Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Pisa 2 a 0
Le pagelle di Avellino – Pisa 2 a 0
Due partite steccate ed in città è incominciato a montare un certo clima di nervosismo. Scelte, uomini, rotazioni della rosa, turn over, moduli e via discorrendo. Chiacchiere, tante chiacchiere. Troppe.
Un nervosismo che finisce inevitabilmente per riflettersi anche sulla comunicazione del nostro allenatore, che, in conferenza stampa, continua a faticare nel trovare la giusta misura. Non è proprio il suo forte, ormai lo abbiamo capito.
Sembra l‘incipit perfetto per una domenica in cui rischi di perdere entusiasmo e, soprattutto, la voce. E invece…Come nel più sensazionale dei colpi di scena, il Pisa si ritrova al Partenio davanti un Avellino compatto, aggressivo e con un’idea piuttosto chiara della partita da affrontare.
Poche sbavature, tanta intensità e una squadra che finalmente sembra sapere cosa fare con il pallone tra i piedi. I gol, per la verità, sarebbero potuti essere anche più di due. Una partita dominata in lungo e in largo per buona parte della gara, checché ne dica mister Bianco. La squadra gira, corre, aggredisce e, soprattutto, gioca.
La dimostrazione che, quando riusciamo a tenere alta la concentrazione e a mettere in campo la giusta determinazione, possiamo dare filo da torcere a chiunque.
Vittoria che ricompatta l’ambiente, restituisce convinzione e soprattutto un po’ di ossigeno alla classifica.
Adesso, però, bisogna essere bravi a non cullarsi sugli allori e a mantenere intatta questa fame anche per la prossima partita. Quella che qualcuno definisce derby con i più marittimi dei montanari. In bocca al lupo.
Le pagelle dell’Avellino
Martinelli: 7
Quando a vent’anni riesci a sventare l’ennesima occasione avversaria con una parata di piede, in controbalzo, d’istinto e con una naturalezza disarmante, salvando la squadra da un gol che avrebbe potuto galvanizzare gli avversari e tagliare le gambe ai nostri, beh, vuol dire che hai qualcosa di speciale. Quel ragazzo ha un odore di futuro da top player che si avverte a chilometri di distanza. E noi, possibilmente, vorremmo continuare a respirarlo qui al Partenio ancora per un bel po’.
Enrici: 6,5
Ci eravamo quasi dimenticati delle incursioni in area di rigore di Patrick. Gli allenatori che hanno preceduto quello attuale avevano incoraggiato le sfuriate offensive del nostro giovane difensore, incursioni che in più di un’occasione ci avevano tolto qualche castagna dal fuoco. Poi, pian piano, erano diventate un lontano ricordo di stagioni ormai passate. Fino a oggi, per l’appunto. Stasera Enrici galoppa, dialoga con i centrocampisti, avanza e si propone con continuità nella manovra offensiva. Strappa applausi, qualche bestemmione dagli spalti e, naturalmente, anche qualche cazziatone da parte di Izzo. Perché la libertà di attaccare va bene, ma qualcuno dovrà pur ricordargli che dietro c’è ancora una difesa da proteggere. Audaces fortuna iuvat.
Venturi: 7
Tenerlo lontano dal campo in queste condizioni sarebbe una sperimentazione piuttosto bislacca. In questo stato di forma giganteggia nella propria area di competenza, non lascia spazio agli avversari e dirige con autorità i movimenti della difesa. Anticipi, chiusure, letture e una sicurezza che contagia anche i compagni. Una di quelle prestazioni che non hanno bisogno di troppe parole. IMPECCABILE.
Izzo: 7
Quell’uscita nel finale per infortunio continua a puzzarmi. Tra poco ci sono due settimane di sosta che, all’occorrenza, potrebbero diventare tre all’improvviso. Ormai certe furbizie comincio a riconoscerle da lontano. Ma vi dirò: se queste sono le prestazioni che ci aspettano fino alla fine dell’anno, sono disposto ad accettare anche qualche piccola licenza strategica. Armandì, però,portaci almeno un souvenir.
Missori: 6,5
Il lavoro certosino degli ingegneri comincia finalmente a vedersi sul campo. Equilibratura e convergenza sembrano essere tornate su livelli accettabili, più consoni a una partita di calcio che a un incontro di rugby. La cosa che balza maggiormente all’occhio della prestazione di oggi, però, non è tanto la capacità di affondare sulla fascia, quanto la tenacia e la determinazione con cui riesce a contenere le iniziative dell’incursore avversario. Lo limita, lo contrasta, lo annulla. Una prestazione da Sir Cancellotti. E questo, dalle nostre parti, è un complimento che pesa.
Moruzzi: 6,5
Primo tempo impalpabile, decisamente al di sotto delle ultime prestazioni. Stanchezza? Poca lucidità? Un calo fisiologico? Macché. Rientra dagli spogliatoi con un piglio completamente diverso, comincia a galoppare sulla fascia e prova a creare pericoli ogni volta che ne ha l’occasione. Cambia passo, cambia atteggiamento e restituisce alla sua partita quella vivacità che sembrava essersi smarrita nei primi quarantacinque minuti. Migliore in campo anche oggi? No, ma non toccate il mio amico Brando.
