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Ma è proprio il caso di gridare, Spalletti out?

Napoli News
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Sconforto, rabbia, depressione, sono solo tre degli stati d’animo che accomunano la maggior parte dei tifosi del Napoli in queste ore.

Un obiettivo mai realmente dichiarato quello dello Scudetto, ma poi si sa come vanno certe cose: sei lì, ci credi, e ci speri fino a quando la matematica non te lo vieta.

Con il piazzamento Champions quasi ad un passo, gli azzurri erano rimasti aggrappati lì alle prime della classe, e tra alti e bassi, complice anche un’altalena di risultati di Inter e Milan, hanno provato a conquistare il traguardo che dalle parti della città campana, diviene anche difficile pronunciare.

Ma questa squadra, che cambia gli allenatori, cambia alcuni calciatori, che dal “nulla” post fallimento si è ritrovata stabilmente ai vertici della massima serie sotto la guida di Aurelio De Laurentiis, sembra proprio non essere capace di fare quello step in più. Un’eterna incompiuta, che accumula nei suoi tifosi, emozioni mai capaci di essere liberate. E succede, che quello che non viene esternato un po’ ti avvelena dentro fino a farti accecare di rabbia.

La dimensione, è ben nota. Solo Diego Armando Maradona è stato capace di portare il tricolore a Napoli, e sembra proprio che niente e nessuno possa emularlo.

Sulla panchina del Napoli sono succeduti tanti allenatori, hanno transitato tanti calciatori, alcuni realmente definibili top players, ma nel momento cruciale il nulla: ci si redime senza una reale motivazione e si cerca il capro espiatorio di turno.

È toccato in penultima battuta ad Insigne, che ieri è uscito in lacrime dal Maradona ben consapevole che ora o mai più, poteva regalare il titolo alla sua Napoli prima di partire alla volta del Canada, ed ora è il momento della gogna per Luciano Spalletti.

Va bene tutto, chi non prova rabbia e delusione probabilmente non riesce a comprendere fino in fondo che amare vuol dire anche soffrire, e non per forza esternarlo vuol significare tenerci di meno. I tifosi si schierano, ognuno con le proprie idee, fanno gruppo tra quelli che non andranno mai contro la squadra, e quelli che invece proprio per troppo amore si permettono anche di inveire contro tutto il possibile.

Nessuno ha la verità su quale sia l’approccio più giusto da avere. Si ama come si sente, il giudizio sulle modalità non dovrebbe essere oggetto di accusa reciproca, ma tornado al focus centrale, alla maggior parte di voi sembra giusto mettere in discussione il mister?

Un lavoro cominciato con discreti risultati, obiettivo dichiarato dalla società quasi centrato: accesso alla Champions League. Un sogno sfiorato, frantumato da non si sa cosa, forse per demeriti tecnici, o forse perché semplicemente sembra esserci una congiura che al momento topico indichi lo stop! Ma questo non è il momento, o almeno non dovrebbe esserlo, di mettere in discussione un allenatore capace di rigenerare le sorti di una squadra che sembrava smarrita dopo le precedenti stagioni e nel post Sarri.

Il post Sarri, esatto proprio quel triennio ancora aleggia, quei 91 punti gridano ancora vendetta, e ieri Spalletti ha dato il via al remake al contrario nelle sue, opinabili sostituzioni a fine gara. Ma al tecnico toscano va anche riconosciuto un lavoro che va oltre il campo. Una squadra che ha visto pochissimi innesti rispetto alla stagione passata, e che dovrà aprire il suo vero ciclo dal prossimo anno.

Per giudicare il lavoro di un tecnico bisogna avere tempo, pazienza e fiducia, quello che a Napoli probabilmente manca. L’anno zero, se così vogliamo definirlo, sarà il prossimo e non per modo di dire. L’anno zero vedrà via un veterano come Lorenzo Insigne, vedrà la possibile partenza di Mertens, vedrà insomma sgretolarsi per ricostruire, quello che resta di quel triennio sarriano.

Allora sì che in quel caso, si vedrà il Napoli ad immagine e somiglianza di Luciano Spalletti. Che non avrà centrato un sogno, almeno queste sono le sensazioni perché la matematica ancora non lo dice chiaramente, ma ha sicuramente dato la sua iniziale impronta ad un lavoro che dovrà essere giudicato più avanti.

Bisogna dargliene atto, merito e bisogna dargli tempo. D’altronde da queste parti è passato anche un certo Carlo Ancelotti, oggi primo in Liga e prossimo al titolo con il Real Madrid, e tra i migliori tecnici in circolazione in Europa, e pure?

Un attimo di riflessione, serve, per chiedersi, ma è proprio il caso di pensare a Spalletti out? Equilibrio.

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