I nostri Social

Napoli

SENZA FRENI – Napoli, c’era una volta uno stadio…

Pubblicato

il

Tempo di lettura: 2 minuti

‘C’era una volta’, così cominciano le favole che, generalmente, si concludono con un rassicurante ‘e vissero tutti felici e contenti’. Ma purtroppo il finale non è sempre lieto o non è sempre scritto. Ci sono anche storie – come questa – che hanno bisogno di una fine diversa.

C’era una volta lo Stadio San Paolo di Napoli, il luogo in cui i tifosi rendevano tutto più magico, un posto dove la passione e la spinta dei cori spesso hanno accompagnato i giocatori e contribuito a conquistare punti importanti.

Un luogo, a volte, anche semi deserto ma in cui le curve erano sempre lì a cantare e spingere il Napoli.

Pubblicità

Poi, come in tutte le favole, arriva un momento infausto – la Pandemia – ed il mondo intero si ferma. Un avvenimento drammatico che sconvolge le vite di tutti e che, naturalmente, si ripercuote anche sul calcio.

Dopo mesi di privazioni, però, il calcio torna, ma solo in tv. I tifosi restano a casa e gli stadi diventano luoghi nuovi, a cui non siamo abituati. Si sentono soltanto le voci e le urla di allenatori e giocatori. Il calcio cambia forma. Sembra altro.

Intanto a Napoli la scomparsa prematura di Diego Armando Maradona spinge il Comune, sollecitato anche dai tantissimi supporters azzurri, a cambiare il nome dello Stadio del capoluogo campano e da San Paolo si passa a D10S.

Pubblicità

Fine agosto, prima giornata di Serie A, finalmente riaprono gli stadi. Il Diego Armando Maradona è pronto ad accogliere ‘per la prima volta‘ i propri tifosi. Diecimila biglietti invenduti, clima freddo, niente tifo. Solo qualche banale “M***a” ai rilanci del portiere avversario. Scena che si ripete anche nei match successivi contro la Juventus, il Cagliari ed il Torino.

Ma come mai uno degli stadi più caldi al mondo è diventato così freddo? Semplice, mancano gli ultras, mancano coloro che sono sempre stati presenti per cantare e sostenere la squadra a prescindere da ciò che c’era in palio.

Oggi questi gruppi restano fuori per scelta, per protesta verso un regolamento d’uso che al Maradona viene fatto rispettare in maniera impeccabile e che, a detta del tifo organizzato, penalizza il loro modo di vivere il calcio e la passione.

Pubblicità

La questione non è se rispettare o meno la legge. Qui si discutono le ripercussioni, perché si stanno penalizzando la passione e l’amore della parte più calda del tifo. A scomparire, infatti, è quel dodicesimo uomo di cui tutti gli avversari avevano paura. Lo Stadio diventa così un teatro, dove a cantare e a farsi sentire sono solo i tifosi avversari.

Sono gli ultras che stanno sbagliando o è la società che sta esagerando? Non c’è una risposta univoca ma una sola certezza: entrambe le parti stanno perdendo.

C’era una volta il San Paolo, c’era una volta il dodicesimo uomo in campo. Ora c’è il Maradona, che sicuramente Maradona non riconoscerebbe.

Pubblicità

C’erano una volta le favole col lieto fine. E una favola come questa non può che meritare un finale diverso.

in evidenza