niente.
Il secondo gol che cambia tutto
La parte più interessante della partita, alla fine, è proprio il modo in cui la Juventus arriva al raddoppio.
Perché fino al gol di Bremer l’Atalanta è viva. Non domina, ma resta dentro la partita. E basta un episodio per trasformare una serata apparentemente tranquilla nell’ennesimo finale da vivere con il cuore in gola.
È quello che è successo tante volte alla Juventus recente. Dominio, vantaggio minimo, occasioni sprecate, avversario che prende coraggio e ultimi dieci minuti trascorsi a contare i secondi. Questa volta no. Questa volta Bremer prende la testa della partita e la spedisce dentro la porta. Il vizio di segnare e quello di soffrire continua dunque a esistere, ma per una sera la Juventus ha deciso di curare il secondo attraverso il primo.
Il vecchio vizio non è ancora guarito
Naturalmente sarebbe un errore pensare che un 2-0 possa cancellare con un colpo di spugna tutti i problemi della squadra. La Juventus deve ancora migliorare negli ultimi metri, deve trovare maggiore continuità nella finalizzazione e deve evitare di lasciare agli avversari occasioni che, contro squadre più ciniche, potrebbero costare molto care.
Conceição deve trasformare più spesso le sue accelerazioni in numeri concreti. Douglas Luiz deve imparare a capitalizzare meglio la quantità di palloni che riesce a giocare. Kolo Muani deve tornare a essere soprattutto un attaccante. E la difesa deve continuare a mantenere quella concentrazione che permette di non trasformare ogni partita in una piccola roulette russa. Perché il vizio di segnare e quello di soffrire non sono ancora completamente scomparsi.
Buoni segnali
Ma una cosa, almeno, è cambiata. La Juventus ha battuto una squadra importante senza aspettare l’ultimo minuto per scoprire quale sarebbe stato il proprio destino. Ha segnato, ha sofferto quando era inevitabile farlo, ha resistito e poi ha trovato il gol che ha chiuso la partita.
Conceição ha aperto la serata, Bremer l’ha chiusa. Kolo Muani ha fatto anche il difensore, Douglas Luiz ha dato segnali di vita e Spalletti può portarsi a casa tre punti accompagnati da qualche buona notizia.
Non è ancora una Juventus perfetta, e probabilmente non lo sarà per parecchio tempo.Ma è una Juventus che comincia a capire una cosa semplice: si può anche soffrire, purché prima si sia avuto il buon senso di segnare abbastanza. Perché il vizio di segnare e quello di soffrire possono anche convivere.
(Foto: DepositPhotos)
