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Argentina, l’irraggiungibile Maradona
“Ciò che non può essere raggiunto, a cui non si può arrivare: cime, vette, altezze i.; più spesso in senso fig., che non si può ottenere, realizzare: mèta, sogno, ideale irraggiungibile.”
Questa è la prima definizione che il vastissimo mondo di Google ci da quando cerchiamo il significato della parola “irraggiungibile”, ed è l’essenza dell’ormai leggendario confronto senza un’apparente risposta tra le due stelle più luminose della storia del calcio: Diego Armando Maradona e Lionel Messi.
Il dibattito è destinato a non finire mai. Ogni record infranto da Lionel Messi, ogni trofeo sollevato, ogni nuova impresa con la maglia dell’Argentina riporta inevitabilmente alla stessa domanda: chi è il più grande calciatore di tutti i tempi? Per molti la risposta è semplice e si chiama Lionel Messi, un campione che ha costruito una carriera praticamente perfetta, impreziosita da una quantità impressionante di gol, assist, Palloni d’Oro, campionati, Champions League e, dal 2022, anche dalla Coppa del Mondo.
Eppure, nonostante tutto questo, c’è una convinzione che continua a resistere al passare del tempo e all’evoluzione del calcio: Diego Armando Maradona resta un punto di riferimento irraggiungibile. Non perché abbia vinto più di Messi, né perché i suoi numeri siano superiori. La differenza sta in qualcosa che le statistiche non possono raccontare e che nessun database potrà mai misurare.
Maradona, molto più che un calciatore
Maradona ha giocato in un’epoca profondamente diversa da quella attuale. Negli anni Ottanta il calcio era infinitamente più duro, gli arbitri lasciavano correre interventi che oggi verrebbero puniti con espulsioni immediate e i fuoriclasse erano bersagli costanti dei difensori. Diego veniva colpito sistematicamente, spesso senza alcuna tutela, eppure continuava a dribblare, a rialzarsi e a decidere le partite con una naturalezza impressionante.
Era il giocatore più marcato, più provocato e più picchiato del campionato italiano, che all’epoca rappresentava senza alcun dubbio il torneo più competitivo e difficile del pianeta. È anche per questo che il confronto puramente statistico con Messi rischia di essere incompleto: cambiano il calcio, le regole, la preparazione atletica, la protezione arbitrale e perfino il modo di interpretare il gioco.
L’impresa che rende Maradona unico nella storia resta quella compiuta con il Napoli. Quando arrivò nell’estate del 1984, il club partenopeo era lontanissimo dall’élite del calcio europeo. La città era in ginocchio, il terremoto, l’emarginazione, la camorra, la costante sensazione di essere la suoletta sporca di uno stivale che alla punta lodava i grandi del Nord. Maradona arriva al Napoli trovando una squadra “operaia”, non brillante per cifra tecnica, che ballonzolava tra parte bassa della classifica e la retrocessione. Insomma la città aveva bisogno di un eroe. Un eroe argentino.
Dopo Barcellona, Diego Armando Maradona
Lo Scudetto sembrava un sogno proibito in un campionato dominato dalle grandi potenze economiche e sportive del Nord Italia. C’erano la Juventus di Platini, il Milan destinato a diventare una delle squadre più forti di sempre, l’Inter, la Roma e la Sampdoria dei grandi campioni. In quel contesto Diego riuscì a cambiare il destino non solo di una squadra, ma di un’intera città.
Guidò il Napoli alla conquista di due Scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una Coppa UEFA, trasformando una società che lottava per ritagliarsi uno spazio in Serie A in una leggenda del calcio mondiale.
Più che un capitano, era il cuore pulsante della squadra. Era il giocatore che accendeva la fantasia, che trascinava i compagni oltre i propri limiti e che convinceva un’intera tifoseria che nulla fosse impossibile. Ancora oggi, a distanza di decenni, quella viene considerata una delle più straordinarie imprese sportive mai realizzate da un singolo calciatore.
Largo Maradona, Santa Maria in Portico, Forcella, Scampia, Pignasecca, Via Toledo, San Gregorio Armeno e tutte le altre magnifiche strade della città sono essenza del Dieci, l’uomo inviato da Dio per incarnare lo spirito di una città croce e delizia per la sua condanna: quella di essere il più forte di sempre.
Confronto “Mondiale”
Poi c’è il Mondiale del 1986, probabilmente la più straordinaria manifestazione individuale mai disputata da un calciatore in una Coppa del Mondo. Maradona prese per mano l’Argentina e la condusse fino al titolo mondiale, segnando gol decisivi, distribuendo assist, dominando ogni partita con una superiorità tecnica e mentale impressionante.
Contro l’Inghilterra realizzò due delle reti più celebri della storia del calcio: la discussa “Mano de Dios” e il leggendario “Gol del Secolo”, un’azione che ancora oggi rappresenta una delle massime espressioni del talento individuale. In quel torneo Diego non fu semplicemente il migliore. Fu il simbolo stesso del calcio.
Ma forse la vera distanza tra Messi e Maradona va oltre il rettangolo di gioco. Messi è stato il professionista perfetto, l’atleta moderno, l’uomo dei record e della continuità. Maradona è diventato un fenomeno culturale.
A Napoli rappresentò il riscatto di un popolo che per anni aveva vissuto all’ombra del potere calcistico ed economico del Nord. In Argentina incarnò l’orgoglio nazionale, diventando un simbolo che travalicava il calcio. La sua figura entrò nella storia, nella musica, nell’arte, nella politica e nell’immaginario collettivo come pochi altri sportivi sono riusciti a fare.
Questo non significa sminuire Lionel Messi, che rimane uno dei più grandi calciatori mai esistiti e che, per molti, merita legittimamente il titolo di migliore della storia. Ma chi continua a considerare Maradona irraggiungibile lo fa perché vede in Diego qualcosa che va oltre i trofei, oltre i gol e oltre i record. Vede un uomo capace di cambiare il destino di una squadra, di una città e di un’intera nazione con il solo peso del proprio talento.
I numeri possono essere superati, i record possono cadere e le statistiche possono essere aggiornate. Ciò che Maradona ha rappresentato, invece, resta unico. Ed è proprio questa unicità, più ancora delle sue vittorie, il motivo per cui, a distanza di tanti anni, il suo nome continua a occupare un posto speciale nella storia del calcio e, per milioni di appassionati, resta ancora oggi il più grande di tutti.
(Foto DepositPhotos)
