Angolo del tifoso
ANGOLO JUVENTUS – Motore al minimo
La Juventus espugna lo Stadio “Via del mare” e conquista tre punti preziosi nella corsa Champion’s, superando il combattivo Lecce di Eusebio Di Francesco.
Ma, vittoria a parte, non c’è molto da essere soddisfatti. La formazione di Luciano Spalletti continua a suscitare perplessità nella tifoseria e nella critica, soprattutto in vista della prossima stagione.
Per il campionato in corso c’è ancora l’alibi di aver cambiato direzione tecnica a poche settimane dall’avvio e di aver pagato il successivo scotto. Ma, a partire dal ritiro precampionato di Luglio, questa tesi non avrà più motivo di essere e non si potrà evitare di porsi degli obiettivi ben precisi.
Il problema sarà perseguirli se la squadra persiste con questo atteggiamento. Superficialità nell’approccio alla gara, poca tenuta difensiva e troppi gol sbagliati. E’ un gruppo che gira con il motore al minimo.
Identità precisa ma animo incerto
Il tecnico di Certaldo ha ormai dato una identità precisa ai suoi: modulo di riferimento 4-2-3-1 e titolari ormai definiti. Difesa a quattro: al centro la coppia Bremer e Kelly, sulle fasce Kalulu e Cambiaso.
Davanti a loro, al centro, il solito duo, Locatelli e K. Thuram (ieri sostituito da Koopmeiners) mentre sulla trequarti si muove il terzetto di rifinitori costituito da Yildiz , F. Conceição e McKennie.
A guidare l’attacco, infine, il redivivo Vlahovic. E’ una Juventus ben delineata nella fisionomia ma carente in personalità. Parte abbastanza forte, riesce subito a trovare la via della rete (addirittura dopo 11 secondi di gioco!) ma poi non riesce a sferrare il colpo del knock out e rischia perfino di farsi raggiungere.
Perforabile in retroguardia, poco dominante in mediana e sciupona in avanti. Animo incerto e motore al minimo.
Frenesia da marcatura
Fa piacere di sicuro rivedere il suo metro e novanta di muscoli in azione, ancora di più vederlo andare a bersaglio (perfino con un pregevole stop a seguire) al primo pallone toccato.
Ma da uno come lui ci si aspetta molto di più. A 26 anni ormai compiuti un calciatore non può più vestire i panni della giovane promessa ma deve tramutarsi in un campione affermato.
Cosa che Dusan Vlahovic ancora non è. E, a questo punto, ci si chiede se lo diventerà mai oppure il suo biglietto per la gloria imperitura è già irrimediabilmente scaduto.
Ieri ha dimostrato grinta e voglia: ha bucato subito la rete dei salentini e si è reso pericoloso in numerose altre circostanze.
Ma la frenesia da marcatura l’ha penalizzato. Si è fatto trovare due volte in fuorigioco, annullando due reti che avrebbero fatto molto comodo ai suoi. Si sbraccia molto ma con poco costrutto. Anche per lui motore al minimo.
Cali di concentrazione
Il problema, in questi casi, è che non ci si può accontentare di speculare sul vantaggio minimo. Si rischia decisamente troppo, specie quando hai di fronte una squadra che ha un bisogno disperato di punti salvezza e non puoi contare su una linea difensiva a tenuta stagna.
E, infatti, i pugliesi (pur non disponendo certo di un attacco stellare) hanno varie occasioni per pareggiare i conti, molte delle quali gentilmente concesse dal duo di difensori centrali bianconero.
Conosciamo bene, e da tempo, il valore del sergente Bremer e del caporale Kelly ma c’è da dire che, da qualche tempo, ci stanno facendo sorgere dei dubbi circa la loro affidabilità.
Saranno dei cali di concentrazione o altro, sta di fatto che si sono registrati anche ieri degli errori marchiani che non appartengono di certo al loro repertorio abituale. Anche in questo caso, motore al minimo.
L’unica cosa buona sono i tre punti
E, come si dice in questi casi, “l’unica cosa buona sono i tre punti”. La squadra di mister Spalletti torna a casa con il bottino pieno e tiene a distanza le avversarie per un posto nell’Europa che conta.
A due turni dalla fine e con un certo margine di distanza dalla concorrenza ci sarebbe di che rallegrarsi. Invece, quello che non fa dormire sonni tranquilli per l’immediato (ancora non c’è nulla di stabilito) e, soprattutto, per il futuro, è la tenuta psicologica del gruppo.
Sono ormai pronti per aspirare a traguardi di rilievo o c’è da aspettarsi, l’anno venturo, l’ennesimo campionato di transizione? Sarebbe un buon inizio evitare di far girare il motore al minimo.
(Foto: Depositphotos)
