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AL VAR DELLO SPORT – Tedesco: è davvero sua la colpa?

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Belgio Domenico Tedesco
Tempo di lettura: 2 minuti

Per capire cosa è successo a Bologna occorre fare un passo indietro.

Tre anni fa è stato fatto qualcosa di straordinario.
Non va dimenticato.
“Lo squadrone che tremare il mondo fa” torna in Europa dopo una vita, e lo fa dalla porta principale.
Un autentico capolavoro.
L’ennesimo di Giovanni Sartori.

E, oggettivamente, era complicato trattenere giocatori come Calafiori e Zirkzee.
Comprendiamo le cessioni.
Bilancio in attivo di quasi 50 milioni.
Acquistati Dallinga, Cambiaghi e Holm.
Un passo indietro, ma la squadra resta forte.

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Esplodono Ndoye e Castro e il sogno continua.
Vittoria della Coppa Italia e qualificazione in Europa League.

Il Bologna c’è, ma qui si spezza qualcosa.

A nostro avviso, si è scherzato col fuoco.

Venduti altri due pezzi importanti, Ndoye e Beukema, e ulteriore indebolimento della rosa.
Altro bilancio in attivo (+30 milioni).
Dentro Rowe, che esplode nella seconda parte di stagione, e il buon Bernardeschi, che il suo lo ha fatto.
Per il resto, non ce ne vogliano i tifosi, poca roba.

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Già l’anno prima il Bologna è passato dal quinto al nono posto.

Si doveva osare qualcosa in più sul mercato.

Ed è così che si perde il treno per l’Europa.
Ed è così che si perde Vincenzo Italiano.
Ed è così che si arriva a oggi.

Nuovo progetto con Domenico Tedesco.
Ma quello che succede ha lo stesso copione: ancora altre cessioni illustri.
Castro, Lucumí e Rowe su tutti.

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Altro bilancio in attivo, questa volta di quasi 60 milioni di euro.

E di quella squadra che ha fatto sognare una città intera, rimane ben poco.

Oggi il Bologna ha un punto in classifica.

Le ambizioni sono ridimensionate ed è davvero un peccato.
La società è ricca e i bilanci sono in ordine.
Ci aspettavamo qualcosa in più.

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Sartori, che a nostro avviso ha grosse responsabilità, ha fatto all-in cacciando il coniglio dal cilindro: Raffaele Palladino.
Un allenatore che noi stimiamo molto.
È lui la persona che proverà a sistemare e a rilanciare la squadra emiliana.

Sinceramente è una sfida davvero difficile.
Forse la più difficile della sua carriera.
E al suo posto non sappiamo se avremmo accettato l’incarico.
Rischia di bruciarsi.
Era un allenatore che poteva ambire anche alla panchina di una squadra in situazioni migliori.

Ma il coraggio al tecnico napoletano non è mai mancato.
Ed è per questo che gli facciamo un grosso in bocca al lupo, augurandogli di risollevare l’umore di una città che vive di calcio e che merita di tornare a sognare.

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(Foto: Depositphotos)

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