NUMERO 14 – Faccia a faccia

Focus On Numero 14
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Tempo di lettura: 3 minuti

Rio de Janeiro, primavera 1979. In un elegante appartamento del quartiere di Copacabana due uomini stanno facendo conoscenza. Il primo è di colore, sulla quarantina, canta alcune canzoni popolari brasiliane accompagnandosi con la chitarra. Si scusa per la sua brutta voce, sorride al suo interlocutore. Che è un diciottenne riccioluto con l’aria di chi ha appena toccato il cielo con un dito. Edson Arantes Do Nascimento, per tutti Pelè, sa bene di essere sempre stato l’idolo di Diego Maradona. E adesso che sono faccia a faccia  fa di tutto per mettere a suo agio il giovane ed emozionato ammiratore.

Eroi d’infanzia

Non si smette mai di sognare. E uno dei sogni più ricorrenti di un ragazzo è quello di incontrare il proprio eroe. Stargli di fronte, ascoltare la sua voce, esprimergli la propria ammirazione. L’adolescente Diego Maradona non fa eccezione. Anche se è già un calciatore professionista, titolare dell’Argentinos Juniors e della nazionale argentina under 20, resta simile a tutti i suoi coetanei. E, come ognuno di loro, c’è una persona che vorrebbe conoscere a tutti i costi. Ne ha sentito parlare da quando ha iniziato a dare calci ad un pallone, essere paragonato a lui è il  miglior complimento che possa ricevere, aspira ad  essere il suo erede. Dal canto suo il campione brasiliano, ormai ritiratosi dall’attività, è più che disponibile ad un incontro. Non può più far parlare di sé per le sue gesta in campo, la parentesi nel calcio degli USA (cfr. “Un calcio alla grande Mela”) è stata solo una passerella ben retribuita, adesso è fondamentale curare le pubbliche relazioni per cercare di rimanere sulla cresta d’onda come personaggio se non come atleta. E farsi vedere con questo ragazzino che promette di emularlo è un ottimo investimento.

Appuntamento a Rio

Guillermo Blanco, un giornalista amico di Maradona, riceve l’incarico di organizzare l’incontro dei due campioni. Sponsor dell’operazione è il settimanale sportivo “El Grafico”: Blanco ha proposto l’idea al suo giornale presentandola come una sorta di investitura da parte del fuoriclasse carioca al suo successore. In redazione sono entusiasti dell’iniziativa, c’è solo da trovare il giorno adatto per conciliare gli impegni dei due. Alla fine si opta per un lunedì, appuntamento a Rio de Janeiro. Dall’aeroporto di Buenos Aires parte una piccola spedizione che comprende, oltre a Maradona e Blanco, anche l’agente del calciatore, Jorge Cyterszpiler (cfr. “Rappresento Maradona”) e suo padre, Diego Senior detto “Chitoro”. La mattina dopo Pelè riceve tutti nell’appartamento messo a disposizione da un amico. E’ cordiale ed affabile: abbraccia per primo Don Diego, si complimenta per il suo figliolo e gli augura ogni soddisfazione. Non si sottrae al rito degli autografi, mette la sua firma su varie magliette e palloni. E arriva subito il momento di mettersi a tavola.

Consigli da esperto

Non è solo questione di marketing, Pelè è davvero incuriosito dal ragazzo che pende dalle sue labbra. Ha già avuto modo di apprezzare il suo talento, vuole assicurarsi che cresca in parallelo con la sua maturazione come uomo. Si informa sui risultati della sua squadra, gli chiede se ha recuperato bene dall’ultimo infortunio, gli raccomanda di prendersi sempre cura del suo corpo. Diego rimane in silenzio, è troppo emozionato per parlare, preferisce ascoltare tutti i saggi consigli del suo idolo brasiliano. Che si può permettere di tutto, anche di essere indulgente sulle piccole marachelle del ragazzo, come il gol di mano segnato in una delle ultime partite, liquidato in fretta come “un problema dell’arbitro che l’ha convalidato”. E poi, ormai, è acqua passata. L’unica cosa che conta è il radioso futuro che attende Maradona. Sarà un idolo delle folle? Meraviglioso, argomenta Pelè, accetta gli applausi ma non vivere per gli applausi. Ti hanno appena proposto un contratto che non ti soddisfa? Ridiscutilo perché è tuo diritto lottare per quello che vali ma, una volta firmato non rilanciare mai. Perché la tua firma è la tua parola. Ti hanno prospettato un futuro nel calcio europeo? Pensa alla tua famiglia prima di prendere qualsiasi decisione.

Una medaglia come regalo

Il tempo è volato, è già arrivato il momento di salutarsi. Diego è raggiante, ha in testa tutte le emozioni di quella giornata, i consigli che ha ricevuto li ricorderà per tutta la vita. L’ultima foto della giornata la fanno sul balcone, sfruttando la luce limpida tropicale di mezzogiorno. Pelè insiste perché il suo giovane amico accetti da lui in regalo una speciale medaglia che hanno coniato apposta per il suo addio ai New York Cosmos. Maradona promette di conservarla con cura, per sempre. Sull’aereo che lo riportava in Argentina confidò al padre che quella era stata, finora, la sua più grande vittoria. Conoscere di persona il suo idolo era stata la Coppa del Mondo che non aveva potuto giocare.

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