Walter Sabatini: il “genio del mercato” dai talenti improbabili

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Aleksandar Kolarov, Stephan Lichtsteiner, Mohamed Salah, Josiph Ilicic: si potrebbe stilare un elenco enorme dei talenti caduti nella tela del ragno di Walter Sabatini, il “genio del mercato” che da anni impreziosisce il campionato italiano con campioni da ogni parte del globo.

Ci sarebbe tanto da raccontare, di Walter Sabatini: un uomo di spessore, un personaggio a modo suo, una figura che va oltre il semplice ruolo calcistico ma che si espande in un contesto più lato. Ci soffermeremo, però, sulle gesta del talent scout, ripercorrendo quello che è stato il suo corso nel calcio italiano.

LE “OSSA”: LAZIO, TRIESTINA, AREZZO E PERUGIA

Sabatini non è il tipico DS, come se ne vedono oggi sulla piazza: s’è fatto le ossa, col tempo un nome, è cresciuto e migliorato nel tempo. Comincia alla Lazio, sotto la supervisione dell’allora responsabile tecnico Dossena. Il primo incarico da direttore sportivo lo ha però a Trieste, dove comincia a far conoscere il suo personale Mr. Hyde: prende, tra lo scetticismo generale di tutti, un giovanissimo Riccardo Zampagna. Giocherà ventinove gare, siglerà nove goal: non male, per un ventunenne prelevato dai dilettanti.

Dalla Triestina passa all’Arezzo, e poi al Perugia. La sua avventura in terra umbra però dura poco: viene squalificato, e quasi rischia la radiazione, per il tesseramento di un calciatore extracomunitario.

COLPI DI GENIO: LA PRIMA LAZIO DI LOTITO

Sabatini sconta la squalifica, ed al suo ritorno sulle scene è affiancato da un lauto contratto in Serie A: ad aspettarlo è Claudio Lotito, neopresidente della Lazio; vuole fondare una squadra capace di sfondare il panorama italiano, di ostacolare le grandi del momento.

In quattro anni di biancoceleste, in società arrivano Kolarov, Muslera, Lichtsteiner Radu. Quattro calciatori, due cose in comune: la prima, nessuno conosceva davvero le loro origini, perlopiù squadre sconosciute; la seconda: tutti e quattro furono attori protagonisti della cavalcata italiana del 2007, con i biancocelesti che si qualificano per la Champions League, la prima dell’era Lotito.

ALTRO GIRO, ALTRA CORSA: IL PALERMO DI SABATINI

Il due luglio del 2008, il Palermo comunica di aver ingaggiato Sabatini in sostituzione di Rino Foschi, che aveva lasciato il club. Intanto, l’attenzione del DS si sposta ad altri continenti: la globalizzazione ha fatto il suo corso, ora dialogare con l’altro capo del mondo è molto più semplice; gli occhi si spostano dall’est Europa all’Argentina, ma il canovaccio rimane lo stesso: calciatori sconosciuti ai più, con tanto da dimostrare e altrettanto da perdere.

In rosanero arrivano calciatori come Abel Hernandez e Javier Pastore, Mauricio Pinilla ma anche Josip Ilicic, Kamil Glik e un italianissimo Fabio Liverani – che terminerà la carriera proprio a Palermo. Acquisti importanti, che hanno fatto passare sottobanco alcuni flop, come Morganella o Rubinho.

Col Palermo Sabatini rischia quasi una seconda impresa, ovvero quella della Champions League. Ma i risultati del campo non appianano le difficoltà di rapporto – sempre turbolento – col presidente dei rosanero, Zamparini. Il due novembre del 2010 il DS lascia la propria carica per motivi strettamente personali. Suoi, ovviamente, e di Zamparini.

RITORNO IN CAPITALE: IL RAPPORTO TURBOLENTO CON LA ROMA

Sabatini torna nella Capitale, nel 2011, stavolta alla Roma. Un rapporto, quello coi giallorossi, durato sei anni, ma del quale entrambi portano ancora rimorsi e ferite.

Il lavoro del DS con la Lupa è stato di luci ed ombre: sarà il solito clima romano, sarà la voglia, costante, di prendere sempre campioni capaci di fare la differenza, ma sta di fatto che più volte Sabatini ebbe a che dire con tifosi e giornalisti. Gli anni della Roma si ricordano per acquisti da vero fuoriclasse, come quello di Marquinos, Lamela,  Salah, Benatia, Alisson, Manolas, Dzeko, Pjanic e Nainggolan; tanti, però, sono stati anche i soldi sprecati: acquisti piuttosto importanti come quello di Stekelenburg e Borriello non hanno raccolto i frutti sperati, e dei giovani arrivati in Capitale, durante l’era Sabatini, se ne salvano in pochi.

Un rapporto che termina, non senza polemiche, nel 2016, con un sibillino “Non posso fare più il mio calcio”, preludio di difficoltà più grandi, per la società capitolina. Rimarrà, al di là di molte critiche, l’affetto con i calciatori giallorossi, per cui Sabatini spenderà sempre parole di rilievo.

SABATINI OGGI: LA CINA, LA SAMP E LA NUOVA AVVENTURA A BOLOGNA

Gli anni dopo l’addio alla Roma sono stati piuttosto turbolenti, per Sabatini: viene ingaggiato come responsabile dell’area tecnica del Suning Sport Group, ma lascia il posto poco dopo; si verrà a sapere, una volta arrivato alla Sampdoria, di un esperienza non felice per lui – il coma, ndr – che lo ha segnato molto in quel periodo.

L’anno passato a Genova non ha dato molto rilievo all’estro del DS, culminato con lo screzio con Ferrero, dopo il quale lascia il proprio posto. Firma col Bologna nell’estate dell’anno scorso, pronto per cominciare una nuova avventura. Si apre, davanti a lui, la strada della gestione dell’area tecnica, sia quella del Bologna che del Montreal Impact, entrambe di proprietà del patron dei rossoblù Joey Saputo.

A Bologna Sabatini riscatta Orsolini dalla Juventus, prende Soriano e Sansone dal Villareal e fa tornare Medel dalla Turchia. Anche quest’anno, però, il colpo da considerare è un altro: quello di Takehiro Tomiyasu. Giapponese arrivato a fari spenti, s’è dato subito da fare arrivando a blindare il proprio posto nell’undici titolare di Mihajlovic – non uno con cui si può dialogare con toni pacati. Molti sono i club che hanno messo gli occhi sul ragazzo, ma il Bologna farà davvero di tutto per tenerlo con sé.

Certo è che, anche se dovesse partite, ci sarà chi riuscirà a sostituirlo a dovere. Del resto, con Sabatini si può star sicuri di una cosa: che il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

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