Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di SudTirol – Avellino
SudTirol – Avellino 0-1
L’Avellino è chiamato a riscattarsi. E lo fa da lupo, nel modo più identitario possibile. La location è perfetta, il clima anche. La squadra scende in campo compatta, feroce, affamata. Lasciamo il palleggio al SudTirol, lo aspettiamo nel suo errore, lo puniamo al primo affondo. Aggressività e cinismo: questa è la cifra della nostra partita.
Una grande prestazione del nostro portiere e una dose di fortuna tengono il risultato congelato fino all’ultimo secondo. Il “Druso” è sbancato. Gli epurati restano, gli infortunati pure. Ma i giovani, quelli reclamati dalla piazza, oggi si sono presi la scena (e forse la squadra). Non si torna più indietro.
C’è un luogo, però, in cui non perdiamo mai: gli spalti. Oltre mille cuori biancoverdi anche a Bolzano. Su quei gradoni dettiamo legge. Insegniamo all’Italia intera cosa significa tifare per la propria squadra del cuore ed essere legati alla propria terra. È un popolo che si muove. Che urla il proprio nome. Che vuole rappresentarsi. Che conosce appartenenza e dignità. Come veri lupi.
Le Pagelle dell’Avellino
Daffara – 7,5
Salva la partita in almeno tre occasioni. Reattivo, concentrato, finalmente sicuro anche in uscita. Una gara praticamente perfetta del nostro giovane portiere. Più cattivo, più incisivo. A guardia del risultato come un veterano.
Simic – 7
La difesa dell’Avellino mi ricorda i personaggi che compongono l’A-Team, il famoso telefilm americano deli anni ’80. Simic è il Colonnello John “Hannibal” Smith. Capo indiscusso del gruppo, brillante tattico e maestro dei travestimenti. A volte goleador, altre muro invalicabile. Il suo motto è: “Adoro i piani ben riusciti.”
Enrici – 6
Il nostro Templeton ‘Sberla’ Peck: elegante, pulito, ma ancora un passo indietro rispetto alle aspettative che ho su di lui. Gli anticipi e le preventive restano ancora materiale su cui studiare molto. Sta pagando il salto di categoria, ma il talento è reale. C’è ancora uno step da superare per passare da promessa a certezza. E noi saremo lì a vederlo crescere. Noi lo abbiamo sempre detto.
Fontanarosa – 6,5
Hannibal ha bisogno del suo Murdock, e oggi Fontanarosa interpreta il ruolo alla perfezione: coraggioso, istintivo, a tratti un po’ folle nelle chiusure, ma sempre efficace. Quando accelera, la difesa respira.
Cancellotti – 6
Quando ho letto il modulo e visto il suo nome come quinto, ho sorriso: i polmoni d’acciaio non li ha mai avuti, tanto meno oggi con 33 primavere sulle spalle. Il terzino però è il suo mestiere. Sopratutto se quel terzino è chiamato a salvaguardare la propria metà campo senza mai superarla.
Missori – 6
Meno brillante del solito: poche sgasate, pochi cross, meno iniziativa. Le potenzialità restano enormi, ma oggi è stato timido. Giornata interlocutoria.
Palmiero – 6
Partita ordinata. In cabina di comando smista palloni con intelligenza e dà equilibrio alla squadra finché le gambe lo sorreggono. Poi, minuto dopo minuto, la benzina cala e la sua lucidità con essa. La sostituzione sembrava inevitabile, quasi desiderata anche da lui. Forse qualche giornata di rifiato gli servirebbe davvero: per ritrovare freschezza, per ritrovare sé stesso… e per far respirare un po’ anche noi.
Sounas – 7
Demetrios è, ancora una volta, tra i migliori in campo. Lotta come un eroe spartano, ogni domenica con la stessa ferocia e la stessa disciplina.
“Quando il bambino nacque, come tutti gli spartani fu esaminato… gli insegnarono a non indietreggiare mai, a non arrendersi mai, gli insegnarono che la morte sul campo di battaglia al servizio di Sparta era la gloria più grande…”
Ecco, Sounas sembra uscito da quella stessa agoghé: determinazione cieca, coraggio puro, un soldato che non molla un centimetro. Un guerriero nel centrocampo biancoverde.
Palumbo – 8 (MVP)
A volte la piazza ci vede lungo. E Martin lo conferma con una partita semplicemente sontuosa. Un centrocampista totale, presente ovunque. Tocca ogni pallone possibile, interrompe le azioni avversarie, rilancia, verticalizza, si inserisce, imposta, calcia punizioni e serve assist che sembrano intagliati. A un certo punto sembrava che in campo ci fossero cinque Palumbo, materializzati da cinque universi paralleli, tutti impegnati a dominare il pomeriggio gelido del Druso.
Questa vittoria ha inciso sul marmo il suo nome e cognome. Ad imperitura memoria (dei più scettici).
Biasci – 6,5
Gol difficile, da attaccante vero: freddo, preciso, rapido. Poi tanta corsa, tanta quantità, tanti palloni giocati. È il più pericoloso dei nostri quando ripartiamo. Non sarà mai un bomber, lui fa solo goal importanti.
Tutino – 5,5
Maledetta condizione. La forma fisica è ancora un miraggio. Lontana, sfocata. Eppure la testa c’è: l’idea, l’istinto, quell’attitudine naturale a spaccare le difese avversarie riemerge a tratti da sotto la polvere. Ma i muscoli non seguono ancora il ritmo della mente, come se ci fosse un ritardo tra ciò che immagina e ciò che il corpo riesce a fare. Quando (e a questo punto se) testa e gambe torneranno a parlarsi, chissà, guarderemo Tutino con meno goliardia.
I Subentrati dell’Avellino
Crespi – 6,5
Avete presente quell’attaccante che sembra disegnato apposta per attirare calci, gomitate e tacchetti? Quello che ti fa innervosire solo a marcarlo? Ecco, vi presento Valerio Crespi. Romano, poco più che ventenne, e già capace di farsi odiare da ogni centrale che gli si para davanti.
Il suo superpotere è la perseveranza: combatte, rincorre, pressa, cade, si rialza e riparte come se nulla fosse. E arriverà, statene certi, la partita che lo consacrerà. Quando succederà, scenderò sotto la curva ad abbracciarlo.
Kumi – 6,5
Oggi aveva un ghigno particolare. Qualcuno deve avergli spiegato il significato di “cazzimma”. Peccato aver avuto solo uno scampolo di partita e poche azioni su cui fare progressione. Il campionato è ancora lungo, il suo momento arriverà.
Insigne – 6
Rientra dall’infortunio. Non è al top, e si vede, ma l’atteggiamento è quello giusto. Tornerà presto il solito Roberto.
Besaggio – 6
Pochi minuti, tanta sofferenza. Si allinea allo spirito del gruppo e tiene alta la concentrazione fino alla fine.
Gybuaa – 5,5
Non è semplice entrare negli ultimi minuti in una partita da difendere. Alcuni palloni persi di troppo, qualche esitazione. Serve più attenzione, ma non è una bocciatura.
(Foto: Depositphotos)
