ZONA CESARINI – Non toccate le “tribunette”

Focus On Roma Zona Cesarini
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PER FAVORE NON TOCCATE LE VECCHIETTE (1967)

Max Bialystock è un ex produttore teatrale di Broadway ormai in rovina; per racimolare i soldi per i suoi spettacoli è costretto a  sedurre abbienti vecchiette per convincerle a finanziarli. Un giorno si presenta il contabile Leo Bloom per una verifica fiscale. Il giovane, timido ed impacciato, scopre un “buco” contabile ma, implorato da Bialystock, decide di sorvolare; nello stesso tempo, però, si rende conto che, ipoteticamente, un produttore  potrebbe guadagnare di più da un fiasco che da uno spettacolo di successo, incassando molti soldi per la produzione e impiegandone effettivamente solo una minima parte, intascando in tal modo le restanti finanze, e non dovendo restituire che poco denaro, visti i bassi introiti, ai finanziatori. I due, divenuti soci, racimolano con il solito trucchetto ben 1.000.000 di dollari e si mettono alla ricerca del peggior copione in circolazione; lo spettacolo scelto è Primavera per Hitler (Springtime for Hitler nell’originale), scritta da un fervente reduce nazista, per “riabilitare” la figura del suo amato Führer. Per essere certi della malriuscita del progetto assumono il peggior regista sulla scena.

Capolavoro della commedia, Oscar a Mel Brooks per la sceneggiatura, se non lo avete visto mollate questo stucchevole articolo e accendete il DVD, se lo avete visto e non vi è piaciuto avete il Paradiso assicurato, poichè non ci sarebbe inferno abbastanza caldo per ospitarvi.

Cosa centra, di grazia, in questo contenitore sportivo? Boh, vediamo come al solito il vento dove ci porta.

TOR DI BALLE?

“Non sussistono più i presupposti per confermare l’interesse all’utilizzo dello stadio da realizzarsi nell’ambito dell’attuale progetto immobiliare relativo all’area di Tor Di Valle, essendo quest’ultimo divenuto di impossibile esecuzione. Il CDA dopo aver esaminato le analisi in merito alle condizioni finanziarie, economiche, giuridiche e fattuali del progetto e del relativo proponente, ha preso atto che tali condizioni impediscono di procedere ulteriormente. Tale decisione è stata presa dal CDA nell’interesse della Società, ricordando che la stessa sarebbe stata la mera utilizzatrice dell’impianto, ed è stata comunicata all’Amministrazione di Roma Capitale in data odierna”. 

Con questa nota (di cui faccio uno stralcio) la (nuova) AS Roma chiude l’affair Stadio a Tor di Valle, lasciando aperti però discorsi legati alla struttura in altri siti e ad altre condizioni.

Dopo quasi un decennio di parole, promesse e soldi spesi (si parla di 100 milioni solo per il progetto), si chiude l’ennesimo capitolo triste legato alla nostra città e all’impossibilità di costruire qualcosa di nuovo da oltre un secolo, quando sorse l’EUR nel ventennio fascista.

Non voglio soffermarmi sulle colpe delle tre ultime amministrazioni capitoline, coinvolte nel progetto, deputo ad altri analisi politiche e sarei volgare, invece voglio concentrarmi sul percorso che, a mio avviso, ha avuto la trattativa dall’inizio.

Unicredit dopo aver acquisito l’Ital Petroli di Sensi, per compensare i debiti, diviene gestore anche della A.S.Roma, subentrando alla figlia Rosella. Nel cercare un acquirente per il club, dopo aver scartato il magnate di Wind, Sawiris, il profilo cade su un gruppo bostoniano e, in vari passaggi (non ultimo il rubizzo amico intimo del Cardinale Law, Di Benedetto), arriva nelle mani di James Pallotta, il quale garantiva, secondo la banca, maggiori ritorni all’istituto.

E fin qui, con buona pace dei tifosi, nulla di male, tanto più che la grande promessa di Jim è lo stadio, nuovo, ipertecnologico, florido di vantaggi architettonici per la città etc etc. Di tal Pallotta si sa poco, si millanta la proprietà dei Celtics (di cui è tifosissimo), ma alla fine è solo un azionista, non compare su Forbes e l’unica evidenza finanziaria è il ristorante Nebo delle sorelle a Boston.

Ancora nulla di male, ma in verità più che un imprenditore, l’americano sembrava essere un legittimo procacciatore di fondi tra privati, per costituire società e business e questo farà, in ottica Stadio.

