LEVA CALCISTICA ’68 – Zampagna Riccardo da Terni

Atalanta Fiorentina Focus On
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Nel settembre del 2007 ero a Firenze, ospite di un amico tifosissimo Viola.

I meravigliosi monumenti del capoluogo toscano erano già stati ampiamente visitati e, quella domenica, nell’attesa del treno serale che mi avrebbe riportato a casa, decisi di far compagnia al mio amico allo Stadio Comunale.

L’Atalanta veniva a far visita alla Fiorentina e la prospettiva di assistere ad una partita di calcio senza l’ansia del risultato mi solleticava non poco.

La mia sola speranza era quella di non dovermi sciroppare uno di quegli squallidi zero a zero, con poche occasioni e tanto tatticismo.

La sera stessa nel treno riflettevo su quanto il calcio, quand’anche non rechi ansia da tifo, possa emozionare per gli attimi, semplici istanti, che restano impressi per lunghissimo tempo.

Fiorentina – Atalanta, quel pomeriggio, aveva espresso una sceneggiatura davvero notevole, quasi cinematografica, a tratti divertente e a tratti drammatica.

Da un rocambolesco vantaggio Viola che, per essere certificato, impiegò diversi minuti a far esultare la tifoseria di casa (e il VAR era lontano anni luce), ad un pareggio di quel talento cristallino di Cristiano Doni su un calcio piazzato, tirato, passeggiando con estrema non-chalance, sopra la barriera a foglia morta.

La gara continuò a ritmi elevati anche quando fu sancito il nuovo vantaggio dei padroni di casa con Vieri, al ritorno al calcio giocato, che sparò una cannonata con la testa all’incrocio dei pali, la specialità della casa. L’esultanza folle di un uomo che voleva sentirsi ancora calciatore sotto una curva impazzita.

La Fiorentina che continuava l’assalto alla porta avversaria divorandosi palle goal a raffica, con la Dea che sembrava dover capitolare da un momento all’altro ma che stoicamente resisteva anche in inferiorità numerica, complice l’espulsione di Carrozzieri ad inizio secondo tempo.

Poi giunse il minuto 86. Un contropiede nerazzurro, portato avanti senza neanche troppa convinzione, fece arrivare il pallone dalle parti di Zampagna Riccardo da Terni. Era stato una costante spina nel fianco delle mura Viola per tutto il match.

Fece scorrere e rimbalzare la sfera alla sua sinistra, coprendola con il fisico, e la colpì col destro di controbalzo, spalle alla porta, pareggiando la partita con un pallonetto no-look.

Zampagna Riccardo da Terni, che se fosse nato a Montevideo o Parigi, Rio o Madrid, probabilmente avrebbe avuto più spazio e occasioni nella sua accesa e sentita carriera.

Ma era nato in Umbria, cresciuto nell’Amerina e aveva percorso in lungo e largo l’Italia della provincia per un decennio, facendosi largo, di fisico e sportellata, tra arcigne difese, che nulla lasciavano alla tecnica e alla fantasia.

Ma lui non aveva mai rinunciato a quel calcio che ti fa innamorare. Quel calcio che ti fa correre per strada e dribblare anche i pali segnaletica. Quel calcio tatticamente ignorante ma che forgia l’istinto. Quello che gli permise, quel giorno a Firenze, di estrarre praticamente un coniglio dal cilindro.

Quel calcio, insomma, che i bambini di oggi dovrebbero conoscere prima di iscriversi ad una qualsiasi scuola-calcio, prima di trovarsi irretiti e illusi da giovani e rampanti mini-Raiola, gestiti male da impreparati e improvvisati, imberbi allenatori e montati come panna da genitori convinti di avere futuri fenomeni tra le mura domestiche.

Zampagna Riccardo da Terni che, da adolescente o poco più, lavorava in una tappezzeria per aiutare la famiglia, contemporaneamente all’impegno con l’Amerina, e che quell’anno in cui venne ingaggiato dalla Ternana, la squadra per cui tifava da piccolo, dopo il primo goal con i rosso-verdi corse sotto la “sua” curva per veder esultare i “suoi” amici di una vita, scorgendo il viso di suo cugino rigato da lacrime di gioia.

La magia di quel pomeriggio fiorentino gli valse il titolo di “Goal più bello dell’anno 2007” agli Oscar del Calcio serie A.

Zampagna Riccardo da Terni. Bomber di razza e giocatore tecnico e completo.

Zampagna Riccardo da Terni. Prima uomo e poi calciatore.

Auguri, Riccardo.