Tempo di lettura: 2 minutiBari Spezia, pareidolia perfetta di una vittoria sognata che avrebbe potuto ridisegnare campionato e classifica degli
aquilotti.
La terza partita in sette giorni esige i cambi che già erano stati programmati nella partita scellerata contro il Feralpi.
Nagy e Cassata a centrocampo per dare solidità e consentire a Jagiello di poter accudire le punte. La mossa produce un discreto primo tempo, dove gli aquilotti si ricordano di tirare dalla distanza con buona efficacia.
Per poco Cassata non trova il jolly di giornata. Dietro Tanco e Hristov fanno buona guardia. Sulla sinistra Elia, uno dei pochi in grado di saltare l’avversario in velocità, ha come unico limite quello di non saper crossare di sinistro.
I suoi traversoni a rientrare risultano pertanto di facile lettura per Brenno e i difensori baresi.
La mancanza cronica di Reca e di un terzino sinistro di ruolo è il vero tallone d’Achille e il peccato originale di molti problemi dello Spezia di quest’anno.
Jagiello all’inizio ripresa pesca con lancio millimetrico l’inaspettato Mateju che sbuca alle spalle di tutti e segna da attaccante più che da difensore.
L’estasi dura pochi minuti purtroppo. Sibilli e una deviazione sfortunata di Hristov fanno apparire ortiche là dove qualche secondo c’erano margherite e violacciocche. Anche questa volta sulla ruota esce un bel diciassette. Siccome però la sfortuna ha sempre un cannocchiale al suo servizio, nel mirino finisce il povero Di Serio che esce per infortunio.
Falcinelli e Moro non aggiungono sale alla minestra che resta insipida e poco sazievole. Qualche ribaltamento di fronte, da entrambe le formazioni, dà solo l’illusione di poter vedere azioni fruttifere in termini di goal. Pareggio che alla fine serve solo al Bari.
Per lo Spezia, si profila un mini campionato in volata dove la priorità sarà evitare le ultime tre posizioni.
La matematica, che spesso inganna ed è menzognera, ci fa vedere una classifica cortissima, dove il paradiso e il purgatorio si sfiorano.
La prudenza, che è concreta e sa quello che conta, ci dice invece di concentrarsi su ogni piccolo passo per evitare di scivolare, come contro il Feralpi.