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Angolo del tifoso

ANGOLO JUVENTUS – La traversa che fa la differenza

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Spalletti Juventus
Tempo di lettura: 3 minuti

La Juventus debutta in campionato con una vittoria per 1 a 0 sul campo dell’orgoglioso Frosinone ben messo in campo dal concreto mister Alvini. Successo striminzito nel numero di marcature messe a segno e il dato è certamente da sottolineare.
Infatti, per il resto le statistiche sono tutte a favore dei bianconeri: oltre il 63% di possesso palla, 20 tiri scagliati contro la porta avversaria, 12 corner all’attivo. Tutti dati che raccontano di una supremazia territoriale costante, per non dire dominante, che, tuttavia, ha prodotto la miseria di un gol.
E solo la sfortuna ha impedito ai ciociari di pareggiarlo nel finale. La traversa che fa la differenza.

Solita, vecchia storia

Storia vecchia, la conosciamo bene. Quanti punti preziosi ha dilapidato la squadra, nello scorso torneo, facendosi rimontare dopo essere stata in vantaggio per larghi tratti della partita? Quante volte ha schiacciato gli avversari nella loro area di rigore senza riuscire a raddoppiare o triplicare la rete iniziale? Mister Spalletti, ben conscio dei limiti del suo gruppo, ha invocato per tutta l’estate un centravanti “fisico” che fosse in grado di piazzare al momento giusto il colpo della sicurezza per poter portare a casa il risultato pieno.
Gli hanno messo a disposizione il cavallo di ritorno Kolo Muani, inseguito a lungo come un purosangue di razza superiore ma che, alla prova dei fatti, ha fatto rimpiangere (almeno per ora) il mefistofelico Vlahovic del finale della scorsa stagione, capace di firmare quattro reti in quattro partite e di essere una certezza per l’attacco sul piano della concretezza sottoporta. Per adesso il francese non ha risposto alle attese e, rispetto al campionato passato, è la traversa che fa la differenza.

Saper usare la testa

Per buona sorte dei bianconeri, però, c’è qualcuno in grado di rimediare alle mancanze del vecchio/nuovo numero nove. Gleison Bremer, di mestiere difensore centrale e, in casi eccezionali, attaccante aggiunto dimostra di voler recuperare il tempo perduto. Dopo una estate senza presenze al Mondiale negli USA e tormentata dalle voci di mercato, riprende il suo posto e dimostra di saper usare la testa non solo nel suo settore di competenza, con il bonus della capocciata che sblocca il risultato e mette la partita dei bianconeri subito in discesa.

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Almeno nelle intenzioni sue e dei suoi compagni. Poi la cronaca dell’incontro racconta di un infinito assedio alla porta dei laziali, di un Francisco Conceição tanto spumeggiante nelle serpentine quanto maldestro nelle conclusioni, di un Yildiz tanto volenteroso ma poco concreto, di infinite occasioni per il raddoppio gettate al vento con sconcertante superficialità. E se il finale è diverso dal passato è solo perché è la traversa che fa la differenza.

Un Lazzaro dal Brasile

Tuttavia, il match ha dato al buon Luciano anche dei motivi per sorridere, oltre alla sue colorite imprecazioni in toscano stretto. Il principale è costituito dalla prestazione convincente del regista brasiliano Douglas Luiz.

La sua storia la conosciamo bene: comprato due anni per cinquanta milioni e presentato come la soluzione ai problemi atavici del centrocampo bianconero ha fallito, alla sua prima stagione, la prova del campo ed è stato (ri)spedito in Inghilterra nella speranza che ritrovasse sé stesso per poi poterlo rivendere ad una cifra congrua. Il clima d’Oltremanica non gli ha giovato per nulla, si è intristito ancora di più e delle sue doti strabilianti in fase di palleggio è rimasto solo il ricordo.

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Alla scadenza del prestito il tecnico se l’è ritrovato alla Continassa, munito di regolare contratto con la società e privo di qualsiasi richiesta di trasferimento.

Spalletti ha fatto di necessità virtù e, considerando anche la carenza cronica di centrocampisti di manovra, lo ha impostato, sin dal ritiro, come imprescindibile partner di Capitan Locatelli in mediana, imponendogli, però, di imporre maggior dinamismo a sé stesso, non solo al pallone. Il centrocampista carioca, rinvigorito dalla fiducia (nonché dagli strilli) del mister, si è proposto ieri come un novello Lazzaro, tornato da una “morte” sportiva a dispetto dello scetticismo di tutti. Attivo nel pressing, lucido nell’impostare e, incredibile a dirsi, mobilissimo negli spostamenti. Se il buongiorno si vede nel mattino può essere la più bella novità del nuovo corso. E non si dovrà sempre sperare nella traversa che fa la differenza.

Buoni propositi

E, archiviati (con qualche patema) i primi tre punti, è il momento dei buoni propositi. Acclarato che non si può ragionevolmente sperare che siano sempre i pali della porta a risolvere i problemi, bisogna lavorare sui difetti evidenziati. L’inconcludente Kolo Muani è già finito del mirino dell’allenatore, piuttosto esplicito nel ricordargli che questo gruppo ha bisogno più di un cecchino d’area di rigore che di un panzer che impegni in duello i difensori avversari.

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Va bene la ricerca della profondità, va bene il saper far salire la squadra ma quello che conta è saper spedire in fondo al sacco il primo pallone utile. Allo stesso modo ci si augura che la moltitudine di trequartisti presenti in rosa sappia capitalizzare al massimo i guizzi che producono in serie per tramutarli in assist e reti. Infine, la difesa resti concentrata e non conceda agli avversari di spedire troppi palloni velenosi nei pressi della porta. Anche perché non  finiranno certo ogni volta sulla traversa che fa la differenza.

(Foto: Depositphotos)

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