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ANCHE MENO: Le pagelle di Ascoli – Avellino 3-1

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Nesta
Tempo di lettura: 7 minuti

Ascoli – Avellino: 3-1

È sabato sera. È uno di quei sabato sera in cui te la senti calda. Caldissima. Esci spavaldo, a testa alta, carico e fiducioso nelle tue possibilità di conquista. Fai lo splendido, gigioneggi, attiri gli sguardi e vai pure a segno. È una di quelle serate in cui ti senti talmente sicuro di te da convincerti che tutto ti sia concesso.

E allora esageri. Bevi un altro bicchiere, poi un altro ancora, finché non ti ritrovi ubriaco, quasi svenuto, su un divanetto in fondo alla sala, diventando lo sfottò di tutti i presenti. Ecco, la cronaca della partita di stasera non saprei raccontarla in maniera differente.
Perché questo Avellino, dopo aver trovato il vantaggio e aver accarezzato l’idea di poter fare la voce grossa anche al Del Duca, finisce per perdere completamente la bussola, lasciando campo e partita agli avversari.

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Una serata che ci ricorda quanto sia sottile il confine tra sentirsi invincibili e ritrovarsi con le gambe all’aria. Adesso abbiamo tre settimane per ricaricare le energie, mettere a punto i movimenti, recuperare calciatori in emergenza o rimasti finora ai margini e, soprattutto, costruire una mentalità.
Una mentalità che, a giudicare da quanto visto sugli spalti, i nostri tifosi hanno già dimostrato di possedere. Perché mentre la squadra sprofondava, i
quasi mille cuori biancoverdi presenti al Del Duca continuavano a incitarla, senza risparmiarle il proprio sostegno.

A voi, che non mollate mai, vanno gli applausi più sinceri. Perché certe volte, a dare una lezione di carattere, sono proprio quelli che stanno fuori dal campo.

Le pagelle dell’Avellino

Martinelli: 6

Tre gol subiti, messi a referto. La statistica non perdona. Ma si sa, la statistica è un osservatore cieco: registra quello che succede, senza preoccuparsi troppo di capire come e perché. E basta avere gli occhi aperti per accorgersi che il nostro giovane portierone, anche in una serata complicata, qualche intervento importante lo ha messo a segno. Non può certo essere lui a pagare per intero il conto di una difesa che, a un certo punto, decide di concedere agli avversari più libertà di movimento di quanta ne abbia un turista in visita guidata. Tre gol sul groppone restano, ma almeno il ragazzo non ha staccato la spina.

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Missori: 5

Corre tanto, spesso a vuoto. Quando arriva il momento di crossare, invece, la precisione decide di prendersi una pausa anticipata. Poco incisivo, poco pericoloso e raramente capace di creare grattacapi alla retroguardia avversaria. Questa sosta arriva per lui come manna dal cielo: avrà la possibilità di lavorare, fare una sorta di mini ritiro con la squadra e trovare quell’amalgama con il gruppo che ancora sembra mancare. Le potenzialità le conosciamo e non le abbiamo dimenticate dopo una serata storta. Adesso, però, bisogna cominciare a trasformarle in qualcosa di concreto. Perché correre è importante, ma se alla fine della corsa non succede niente, tanto valeva prendere l’autobus.

Moruzzi: 5

E così galoppa, galoppa. Ma anche i puledri nel pieno delle energie, prima o poi, hanno bisogno di fermarsi, riprendere fiato e abbeverarsi. Il nostro Moruzzi, invece, sembra aver deciso di affrontare la partita come una maratona senza ristori: tanta corsa, tanta generosità, ma poca lucidità quando arriva il momento di fare la scelta giusta. La spinta non manca, la voglia nemmeno. Il problema è che, a furia di correre, si rischia di arrivare al momento decisivo con la lingua di fuori e le idee ancora più stanche delle gambe. La pausa servirà anche a lui. Perché il cavallo è di razza, ma pure i cavalli migliori, se li fai galoppare senza criterio, prima o poi ti chiedono il cambio.

