CORNER CAFE’ – Pacco e doppiopacco

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E’ una Serie A particolare, quella a cui si sta assistendo. Certo, è stata colpa del virus: nessuno si sarebbe mai aspettato di poter rinfrancare le afose domeniche con il sollazzo del pallone. Fosse solo per le domeniche d’estate, però, non sarebbe un granché dramma; oggi un po’ tutti ne stiamo invece traendo giovamento. Quello che fa strano è che un giorno hai un calciatore in rosa, l’altro non l’hai più. Paradossalmente ci vogliono settimane, se non mesi, ad abituarsi ad un contratto in scadenza. Oggi bisogna adattarsi al battito di ciglia.

Pacco e doppiopacco, un po’ come Nanni Loy nel ’93. Un pacco lo  è stato sicuramente Robin Olsen, dalla Roma al Cagliari: ventiquattro goal in diciassette gare non è proprio uno scoring entusiasmante. Così il Cagliari ha fatto la propria “mossa”: ridiscussione delle condizioni di permanenza. Ed al rifiuto della Roma lo ha rispedito in Capitale: servito il doppiopacco. Un altro pacco pensava di farlo il Manchester United proprio alla Roma, scaricando Smalling tra i giallorossi; ma l’inglese s’è preso il Colosseo, ed ora i Red Devils stanno facendo carte false, per alzarne la valutazione. Chi non vuole subire un doppiopacco è l’Inter, anche se stavolta c’entrano due società diverse: nel caso in cui non si trovasse l’accordo per Sanchez e, ipoteticamente, il Barcellona decidesse di pagare la clausola di Lautaro, Conte avrebbe a disposizione solo Lukaku ed Esposito, lì davanti. Un po’ pochini. E allora si studia, si ragiona sulla miglior cosa da fare: mancano poco più di ventiquattro ore e nessuno vuole farsi trovare impreparato. Anche perché mantenere in rosa un calciatore o venderlo sono azioni che vanno incontro ad un infinito numero di variabili: il contropaccotto, del resto, è sempre dietro l’angolo.