Approfondimenti
SATYRIGOL – Senectus virtus non est
‘Senectus virtus non est’
Afferma un detto latino inventato quest’anno. Sta a significare che il tempo segue il suo corso e che spesso davanti agli ostacoli è necessario fermarsi. Il cammino vien da sé, ma bisogna anche sapere quando fermarsi. Di necessità virtù. Carpe Diem. E così via…
Parliamo certamente di uno dei più grandi nomi del calcio italiano e mondiale. Un campione del mondo, che ha sfiorato più volte anche la Champions League. Colui che ha fatto la storia della nostra nazionale e di una delle più grandi squadre di Torino. E non mi riferisco in alcun modo a Simone Barone. Parlo di qualcuno meno importante: Gianluigi Buffon.
Tornato per dar fastidio ai record di Maldini, dopo due anni è già pronto a fare le valigie. Tra Monza, Barcellona e chi più ne ha più ne metta, l’ormai ex – per fortuna – numero uno della nazionale non sa decisamente quando smettere. A 43 anni suonati crede ancora di saper proteggere sette metri di rete dai tiri degli avversari. Ma è più fuori contesto di Serse Cosmi in una sala di doppiaggio.
Ad ogni modo, i suoi numeri non sono niente male nonostante l’età. In due stagioni ha giocato 29 partite, subendo 21 goal e totalizzando 11 clean sheets in tutte le competizioni. La sua esperienza può certamente essere utile ad una squadra come il Monza che nonostante un buon mercato non ha superato i playoff.
Al contempo potrebbe essere anche una buona idea fermarsi qui, oggi. Consacrare un percorso incredibile come il suo nella squadra che lo ha reso ciò che è oggi. Buffon può ancora dare qualcosa? È una domanda che ad oggi non ha una risposta precisa. Forse la più adatta è: dipende.
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