Izzo: 5

Il calo di concentrazione è evidente. Tanti errori, tante sbavature e qualche incertezza di troppo per uno che dovrebbe rappresentare il punto di riferimento della retroguardia. Quando la partita si mette male, da uno con la sua esperienza ci si aspetta che prenda per mano i compagni, li rimetta in riga e provi a raddrizzare la situazione. Stavolta, invece, anche lui finisce nel vortice della confusione generale. E quando il capitano perde la bussola, il rischio è che tutta la nave cominci a girare in tondo. Una serata da archiviare in fretta, sperando che nelle prossime settimane torni a indossare i panni del comandante. Perché al Del Duca, più che un ammiraglio, ci sarebbe servito un vigile urbano.

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Enrici: 6

Patrick, in versione alunno di Nesta, continua il suo percorso di crescita. E la crescita, si sa, passa anche attraverso sconfitte che bruciano. Proprio quelle partite in cui ti ritrovi a commettere un errore, magari un involontario autogol, e per qualche minuto hai la sensazione che ti sia crollato il mondo addosso. Non Patrick. La sua è una gara puntuale, concentrata, fatta di attenzione e applicazione. Difende con voracità e prova a spingere quando se ne presenta l’occasione. In una serata in cui la retroguardia biancoverde concede parecchio, lui cerca almeno di tenere la barra dritta.

Venturi: 5

«Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita». Il dottor Živago ci ricorda che la vera profondità dell’esistenza si scopre anche attraverso le fragilità, gli errori e le cadute. E allora, Michael, dopo la sontuosa prestazione contro il Palermo, eccoci qui a commentare il tonfo del Del Duca. Una serata complicata, fatta di incertezze e di una prestazione lontana da quella che ci aveva fatto applaudire pochi giorni fa. Ma se c’è una cosa che lo sport insegna è che una caduta non cancella quello che hai dimostrato prima. Perciò, caro Michael, non vedo l’ora di tornare a urlare il tuo nome appena ti sarai rialzato.

Palumbo: 6

Terza partita consecutiva da play di centrocampo. Il compito è quello di dare quantità alla fase difensiva e qualità alle ripartenze. E nel primo tempo riesce a fare entrambe le cose, alternando giocate che strappano applausi a interventi che provocano mugugni tra i gradoni avversari. Mugugni che, dopo il suo assist al cioccolatino per il momentaneo vantaggio biancoverde, si trasformano in parolacce e imprecazioni. Un segnale piuttosto eloquente: il ragazzo comincia a farsi notare anche da chi non avrebbe alcuna intenzione di applaudirlo. Poi, però, nella ripresa, la partita cambia e Palumbo finisce progressivamente per sparire dal gioco. A furia di osservarlo, gli avversari gli mettono un macigno sulle spalle e il nostro centrocampista fatica a liberarsene. L’uocchi so’ peggio re scoppiettate.

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Besaggio: 5,5

Il baronetto non convince del tutto. In copertura disputa una gara attenta e puntuale, senza concedere troppo sul piano dell’applicazione. Quello che manca, però, sono le rasoiate a cui ci aveva abituato e che rendono imprevedibile il nostro centrocampo. Quando Michelino si accende, l’Avellino trova soluzioni, verticalità e quella capacità di sorprendere che può fare la differenza. Quando invece si spegne, la manovra diventa prevedibile e gli avversari cominciano a prenderci le misure con una facilità disarmante. Stasera il baronetto ha preferito non disturbare il tè delle cinque. Peccato che la partita si giocasse di sera e che, nel frattempo, l’Ascoli abbia pensato bene di prendersi il salotto.

Di Maggio: 5,5

Un diavoletto della Tasmania a caccia di palloni da strappare agli avversari. Corre, lotta, aggredisce e si butta su ogni pallone come se contenesse le ultime scorte di ossigeno della squadra. Nel vortice agonistico, però, ogni tanto ci scappa pure qualche caviglia. La generosità non manca, l’intensità nemmeno, ma a volte sembra che il nostro Di Maggio confonda il recupero palla con una gara di demolizione. La sua energia può essere un’arma preziosa, a patto che venga accompagnata da un pizzico di lucidità in più. Perché il pallone va recuperato, possibilmente senza costringere l’arbitro ad aggiornare il referto disciplinare. E infatti, puntuale come una cartella esattoriale, arriva pure l’ammonizione.

