Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Arezzo 1-2
Avellino – Arezzo: 1-2
Pronti, partenza, via. Eh già, l’abbiamo steccata. Come da consuetudine. Un cliché. Del resto, quelle rare volte in cui siamo partiti a razzo, sappiamo bene com’è finita. Quindi forse è meglio così. Ci siamo portati avanti col lavoro.
I commenti, ovviamente, non si sono sprecati. Analisi, giudizi, sentenze, congetture e diagnosi tecnico-tattiche formulate con la stessa leggerezza con cui si ordina un caffè al bar. Questa volta l’ho vista in tribuna, crocevia del vox populi cittadino, dove si mischiano le peggiori chiacchiere da “Bar Insano” e i fedeli e devoti aziendalisti. Quello è buono. Quello non è buono. Quello deve giocare. Quello non deve giocare. Quello è da Serie B. Quello manco da Prima Categoria. L’etichetta è uno slancio di creatività bislacca, estremamente mutevole e, soprattutto, rinnovabile ogni novanta minuti.
Ad Avellino fai i conti da subito con il peso che porti. Rappresentare una città, una provincia, un popolo è un fardello che non lascia troppo spazio alla timidezza, all’indecisione e alle idee poco chiare. È una pressione che può esaltarti, ma può anche annientarti.
E sì, abbiamo giocato male. Spesso in confusione, a folate di entusiasmo e amnesie improvvise e deleterie. Lunghi tra i reparti, con movimenti tattici ancora lontani dal rodaggio perfetto. Non giochiamo ancora a calcio come vorremmo, non giochiamo ancora da squadra e in alcuni reparti siamo evidentemente carenti.
Ma ricordiamoci una cosa: siamo ad agosto. Il mercato è ancora aperto, la squadra è ancora un cantiere e, porca miseria, abbiamo perso una partita. Una. I drammi sono ben altri.
Come sempre, a rispondere a tutti ci pensa la curva. Con una semplicità che spesso noi dimentichiamo: a fine partita applaude e incita la squadra. Scacco al re. Perché i tifosi, quelli veri, sostengono la squadra sempre. Anzi, soprattutto quando perde la prima partita.
Gli esperti di calcio davanti al tavolino del bar o davanti a quella stramaledetta agorà social, invece, servono soprattutto a riempire le tasche di qualcuno.
LE PAGELLE DELL’AVELLINO
Martinelli: 5,5
A ragion veduta, è nella top five delle giovani promesse della Serie B. Tommaso ha vent’anni, una struttura fisica imponente e la reattività di un felino selvatico. Ha però un tallone d’Achille già evidenziato nelle prime apparizioni con la nostra maglia: le uscite sono ancora da perfezionare. Sul secondo gol ci mette del suo e sulla coscienza porta inevitabilmente una parte della responsabilità. Ma non vi azzardate a dire “non è bbuono”, perché ogni parata con cui Tommaso ci salverà una partita diventerà per me l’occasione buona per ricordarvi quello che avete detto oggi. Una volta. Due volte. Tre volte. Fino a farvelo diventare un incubo.
Cancellotti: 6
Quarta stagione consecutiva per Sir Cancellotti al Partenio. Il terzino che tutti gli allenatori vorrebbero avere nella propria rosa: tu gli dici “vai là” e lui ci va. Gli dici “non avanzare” e lui mantiene la posizione. Gli dici “copri” e lui copre. Più fedele di un cavaliere al proprio vessillo, più obbediente di uno scudiero davanti al suo signore. Nessuna ribellione, nessun ammutinamento, nessuna congiura di palazzo. Non sarà il cavaliere delle grandi gesta epiche, ma è quello che vuoi avere accanto quando cominciano a volare le spade. Sir Cancellotti, al servizio dell’Avellino.Titolare inamovibile.
Moruzzi: 4
Fuori posizione, fuori contesto, fuori luogo. Lontanissimo da una prestazione convincente. Sempre due metri avanti, sempre due metri indietro, sempre due metri distante dall’avversario che avrebbe dovuto marcare. Una specie di GPS impazzito. Però, c’è un però. Ad essere davvero imbarazzante non è la sua prestazione, ma la violenza delle critiche piovute addosso dopo la partita. Una prestazione negativa si può discutere. Trasformare un calciatore in un bersaglio umano dopo novanta minuti è un’altra cosa. In mezzo a questo processo sommario, però, è arrivato anche un consiglio buono: Moruzzi, sali a piedi a Montevergine. Ma non per espiare, nè per chiedere perdono a nessuno, ma per capire con cognizione di causa il territorio nel quale vivono i Lupi.
Izzo: 6,5
Izzo è uno di quelli che in campo non arretrano mai di un centimetro. Ruvido, cattivo calcisticamente, sempre dentro la partita. Si è talmente tanto abituato a litigare per tutta la partita con l’intero reparto offensivo dell’Arezzo che alla fine ha iniziato a minacciare anche i suoi compagni di squadra. Armandì, ANCHE MENO.
Simic: 5,5
Primo tempo giocato con buon ritmo, tanti palloni recuperati di testa e tante sportellate con i dirimpettai. Nel secondo tempo, però, il tracollo. Svarioni, amnesie e qualche pallone gestito con la serenità di chi ha appena scoperto di aver lasciato il gas acceso a casa. E sono proprio queste disattenzioni che ci costano care.Rivedibile (anche con calma).
