Miriam Picchi: “Il mio sogno? Tornare in A con il Como Women” (ESCLUSIVA)

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Miriam Picchi, classe 1997, giovanissima esordiente in serie A con la Lazio, è stata – ed è tuttora – una giovane promessa del calcio femminile. Una centrocampista dinamica e dai piedi buoni che predilige sfornare assist alle compagne ma non disdegna la conclusione personale.

Miriam, gol-partita contro il Cittadella nella prima giornata, doppietta a Sassari. Come squadra, il colpaccio a San Marino. E’ cominciata bene la stagione.

“Sì, sono felicissima dell’avvio di stagione. Abbiamo affrontato formazioni forti e abbiamo imposto il nostro gioco cercando di mettere in campo  quello che lo staff ci chiede. Abbiamo fatto un piccolo passo falso contro il Brescia ma ci è servito da lezione e abbiamo continuato a lavorare come stiamo facendo serenamente per preparare al meglio partita dopo partita. Per quanto riguarda il mio avvio di stagione sono molto contenta ma lo devo alla squadra”.

Il Como Women di Stefano Verga è una società ambiziosa. Immagino che voglia puntare alla massima serie ma questa serie B in formato A2 è molto competitiva. Molte squadre puntano alla vittoria, a partire dalla sorpresa Chievo.

“È una serie B molto competitiva, con tante squadre forti e organizzate. Noi puntiamo a fare il nostro campionato, a giocare ogni partita come fosse una finale e cercare di crescere insieme aggiungendo ogni volta qualcosa in più alla nostra sintonia di squadra. Lavoriamo per  toglierci grandi soddisfazioni. Le avversarie sono molte e tutte ben attrezzate e credo che l’ultimo che mollerà avrà la meglio”.

Tornare in serie A, dove hai esordito a non ancora 15 anni con la Lazio e dove hai poi giocato da protagonista con la Res Roma è di certo il tuo obiettivo. Al Ravenna, dove hai giocato le ultime due stagioni scorse, non siete riuscite. Hai rimpianti per il biennio ravennate?

“A Ravenna sono stati due anni fantastici, ho conosciuto persone che sono rimaste nella mia vita e sono cresciuta come giocatrice. Nessun rimpianto alla fine il campo parla e dice sempre la verità, entrambi gli anni siamo arrivate dietro a formazioni più pronte e organizzate di noi per la massima serie quindi è stato giusto così”.

Facciamo qualche passo indietro. Hai giocato nella Nazionale Under 15 e sei stata convocata nell’Under 17. Ti è rimasto il sogno di tornare un giorno a vestire l’azzurro?

“Vestire la maglia azzurra è sempre un privilegio per chi ama questo sport. Io ho apprezzato tutti i momenti che ho vissuto in Nazionale e sì, sarebbe bello riuscire a tornarci un giorno”.

Nel tuo palmares figurano due scudetti Primavera e tre salvezze in A con la Res Roma. Cosa vorresti aggiungere alla tua bacheca?

“Gli anni con la Res sono stati indimenticabili. Ci siamo tolti tantissime soddisfazioni, oltre alle salvezze, gli scudetti con la Primavera sono un ricordo indelebile. Mi piacerebbe vincere il campionato di serie B”.

Tu giochi nella “terra di mezzo”,  sei un centrocampista. Come ti definisci tecnicamente e tatticamente?

“Sì, mi piace molto gestire la palla e smistarla ma preferisco fare l’ultimo passaggio per gli attaccanti. Penso di essere un giocatore dinamico e abbastanza bravo tecnicamente, mi piace molto giocare per la squadra e fraseggiare con le compagne ma anche recuperare i palloni e far respirare nei momenti di difficoltà”.

Come ti impiega in campo mister De la Fuente?

“Il mister mi sta insegnando molto, soprattutto su come comportarmi negli ultimi 30 metri. Siamo una squadra che sa cambiare al momento del bisogno e che fa delle rotazioni a centrocampo un’arma in più. Di solito gioco mezzala, a volte dietro le punte. Mi piacciono entrambi i ruoli, non ho preferenze”.

Chiudiamo con il calcio femminile e il suo percorso accidentato verso il professionismo. Al riguardo sei ottimista?

“Penso che il professionismo non solo ce lo meritiamo ma sia il momento migliore perché avvenga. Io personalmente sono ottimista, ho visto tanti passi avanti negli ultimi anni e se si persegue su questa strada si può solo andare avanti; non è facile e non tutti vogliono impegnarsi per ottenerlo ma c’è chi è attivo da tanti anni per tutelare i nostri diritti e un giorno o l’altro ce la faremo”.

Hai detto in passato che il tuo sogno è di vedere un giorno scritto il titolo di atleta nella tua carta di identità. Ti auguriamo che si avveri.

“Grazie a nome di tutte noi che pratichiamo questo sport con passione e sacrificio ogni giorno”.