Cheddira: 5

Ci avete fatto caso? Walid, nelle interviste, sfoggia spesso un look alla Clark Kent: occhiali neri spessi, aria da bravo ragazzo, atteggiamento serio e gentile. Uno di quelli che sembrano chiederti scusa anche quando sei tu a pestargli un piede. Poi entra in campo e si trasforma in un supereroe indomito. Progressione, tecnica, muscoli d’acciaio. Peccato che, quando si ritrova davanti al portiere, la divisa da Superman sembri improvvisamente trasformarsi in quella del Tenerone del compianto D’Angelo al Drive In. «Pippo, Pippo, Pippo».

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Russo: 6,5

Sembra che in Italia tutte le squadre di media-alta classifica di Serie A siano alla disperata ricerca di un esterno sinistro e non riescano a trovarne uno a buon prezzo in tutto il mondo. Forse perché vanno a cercare ovunque, tranne che nelle categorie inferiori. Un errore? Per noi avellinesi, ovviamente, no. Anzi, speriamo che continuino così ancora per un bel po’. Russo anche stasera dimostra di avere qualità, intraprendenza e quella capacità di accendere la partita che lo rende uno dei profili più interessanti della nostra rosa. E allora lanciamo un appello agli steward della tribuna Montevergine centrale: se sentite qualcuno con accento vagamente romano non fatelo entrare allo stadio. Se tira fuori un taccuino, chiamate rinforzi. Non ci toccate la nostra bandiera.

I subentrati dell’Avellino

Sala: 4,5

Entra per far rifiatare Moruzzi, ormai in evidente debito d’ossigeno. Il problema è che, una volta in campo, sembra aver bisogno lui stesso di una bombola d’ossigeno e di un lettino con vista spogliatoio. Una prestazione sofferta, nella quale fatica a dare il contributo necessario per contenere le iniziative avversarie. Se Moruzzi aveva finito la benzina, Sala sembra essere partito direttamente con la spia della riserva accesa. Una staffetta che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto garantire energie fresche. Alla fine, invece, abbiamo cambiato il cavallo, ma il calesse è rimasto fermo.

Sounas: 5,5

È da un po’ che non assistiamo al coniglietto tirato fuori dal cilindro del nostro mago greco. Quello capace di inventarsi una giocata, cambiare il ritmo della manovra e spuntare all’improvviso dove gli avversari non se lo aspettano. Stasera il cilindro resta sostanzialmente vuoto. Sounas prova a entrare nella partita, ma senza riuscire a lasciare quel segno che tante volte ci ha fatto esultare. E comincia a mancarmi, quel coniglietto. Anche perché, in una serata come questa, un numero di magia sarebbe stato decisamente più utile di un altro giro a vuoto.

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Pandolfi: 4

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Biasci: 5

Abbiamo tutti fiducia che un giorno quel maledettissimo gol che ti sblocca arriverà. Lo aspettiamo noi, lo aspetti tu e probabilmente lo aspetta pure il pallone, che comincia a sentirsi un po’ trascurato. La voglia di incidere c’è, ma anche stavolta il risultato non è quello sperato. Non è il momento di perdere la fiducia, ma è evidente che serva qualcosa in più per ritrovare quella serenità sotto porta che può cambiare il volto di un attaccante. Forza Tommaso, noi continuiamo ad aspettarti.

Di Paolo: S.V.

Giusto il tempo di osservare il piedino educato del nostro fantasista in erba e poco più. Un assaggio, una comparsata, qualche tocco per ricordarci che il talento c’è e che potrebbe tornare utile. Troppo poco, però, per esprimere un giudizio. Per stasera ci accontentiamo di averlo visto all’opera. Il resto lo lasciamo alle prossime puntate. Sperando che, quando tornerà in campo, gli venga concesso qualcosa in più di una comparsata nei titoli di coda.

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(Foto: Depositphotos)

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