Palmiero: 6,5
Luca fa una buona partita. Mette ordine, crea, lotta e quando può argina l’avanzata dei toscani. È uno di quelli che provano a tenere insieme i pezzi quando la squadra tende a sfilacciarsi, e in questo momento è probabilmente uno dei riferimenti più importanti del nostro centrocampo. Gli manca ancora qualcosa nella fase di costruzione, soprattutto nel dare continuità e verticalità alla manovra. Il centrocampo cerca ancora una propria identità e, almeno in questa prima fase del campionato, passerà inevitabilmente dai suoi piedi. Luca, continua a mettere ordine, perché qui la confusione non è tattica: è proprio arredamento.
Palumbo: 6
Non ho per niente capito gli ordini tattici di mister Nesta impartiti al nostro talento norvegese. Alto sulla fascia, ad imbeccare i tagli dei nostri attaccanti. Funziona una volta. Due. Alla terza, però, i difensori prendono le misure e quello che sembrava uno scoppio da megacipollone di Capodanno diventa rapidamente una miccetta sfiatata. Martin gioca una partita di sacrificio senza brillare e senza riuscire a mettere in mostra fino in fondo il giocatore che è. Quel vestito tattico cucito su misura sul nostro centrocampista di lusso, evidentemente, è ancora in sartoria.
Besaggio: 5
Corre. Tanto. Ma a vuoto. Svanito. Svampito. Inconcludente. Poco reattivo nelle ripartenze e spesso fuori dal gioco. Una di quelle giornate in cui puoi correre anche per quattordici chilometri senza sapere dove andare. Giornata storta. Stortissima. Corri ForestCorri.
Russo: 7,5
Rafè, io lo so che hai passato tutta l’estate ad allenarti con un famoso personal trainer campano. Nessuna vacanza. Nessun bagno a mare. Niente aperitivi al tramonto. Solo sudore, ripetute e probabilmente minacce del tipo: “Ancora una serie e poi puoi vivere”. I risultati, però, arrivano. La forma è evidente. La voglia di vincere anche. È l’unico che continua a battagliare anche quando la benzina è ormai esaurita e il motore gira più per fede che per carburante. Il gol è da manuale del jazz calcistico: improvvisazione, tecnica e quella sana follia. Quest’anno però, per scaramanzia, non diciamo niente. L’anno che verrà.
Biasci: 5,5
La faccia interdetta di Tommaso con cui sta giocando questo inizio di stagione dice già tutto. Non ha ancora capito dove deve stare, come deve muoversi. Lo vedo ingabbiato. Lo sento triste e spaesato. E un attaccante che non riesce a trovare il proprio spazio diventa inevitabilmente un giocatore dimezzato. Va trovata una soluzione, perché una soluzione c’è. C’è sempre. Qualcuno, prima o poi, la troverà. Alla ricerca della mattonella perduta.
Fila: S.V.
Non saluta. Non sorride. Non accenna gesti amichevoli. Eppure, già dalle prime apparizioni sugli spalti, si sentiva un brusio particolare. Un suono strano, fatto di consonanti sibillanti e frasi pronunciate a bassa voce. “Questo è forte.” Lo abbiamo detto almeno cento volte. Ognuno di noi. Ad ogni palla toccata. Ecco qua. Tredici minuti. Quello forte lo fanno fuori per almeno un mese. L’uocchi so’ peggio re scoppettate. Non impariamo mai.
I SUBENTRATI DELL’AVELLINO
Favilli: 5
Chiamato ad entrare a freddo dopo appena tredici minuti a causa dell’infortunio di Fila. Non se l’aspettava. E infatti, probabilmente, da quella panchina non si era mai nemmeno alzato mentalmente. Fuori forma è un eufemismo. Entra in campo con la stessa brillantezza di uno che viene svegliato alle quattro del mattino per andare a lavorare.
Sala: 5,5
Entra per rimettere ordine sulla fascia occupata da Moruzzi, diventata nel frattempo territorio di predazione preferito dagli attaccanti dell’Arezzo. In effetti copre e dà garanzie difensive. Superata però la metà campo diventa una sorta di zona demilitarizzata: ci entra, guarda, valuta e poi decide saggiamente di tornare indietro. Fa il suo. Senza infamia, ma con tanta mediocrità.
Di Maggio: 5,5
Entra con il compito di ravvivare la manovra dell’Avellino, portando inserimenti, gamba e un po’ di movimento in una squadra che in quel momento sembra avere bisogno di una scossa. Si muove, corre, prova a proporsi, ma senza riuscire a trasformare la buona volontà in qualcosa di veramente pericoloso. La partita chiedeva una scintilla, lui porta l’accendino ma dimentica il gas.
Sounas: 5,5
Ho aspettato tutta la sera la magia di Dimitrios che ci tirasse fuori dalla melma. Quella giocata lì. Quella che ti fa alzare e urlare “SOLO LUI PUÒ FARLO”. Questa sera non è arrivata.Conoscendoti, però, sono sicuro che mentre noi eravamo ancora lì a maledire il risultato tu avevi già iniziato a pensare alla prossima prodezza. Io la aspetto, Dimitrios. La magia è solo rimandata.
Pandolfi: S.V.
Più che un commento sui pochi minuti trascorsi in campo, ho un piacere personale da chiederti. Puoi farti dare il numero di telefono del personal trainer di Russo?
C.A.T.F.
L.
(Foto: Depositphotos)
