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Dopo un attenta analisi sul profilo di Vincenzo Italiano, passiamo al secondo forte candidato alla prestigiosa panchina del Napoli. Come già anticipato, la piazza partenopea abituata al fine spettacolo del calcio proposto negli anni da gente come Maurizio Sarri e Luciano Spalletti non sembra digerire con facilità il nome di Massimiliano Allegri come prossimo allenatore.

Ci sono svariati motivi che possono confermare il sentiment della calda piazza partenopea ed altrettanti che possano smentirli, uno su tutti è sicuramente all’estrema capacità imprenditoriale di chi fa le scelte in casa partenopea come il Presidente Aurelio De Laurentiis e dai suoi più stretti collaboratori Giovanni Manna ed Andrea Chiavelli in testa.

Andiamo più nel dettaglio del possibile credo tattico dell’allenatore livornese.

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MASSIMILIANO ALLEGRI – L’eventuale arrivo di Massimiliano Allegri sulla panchina del Napoli rappresenterebbe una svolta profonda rispetto alle idee offensive e ultra-aggressive viste negli ultimi anni. Più che un cambiamento di modulo, sarebbe una trasformazione culturale: meno ricerca ossessiva del dominio del gioco, più attenzione agli equilibri, alla gestione dei momenti della partita e all’efficacia dei singoli.

Allegri è da sempre un allenatore pragmatico. Non costruisce le sue squadre attorno a un sistema rigido, ma attorno alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Ed è proprio questo uno degli aspetti che renderebbe il Napoli una rosa molto interessante per il tecnico livornese. Gli azzurri possiedono qualità tecnica, esperienza internazionale e una struttura già pronta per competere ad alto livello senza necessità di rivoluzioni radicali.

Dal punto di vista tattico, Allegri potrebbe partire da un 4-3-3 molto più equilibrato rispetto a quello offensivo immaginato da altri allenatori. In alcune partite, però, il sistema potrebbe facilmente trasformarsi in un 4-2-3-1 o persino in un 3-5-2 ibrido, soluzione che Allegri ha spesso utilizzato nel corso della sua carriera per aumentare solidità e controllo.

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La costruzione dal basso non sarebbe una priorità assoluta. Allegri non ama il possesso sterile e raramente chiede ai suoi difensori di rischiare continuamente l’uscita palla sotto pressione. Il Napoli diventerebbe una squadra più verticale e diretta, capace di alternare momenti di pressione ad altri di gestione più attendista. In questo contesto, Meret (o Milinkovic Savic) verrebbe protetto maggiormente rispetto a sistemi che richiedono una partecipazione costante del portiere alla manovra.

La difesa sarebbe probabilmente il primo reparto a beneficiare dell’organizzazione allegriana. Buongiorno diventerebbe il leader ideale di una linea più prudente ma estremamente aggressiva nelle letture difensive, mentre Rrahmani garantirebbe esperienza e attenzione posizionale. Allegri chiederebbe ai terzini meno spinta simultanea e maggiore equilibrio: Di Lorenzo resterebbe importante nella costruzione offensiva, ma con compiti più controllati rispetto a un sistema ultra-offensivo.

Il centrocampo rappresenterebbe il cuore strategico del Napoli di Allegri. Lobotka continuerebbe ad avere un ruolo centrale, ma con meno responsabilità nella gestione continua del possesso. Lo slovacco diventerebbe soprattutto il giocatore incaricato di dare ordine e ritmo nei momenti chiave della gara. Accanto a lui, McTominay assumerebbe un’importanza enorme: corsa, inserimenti, fisicità e capacità di rompere gli equilibri sono qualità che Allegri ha sempre apprezzato nei suoi centrocampisti.

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L’eventuale presenza di Kevin De Bruyne aprirebbe scenari ancora più interessanti. Allegri storicamente ama costruire sistemi che liberino il talento creativo dei suoi uomini migliori, e il belga potrebbe diventare il vero centro tecnico della squadra. Non necessariamente una mezzala pura, ma una figura libera di muoversi tra le linee, gestire gli ultimi trenta metri e decidere il ritmo offensivo della squadra.

Sugli esterni, il Napoli sarebbe probabilmente meno frenetico ma più cinico. Politano potrebbe diventare un esterno di grande equilibrio tattico, prezioso nel sacrificio difensivo oltre che nella rifinitura offensiva. Neres e Noa Lang, invece, rappresenterebbero le principali fonti di imprevedibilità: Allegri ama lasciare libertà agli uomini offensivi capaci di decidere le partite individualmente, senza però vincolarli a continui meccanismi di pressione organizzata.

Il centravanti sarebbe il punto di riferimento assoluto del sistema. Ed è proprio qui che Hojlund potrebbe tornare centrale. A differenza di allenatori che chiedono mobilità continua e pressing feroce, Allegri valorizza molto gli attaccanti capaci di far salire la squadra, occupare l’area e diventare riferimento fisico e tecnico. Il danese, in questo contesto, potrebbe ritrovare una dimensione ideale, diventando il terminale offensivo principale di una squadra più ragionata e concreta.

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Con Allegri il Napoli perderebbe parte della sua aggressività costante, ma guadagnerebbe probabilmente in gestione emotiva e solidità competitiva. Le sue squadre raramente si disuniscono, sanno adattarsi ai diversi momenti della gara e hanno una grande capacità di sopravvivere anche nelle serate meno brillanti.

Il vero Napoli di Allegri, però, nascerebbe soprattutto nella mentalità. Meno estetica e più risultato. Meno ossessione per il controllo totale del gioco e maggiore attenzione all’efficacia. Una squadra capace di colpire nei momenti decisivi, gestire le pressioni e affrontare le grandi competizioni con maturità tattica. Ed è forse proprio questo l’aspetto che renderebbe il matrimonio tra Allegri e il Napoli tanto discusso quanto potenzialmente vincente.

(Foto DepositPhotos)

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