Approfondimenti
Inter, dov’è Rocchi?
Per settimane è stato l’argomento principale del calcio italiano. Titoli in apertura, trasmissioni dedicate, dibattiti infiniti e tifosi divisi.
Lo scandalo legato all’inchiesta sulla gestione del VAR sembrava destinato a rappresentare uno spartiacque per il nostro calcio.
Poi, quasi all’improvviso, il silenzio.
Ma cosa è successo davvero?
L’inchiesta aperta dalla Procura riguarda presunte interferenze nella gestione di alcuni episodi arbitrali e del funzionamento della sala VAR durante la stagione 2024-2025. Gli investigatori hanno acquisito documentazione, registrazioni e comunicazioni tra arbitri e VAR per verificare se alcune decisioni possano essere state influenzate da pressioni o da comportamenti contrari ai regolamenti.
Tra le partite finite sotto esame figura anche Inter-Roma del 27 aprile 2025, per il discusso contatto tra Ndicka e Bisseck, mentre tra i nomi coinvolti nell’indagine è comparso anche quello del designatore arbitrale Gianluca Rocchi, che si è autosospeso dal proprio incarico.
È doveroso precisare che l’indagine è ancora in corso e che nessuna responsabilità è stata definitivamente accertata. Fino a un eventuale giudizio, tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti.
Ed è proprio qui che nasce la domanda
Com’è possibile che una vicenda definita da molti come una delle più gravi degli ultimi anni sia praticamente scomparsa dal dibattito pubblico?
Nei primi giorni ogni dettaglio sembrava meritare un approfondimento. Ogni indiscrezione occupava ore di televisione. Poi, nel giro di poche settimane, il caso è stato progressivamente sostituito dal calciomercato, dalle amichevoli estive, dalle nuove panchine e dalle solite polemiche del weekend.
È normale?
Probabilmente sì, se si osserva il funzionamento dell’informazione moderna, che vive di notizie continue e tende a spostare rapidamente l’attenzione su ciò che è più recente. Ma quando al centro c’è la credibilità del sistema arbitrale, è altrettanto comprensibile che molti tifosi si aspettino un’attenzione costante fino alla conclusione dell’inchiesta.
Il rischio, infatti, è che il tempo finisca per svolgere il ruolo di miglior alleato di qualsiasi scandalo. Meno se ne parla, meno la vicenda resta nella memoria collettiva. E quando l’attenzione cala, anche la pressione affinché venga fatta piena luce sui fatti tende inevitabilmente a diminuire.
È una dinamica che alimenta interrogativi e sfiducia. Non perché esistano prove di un presunto “insabbiamento” o di un coordinamento per spegnere il caso — al momento non ve ne sono — ma perché il contrasto tra il clamore iniziale e il silenzio successivo colpisce molti osservatori.
Il calcio italiano ha già vissuto pagine difficili della propria storia. Proprio per questo, ogni volta che emergono dubbi sul funzionamento delle istituzioni arbitrali, la trasparenza dovrebbe essere l’obiettivo principale. Non per alimentare processi mediatici, ma per rafforzare la fiducia di milioni di tifosi.
Perché una domanda resta inevitabile: se un’inchiesta di questa portata fosse rimasta ogni giorno al centro del dibattito pubblico, oggi il calcio italiano sarebbe più vicino alla verità?
Le risposte arriveranno soltanto con la conclusione delle indagini. Fino ad allora, il rischio è che uno dei casi più delicati degli ultimi anni venga ricordato non solo per le accuse che hanno dato origine all’inchiesta, ma anche per la rapidità con cui è uscito dai riflettori.
Parafrasando uno dei protagonisti del nostro calcio “Dov’è Rocchi?” “Perché nessuno ne parla più?”.
Qualche malalingua può pensare che qualcuno stia lavorando dietro le quinte per alleggerire la propria posizione e quella della squadra che rappresenta, a noi amanti del calcio con la C maiuscola piace pensare che questo non sia possibile ma spesso a pensar male non si fa peccato.
(Foto DepositPhotos)
