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Napoli, il nuovo allenatore potrebbe essere…Italiano

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Italiano Bologna
Tempo di lettura: 4 minuti

In casa Napoli continua la caccia al nuovo allenatore che prenderà il posto lasciato libero da Antonio Conte. Le trattative proseguono serrate, i colloqui si susseguono in una Roma sempre più rovente, la rosa dei nomi porta soltanto due nominativi quello di Vincenzo Italiano e Massimiliano Allegri.

I vicoli del capoluogo partenopeo sono sempre molto vivaci soprattutto quando si parla della squadra del cuore, dopo un iniziale “depressione” data dall’addio del tecnico salentino, ma nessun nome sembra sia all’altezza del recente passato azzurro, soprattutto per quanto riguarda l’ex tecnico di Milan e Juventus, reduce dalla fallimentare stagione in rossonero.

Il nuovo Napoli di Italiano

Ma andiamo per gradi: il favorito per sedere sulla scottante panchina azzurra sembra essere l’attuale tecnico del Bologna Vincenzo Italiano, nome che da sempre stuzzica il geniale intuito del presidente azzurro.

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Il gradimento non è di recente scoperta, sia dai tempi dello Spezia in maniera formale, sia dopo la trionfale stagione culminata con la vittoria del campionato nella stagione 22/23, il numero uno del club azzurro aveva sondatole disponibilità del tecnico nativo di Kalshrue (Germania) per sostituire uno “stanchissimo” Luciano Spalletti, ricevendo un secco no dalla Fiorentina che non fu disposta a privarsi del suo condottiero che per ben due volte ha portato la viola in finale di Conference League.

Ma come si dice: “ciò che è destinato a te troverà il modo di trovarti”, e pare che i destini di Italiano e degli azzurri siano ancora destinati ad incontrarsi…forse.

MODULO E STILE DI GIOCO – Vincenzo Italiano è uno degli allenatori che meglio rappresentano il calcio moderno in Serie A: intensità, aggressività e ricerca continua del dominio territoriale. Il suo credo tattico si è consolidato tra Spezia, Fiorentina e Bologna, mantenendo sempre alcuni principi fissi: pressing alto, costruzione dal basso e verticalità immediata.

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Il modulo di riferimento è il 4-3-3, sistema che Italiano considera ideale per occupare il campo in ampiezza e creare superiorità sulle fasce. In fase di possesso, però, la struttura cambia spesso: la squadra può trasformarsi in un 2-3-2-3 oppure in un 4-2-3-1, con una mezzala che si alza tra le linee per accompagnare la punta.

Uno dei cardini del suo gioco è la costruzione dal basso. I centrali difensivi e il mediano partecipano attivamente all’impostazione, cercando di attirare il pressing avversario per poi liberare spazi alle spalle della prima linea di pressione. I terzini restano molto larghi e alti, mentre le mezzali si muovono continuamente per offrire linee di passaggio e creare rotazioni.

In fase offensiva, le corsie laterali hanno un’importanza fondamentale. Gran parte delle azioni nasce sugli esterni, dove ali, terzini e mezzali combinano rapidamente con triangolazioni, sovrapposizioni e cambi di posizione. L’obiettivo è arrivare velocemente negli ultimi trenta metri e riempire l’area con più uomini possibile.

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Anche senza palla, le squadre di Italiano mantengono un’identità molto riconoscibile. Il pressing è aggressivo, orientato sull’uomo e portato molto in alto, con la linea difensiva che accompagna costantemente la squadra per mantenere le distanze corte. La riaggressione immediata dopo la perdita del pallone è un altro principio chiave: recuperare subito il possesso serve sia a difendere sia a continuare ad attaccare.

Questo stile comporta anche alcuni rischi. Le squadre di Italiano devono correre molto e mantenere altissima concentrazione tattica: se il pressing viene superato, possono concedere spazi importanti alle spalle della difesa. Proprio per questo, i suoi sistemi richiedono giocatori dinamici, tecnici e capaci di interpretare diverse situazioni di gioco.