Arrivato a Roma, Pallotta si affida al famoso studio legale Tonucci (immaginiamo suggerito dalla banca) e la figura dell’Avv. Mauro Baldissoni diventa centrale nell’attività della nuova Holding e specificatamente nella vicenda stadio. Si “sceglie” l’area di Tor di Valle, abbandonata da anni col fallimento dell’Ippodromo. L’area è di “proprietà” di Eurnova, del Sig. Parnasi, acquistata dall’ex padrone dell’ippodromo, Papalia.

Parnasi è portato ancora dalla banca, che aveva un gigantesco credito da riscuotere. Sentite scricchiolare? Tranquilli, non è la Tribuna di Lafuente, passata all’improvviso da  condominium panteganis a patrimonio artistico tanto per dar noia.

Facendo finta che l’acquisto di Parnasi fosse regolare, pur apprendendo dai giornali che Papalia, debitore per circa 100 milioni presso vari istituti, non sembrava poter vendere proprio nulla,  sinceramente uno pensa…”Piacere, Antonio Di Valle“…

Ma se Pallotta avesse chiesto a un cittadino di medio bassa istruzione e ceto, se fosse il caso di infilarsi in un ginepraio con determinate persone, tutto sommato note in città…senza essere economisti o giudici gli si sarebbe consigliato di desistere, Roma è un paese in cui tutti sanno tutto, almeno un pò, quindi figurarsi se non dovrebbe saperlo un prestigioso studio legale.

Riesco quasi ad immaginare la sorpresa di Jim all’apprendere dei vari arresti nel giugno 2018 di Parnasi e politici comunali compiacenti…vien da pensare “ora entra da Tonucci, appende Baldissoni per i piedi fuori dalla finestra stile Un Pesce di nome Wanda, elencandogli le proprie incompetenze, i soldi buttati e la figura di sterco fatta”. No, Pallotta va avanti, Baldissoni diventa anche Vice Presidente e si intensificano i colloqui col Comune. Pallotta a Roma non si vedeva dal famoso 28 Maggio 2017 e non lo si vedrà più.

Più o meno ad Ottobre 2017 la sindaca Raggi in una breve conferenza certifica, semplificando, che per il Comune domani si può mettere la prima pietra. “Domani?” “Sì, domani” “Domani domani?” “Eh” “Vabbè…allora…domani” “Sì, ma co quali sordi?” “Quelli de Zi Arduino”

Questo “domani” non arriva mai e ci si domanda se negli anni precedenti, questi famosi fondi, qualcuno li abbia raccolti.

Nel frattempo la Roma squadra va benino, in termini di incassi coi piazzamenti e con le remunerative plusvalenze, spesso però azzerate da acquisti esosi e contratti monstre per giocatori normali e Pallotta, stanco, vende una Roma seconda per debiti con le banche (un debito cento volte superiore a quello di Sensi) e oggi apprendiamo che il progetto stadio va abbandonato e i soldi spesi buttati (tra l’altro Eurnova vorrebbe fare causa, ma la sezione comica un’altra volta).

Se vogliamo possiamo guarnire il tutto con situazioni spot per rendere il musical più “colorato”: potrei accennare all’accordo (scritto) con lo sceicco Al Qaddumi, eccentrico rampollo di non ricordo quale Scià, che viveva a Perugia, si faceva intervistare col tutone della Roma…eccentrico sì, soprattutto in bolletta e nessuno ha controllato. D’altra parte, come non fidarsi di un arabo col tutone, presentato dall’ex Juve, Michele Padovano, arrestato vari anni prima in una maxi operazione antidroga da 14 milioni di euro? Intanto firmiamo, poi casomai facciamo le verifiche…

Lasciamo stare il ruolo ambiguo di “consigliere” del Cardinal Richelieu o “Testa bianca” da Londra, le video call del presidente in camiciona a quadri, dal retro ristorante di Boston con i boccioni di acqua dietro (sembrava un “rider” di Just Eat con tutto il rispetto)…insomma sorgevano dubbi su chi comandasse in effetti.

Andando al succo, andrebbe dedotto che Unicredit non sa fare l suo lavoro, il povero Pallotta, non me ne voglia, non fosse competente come imprenditore etc etc. Eppure eppure io agli scemi non credo a questi livelli, tra l’altro la Roma in quella situazione ha trovato un compratore…

Insomma, sicuro è una storia molto banale di rischio d’impresa andato male, eppure io alla notizia dello stop, ho cominciato a canticchiare “Springtime for Hitler”…

lo sa il cielo perchè ho ancora in testa questo motivetto…