LEVA CALCISTICA ’68- Lo zingaro del gol

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Quel caffè alla Dolce Sosta me lo ricordo ancora.

Nei meandri della memoria, quella che si attiva senza selfie, emerge oggi il ricordo di un uomo dal sorriso dolce e la mente libera, gentile ed educato. Rispettoso anche di un giovanotto che lo avvicinava tra i tavolini del bar solo per ricordargli del gol segnato all’Italia dieci anni prima, in una finale per il terzo posto giocata nella terra dei Gauchos.

L’aria frizzante di Ischia bagnata dalla pioggia di inizio settembre e l’odore delle pinete umide rendeva il suo racconto simile ad una poesia. La fiondata di esterno sinistro dal limite dell’area che rendeva il tuffo di Zoff inutile.

“Il futbol e’ alegria!”

Già.

Spiegando, poi, l’effetto che i palloni prendevano se calciati in un modo che solo a Ipanema puoi, perché se la palla rimbalza sulla sabbia rischi di fare una figura veramente barbina. Ci si abituano da bambini a giocare in un certo modo a talune latitudini e ormai sono cento anni che sfornano talenti. Come il suo, quello di Jose’ Guimaraes Dirceu, un talento enorme e un sinistro che cantava.

In Italia, dopo l’esperienza spagnola all’Atletico Madrid, aveva fatto il giro della penisola giocando in tante squadre ma mai mettendo radici.

Lasciando in eredità, in compenso, una morale enorme ovunque andava: si poteva vivere il fotbal tranquillamente, senza stress, coma aveva deciso di fare lui, arrivando ad accettare un’esperienza ad Eboli, che certamente non era nel Gotha del calcio.

Oggi lo stadio della cittadina è intitolato a lui.

Oggi son trascorsi venticinque anni da quando un terribile incidente d’auto, a Rio de Janeiro, ce lo ha portato via.

Oggi riaffiora il ricordo di quel caffè Jose’, e quel quarto d’ora lo custodisco gelosamente nel mio cuore.

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