Palumbo: 7,5 (MVP)
Nei Tarocchi esiste una carta che rappresenta la fertilità, la creatività, l’abbondanza e la capacità di trasformare un’idea in qualcosa di concreto. È il terzo Arcano Maggiore. Una figura che incarna intelligenza pratica, ambizione e forza generatrice. Oggi Martin Palumbo sembra averne raccolto in pieno lo spirito. Prende le chiavi del nostro centrocampo e si mette alla guida della manovra, distribuendo palloni, dettando tempi e accompagnando le iniziative offensive. Non si limita a giocare: costruisce, organizza, inventa e dà continuità a tutto quello che gli passa tra i piedi. Una prestazione di sostanza e personalità, nella quale la qualità tecnica si accompagna a una considerevole dose di concretezza. L’IMPERATRICE.
Besaggio: 6,5
Come tutti gli Arcani, anche il significato della carta di Michelino cambia a seconda di come compare nel gioco: diritto o rovesciato. Il suo Arcano rappresenta l’inizio, il potenziale, l’abilità e la capacità di trasformare le idee in realtà utilizzando gli strumenti a propria disposizione. E gli strumenti del nostro baronetto sono piuttosto riconoscibili: piedini educati, fantasia, iniziativa e tanta, tanta determinazione. Non sempre riesce a trasformare le proprie intuizioni in qualcosa di concreto, ma quando trova lo spazio per esprimersi dimostra di avere qualità e personalità. Oggi mette al servizio della squadra tecnica e disponibilità, senza risparmiarsi nel lavoro. Il potenziale c’è. Adesso bisogna continuare a coltivarlo. IL BAGATTO.
Di Maggio: 7
L’Arcano di Luca simboleggia intuizione, conoscenza nascosta, pazienza e saggezza interiore. Una figura apparentemente silenziosa, che osserva, studia e custodisce una conoscenza che non sempre mostra immediatamente. Un po’ come il nostro centrocampista, diviso tra il lavoro di interdizione e quelle incursioni improvvise che spuntano quando meno te lo aspetti e che, qualche volta, finiscono direttamente in gol. Oggi interpreta entrambe le dimensioni con equilibrio: recupera palloni, dà una mano alla squadra e trova anche il tempo di accompagnare la manovra offensiva. Meno misterioso della sua carta, ma decisamente efficace. LA PAPESSA.
Russo: 7
“Ogni cinque secondi cannoni da assedio sventrare
spazio con un accordo tam-tuuumb
ammutinamento di 500 echi per azzannarlo
sminuzzarlo sparpagliarlo all’infinito…”
La raccontereste diversamente la partita di Raffaele oggi? Velocità, aggressività, accelerazioni improvvise, palloni strappati e avversari costretti a inseguire. Russo è un concentrato di dinamite calcistica. Ogni volta che parte sembra di assistere a una delle celebri composizioni futuriste: parole, suoni, rumori e immagini che si sovrappongono in una successione senza tregua. Non c’è spazio per la punteggiatura, non c’è tempo per prendere fiato. Solo movimento, istinto e una sana dose di incoscienza. Marinetti avrebbe apprezzato. Il Pisa probabilmente un po’ meno. FUTURISMO CALCISTICO ITALIANO.
Cheddira: 5
Tanto movimento, qualche tentativo di partecipare alla manovra, ma poca sostanza. Non riesce a incidere, non trova la giocata giusta e finisce per lasciare più interrogativi che certezze. Nel dialetto avellinese esiste un’espressione che descrive perfettamente una prestazione come quella di Cheddiraoggi pomeriggio: «Hai fatto pere a pere».
I subentrati dell’Avellino
Sounas: 6,5
Entra per far rifiatare Di Maggio e portare un po’ di esperienza e garra in mezzo al campo. Gestisce i palloni con la consueta lucidità, mette ordine e contribuisce a mantenere alto il livello di intensità della squadra. Quando c’è bisogno di amministrare, il greco sa sempre dove mettere i piedi. E soprattutto la testa.
Pandolfi: 4
Pandolfi sembra quel regalo di Natale portato da un parente che non ti vuole neanche tanto bene e al quale riesci a rispondere soltanto con il più classico dei: «Ma dai, non dovevi! Era proprio quello che mi serviva!». RICICLABILE.
Cancellotti: 6,5
Attenzione, il Cavaliere Nero è tornato. Ed è risaputo che al Cavaliere Nero non je devi rompe… Ritrova il campo, mette in mostra la consueta grinta e contribuisce a tenere a bada le iniziative avversarie. Una presenza che conosciamo bene e che, quando manca, finisce inevitabilmente per farsi sentire. Bentornato Sir.
Favilli: S.V.
Sei minuti effettivi in campo. Tanto gli bastano per fare a spallate con l’intera difesa pisana, lavorare qualche pallone di sponda per la manovra offensiva, divorarsi un gol e andare a saltare sotto la curva a fine partita. Doccia meritata. Per il voto, però, aspettiamo la prossima.
Palmiero: S.V.
Il tempo necessario per capire che, finalmente, possiamo permetterci di fare a meno del nostro capitano nell’undici titolare. Non è una bocciatura, sia chiaro. È semplicemente una delle buone notizie che ci consegna questa partita: il centrocampo ha trovato nuove soluzioni e adesso anche le gerarchie possono permettersi qualche piccolo movimento.
(Foto: Depositphotos)
