Napoli
Igor Protti, addio allo Zar: il calcio italiano perde un simbolo di coraggio e autenticità
Il calcio italiano piange Igor Protti, uno degli attaccanti più amati degli ultimi decenni. Lo Zar se n’è andato dopo una lunga battaglia contro un tumore al colon, affrontata con la stessa determinazione che aveva sempre mostrato sul terreno di gioco.
Avrebbe compiuto 59 anni a settembre, ma quella che lui stesso definiva “l’ospite sgradito” non gli ha lasciato scampo.
Negli ultimi mesi Protti aveva scelto di condividere pubblicamente il suo percorso, alternando momenti di speranza a inevitabili ricadute. Lo aveva fatto con la sincerità che lo ha sempre contraddistinto, senza mai nascondere la sofferenza, conquistando ancora una volta l’affetto di migliaia di tifosi in tutta Italia.
La battaglia contro la malattia
Quando annunciò la diagnosi, Igor Protti descrisse la sua sfida come una partita “iniziata sotto 3-0”. Una metafora perfetta per raccontare una lotta durissima, affrontata con dignità e forza d’animo fino all’ultimo giorno.
La malattia ha avuto il sopravvento, ma non è riuscita a cancellare l’immagine di un uomo capace di trasformare ogni difficoltà in un messaggio di speranza e resilienza.
Una carriera unica nella storia del calcio italiano
La carriera di Igor Protti parla da sola. Nato calcisticamente a Rimini, ha costruito il proprio percorso tra sacrificio, talento e una straordinaria capacità realizzativa.
Il suo nome resterà per sempre nella storia grazie a un primato difficilmente replicabile: è stato l’unico calciatore a conquistare il titolo di capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C.
Un record impreziosito da un’altra impresa destinata a rimanere negli annali: nel campionato 1995-96 si laureò capocannoniere della Serie A con la maglia del Bari, nonostante la retrocessione della squadra pugliese. Un risultato che testimonia il suo straordinario valore individuale.
Bari e Livorno, due città nel cuore
Se Bari rappresenta la consacrazione sportiva, è a Livorno che Igor Protti è diventato una vera e propria leggenda.
Arrivato nel 1999, ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più belle della storia amaranto, creando un legame indissolubile con la città e i suoi tifosi. Un rapporto che è proseguito anche dopo il ritiro dal calcio, trasformandolo in un simbolo non solo sportivo, ma anche umano.
Lo Zar era amato ben oltre le piazze in cui aveva giocato: la sua umiltà, il suo carattere schietto e la sua disponibilità lo hanno reso uno dei volti più rispettati del calcio italiano.
Gli ultimi riconoscimenti e il commovente messaggio alla figlia
Negli ultimi mesi della sua vita non sono mancati i riconoscimenti.
Nel dicembre 2025 aveva partecipato come tedoforo alla staffetta della fiamma olimpica di Milano-Cortina durante il suo passaggio a Livorno. Pochi giorni dopo, il 3 gennaio 2026, il Comune gli aveva conferito la Livornina d’Oro, la più alta onorificenza cittadina.
Tra gli ultimi momenti pubblici rimane anche quello che aveva emozionato l’intero Paese: nonostante la malattia, aveva accompagnato la figlia Noemi all’altare nel giorno del matrimonio.
Il messaggio rivolto agli sposi resta una delle sue ultime testimonianze d’amore:
“Che il mondo vi regali un mondo di serenità. Coltivate ogni giorno il vostro amore.”
Parole semplici, autentiche, nello stile che ha sempre caratterizzato Igor Protti.
L’eredità di un campione vero
Ci sono calciatori che si ricordano per i trofei e altri che entrano nel cuore delle persone. Igor Protti appartiene a questa seconda categoria.
Ha segnato centinaia di gol, ma soprattutto ha lasciato un esempio di correttezza, umiltà e coraggio. Dal calcio di provincia ai grandi palcoscenici, ha sempre affrontato ogni sfida senza mai perdere il contatto con la propria gente.
Il calcio italiano saluta uno dei suoi attaccanti più iconici, un uomo che ha saputo vincere molto dentro e fuori dal campo.
Buon viaggio, Igor. Lo Zar continuerà a vivere nei ricordi di chi ha avuto il privilegio di ammirarne i gol e, soprattutto, la straordinaria umanità.
(Foto: Depositphotos)
