NUMERO 14 – Professionista e gentiluomo

Focus On Numero 14
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23 Aprile 1980, Stadio Comunale di Torino. Si gioca la semifinale di ritorno di Coppa delle Coppe tra la squadra di casa, la Juventus e l’Arsenal di Londra. All’andata, in terra inglese, è finita 1 a 1. Un pareggio a reti inviolate, quindi, qualificherebbe i bianconeri per la finale in virtù del gol segnato in trasferta. Purtroppo un gol segnato dagli inglesi a pochi minuti dal termine dell’incontro esclude la squadra torinese dall’atto finale della Coppa.

Serata da dimenticare per la Juventus? Non del tutto. Infatti, come direbbe qualcuno che la sa lunga, in ogni situazione negativa si riesce sempre a scovare qualcosa di buono.

Nel nostro caso la nota positiva indossa la maglia numero sette e ha la funzione specifica di dirigere il centrocampo della squadra londinese. E’ un giovane irlandese di nome (Wil)Liam Brady.

Regista mancino di ottima tecnica, forse non velocissimo di piede ma con ottima visione di gioco, ha davvero ben figurato nel corso del doppio confronto, al punto di attirare su di sé le attenzioni della dirigenza bianconera che, previo parere positivo del mister Trapattoni, lo mette subito sotto contratto.

Sarà lui, a dispetto delle voci che volevano il club torinese in procinto di ingaggiare il giovane fenomeno argentino Maradona, il primo straniero ad approdare alla Juventus dopo la riapertura delle frontiere.

Sembra davvero strano in tempi odierni, dove le squadre di calcio assomigliano a una sorta di legione straniera, con giocatori provenienti dalle più disparate nazioni del Globo, che allora fosse concesso alle squadre di ingaggiare un solo giocatore straniero.

E la Juve aveva scelto lui, Liam Brady, detto “Chippy” (pare per una dichiarata passione per il tipico cibo britannico “fish and chips”).

Trapattoni lo vede bene nel suo centrocampo (a lasciargli il posto è l’insipido mestierante Roberto Tavola) e il ragazzo proveniente dalla terra cara a San Patrizio non delude le aspettative: intelligente, geometrico, capace anche di inserirsi in zona gol e ottimo rigorista. Alla fine della sua prima stagione sotto la Mole il suo curriculum è impeccabile: eccellente direttore d’orchestra della manovra bianconera nonchè, con le sue otto reti all’attivo, capocannoniere della squadra. 

E, per i ragazzi di Trapattoni, arriva anche lo scudetto.

Scontata la riconferma per Brady anche per il campionato successivo, quello che dovrebbe concludersi con qualche settimana di anticipo per lasciare spazio all’imminente Mondiale di Spagna. Ormai pienamente inserito nei meccanismi di gioco bianconeri, il giovanotto di Dublino sta per portare a termine un’altra stagione positiva ed è già arrivato il rinnovo del contratto anche per la prossima annata.

Tutto a gonfie vele, dunque, se non entrasse in gioco a questo punto il Destino. Le regole imposte dalla Federazione sono cambiate ancora, il numero degli stranieri che si possono ingaggiare è salito a due.

La Juventus, con un blitz in terra polacca e sfruttando i buoni uffici della Fiat in zona, ha già messo sotto contratto Boniek, astro nascente del calcio dell’est. Resta libero, dunque, un altro posto in squadra e logica vorrebbe che fosse destinato, per meriti acquisiti sul campo, al buon Liam.

Ma la logica e il Destino non vanno mica a braccetto, tantomeno in questo caso. Il Destino ha le sembianze e la naturale eleganza di Gianni Agnelli, Presidente della Fiat e ispiratore neanche tanto nascosto delle strategie bianconere.

L’Avvocato, in una fredda sera di Febbraio, è tra gli spettatori dell’incontro amichevole Francia – Italia a Parigi. Non è li per caso: vuole vedere di persona il giocatore del quale gli hanno magnificato le doti, Michel Platini, regista della nazionale dei galletti d’Oltralpe.
E’ il più classico dei colpi di fulmine: l’esteta Agnelli, memore delle giocate geniali del giocatore che ha amato di più, l’argentino Omar Sivori si entusiasma di fronte ai colpi di classe del numero 10 francese al punto di volerlo vedere a tutti i costi in maglia bianconera. 

I desideri dell’Avvocato sono dei veri e propri input per la dirigenza juventina e, ciliegina sulla torta, Platini (ormai 27enne) non vede l’ora di lasciare la terra d’origine per calarsi in un’altra realtà professionale.

L’accordo tra le due parti, sancito da una incursione fulminea di Platini a Torino, è ben presto fatto ma la firma del francese sul contratto è anche il conseguente, inevitabile benservito a Brady, improvvisamente declassato ad elemento di troppo nella rosa juventina per il limite dei due stranieri.

L’ingrato compito di comunicare all’irlandese l’immeritata messa alla porta tocca ad un costernato Boniperti il quale però, come parziale risarcimento, garantisce al giocatore ripudiato il passaggio ad una squadra di suo gradimento con lo stesso ingaggio che gli offre la società bianconera.

Liam abbozza, ringrazia e si prepara a concludere il suo ultimo campionato con la maglia della Juventus. Ma il Destino non ha ancora finito con lui, anzi vuole metterlo alla prova.

Una prova assolutamente imprevedibile, come se la sorte volesse divertirsi un po’ alle spalle di tutti i protagonisti di questa singolare vicenda.

Tutto avviene proprio all’ultima giornata, la partita di addio di Liam alla Juventus. La Juventus è appaiata in testa alla classifica con la Fiorentina di Antognoni e c’è ancora una partita da giocare. Se le due squadre, al termine degli ultimi novanta minuti di gioco, fossero ancora a parità di punti si renderebbe necessario uno spareggio. In altre parole ci si giocherebbe lo scudetto in un solo incontro.

Ipotesi scomoda, che non fa piacere a nessuno. Juventus di scena a Catanzaro, Fiorentina che gioca a Cagliari.

Brady è regolarmente in campo e, a un quarto d’ora dalla fine della partita, l’arbitro fischia un rigore a favore della Juventus. Trasformare quel rigore, mettere la palla in rete vorrebbe dire scudetto.

Sguardi imbarazzati tra i giocatori bianconeri e anche sulla panchina: il rigorista designato è proprio Liam. Ma chi ha il coraggio di chiedere ad un giocatore che è stato appena scaricato in quella maniera di assumersi una tale responsabilità? Nessuno, infatti, si azzarda a dire nulla all’irlandese, nemmeno il mister Trapattoni che si limita a un cenno di assenso. Il che equivale a dire che la scelta è soltanto sua.

Brady non porta rancore a nessuno e, comunque, è sceso in campo per fare il suo dovere, come ha sempre fatto. E fa esattamente quello che deve fare: si appropria della sfera, la appoggia sul dischetto e, al fischio dell’arbitro, effettua un impeccabile tiro segnando il rigore che assegna lo scudetto alla Juventus.

Qualcuno pensava che Liam, finchè indossava la maglia bianconera, si sarebbe sottratto ai suoi doveri di professionista? Qualcuno pensava che il gentiluomo venuto dall’Irlanda avrebbe tradito i suoi compagni? La risposta, la migliore possibile, è quel pallone in fondo al sacco.

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