IL SUO IPOTETICO NAPOLI – La rosa attuale del Napoli, per caratteristiche tecniche e atletiche, sembra però possedere molti degli elementi ideali per sposare il credo calcistico dell’attuale allenatore del Bologna. Italiano costruisce le proprie squadre attorno a un 4-3-3 estremamente dinamico, capace di trasformarsi continuamente durante la partita. In fase offensiva il sistema diventa spesso un 2-3-5, con i terzini molto alti, le mezzali aggressive negli inserimenti e gli esterni chiamati a creare superiorità numerica negli uno contro uno.

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Uno dei pilastri del suo calcio è la costruzione dal basso. Ed è proprio qui che il Napoli avrebbe probabilmente uno dei vantaggi più importanti. Stanislav Lobotka diventerebbe il fulcro assoluto della manovra: il regista slovacco possiede infatti tutte le qualità richieste da Italiano, dalla gestione del possesso sotto pressione alla capacità di verticalizzare rapidamente il gioco. Attorno a lui, il dinamismo di McTominay garantirebbe inserimenti continui e pressione feroce in fase di non possesso, mentre un giocatore come Kevin De Bruyne rappresenterebbe probabilmente il perfetto interprete della mezzala creativa immaginata dal tecnico.

Anche sugli esterni il Napoli sembra costruito per questo tipo di calcio. Politano potrebbe agire da ala ibrida, entrando dentro al campo per dialogare con Di Lorenzo e liberare spazio sulla fascia, mentre giocatori come Neres o Noa Lang sarebbero perfetti per interpretare il calcio verticale e aggressivo richiesto da Italiano.

L’allenatore ama ali capaci di saltare l’uomo, accelerare immediatamente la manovra e attaccare l’area senza paura. In questo contesto, Neres potrebbe persino diventare uno dei simboli del nuovo Napoli, grazie alla sua imprevedibilità negli ultimi metri.

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Anche la linea difensiva avrebbe compiti molto diversi rispetto al recente passato. Buongiorno, per aggressività e capacità di conduzione, sarebbe probabilmente il difensore ideale per guidare una retroguardia alta e coraggiosa. Accanto a lui, Beukema o Rrahmani dovrebbero garantire pulizia tecnica e attenzione nelle uscite preventive, fondamentali in un sistema che vive costantemente in avanti.

Il vero interrogativo riguarderebbe invece il centravanti. Vincenzo Italiano predilige punte mobili, dinamiche e molto partecipative nella pressione offensiva. In questo senso, un attaccante come Højlund sembrerebbe quasi perfetto per il suo sistema: attacco della profondità, corsa continua e aggressività senza palla. Diverso il discorso per Lukaku, che pur garantendo forza fisica e peso offensivo richiederebbe un adattamento tattico più significativo, soprattutto nei meccanismi di pressing ultra-offensivo.

Senza dimenticare che il presidente azzurro chiederà di rivalorizzare Lorenzo Lucca, dopo un investimento di ben trentacinque milioni voluto da Antonio Conte, che non ha dato i frutti sperati.

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Con Italiano il Napoli diventerebbe una squadra molto più verticale e dominante territorialmente. Gli azzurri cercherebbero costantemente di recuperare il pallone nella metà campo avversaria, mantenendo ritmi alti e una pressione continua. Sarebbe un calcio più spettacolare, più offensivo e probabilmente anche più rischioso. Le squadre del tecnico siciliano, infatti, concedono inevitabilmente qualcosa quando il pressing viene superato, esponendosi a transizioni pericolose.

Ma è proprio qui che emerge la sensazione più interessante: l’attuale Napoli sembra avere uomini molto più adatti a un calcio di iniziativa che a un sistema attendista. Tecnica, corsa e qualità negli spazi stretti sono caratteristiche diffuse in quasi tutta la rosa azzurra. Ed è per questo che, almeno dal punto di vista tattico, l’eventuale arrivo di Vincenzo Italiano potrebbe rappresentare una delle evoluzioni più naturali e intriganti per il futuro del Napoli.

Sperando che almeno lui riesca a “resistere” al tossico ambiente partenopeo e che non lo induca a lasciare la barca prima del tempo.

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(Foto DepositPhotos)

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