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ANCHE MENO: Le pagelle di Virtus Entella – Avellino 1–2

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Ballardini
Tempo di lettura: 5 minuti

Virtus Entella – Avellino 1–2

Il calcio è uno sport imprevedibile. Eppure, perfino nel calcio esistono delle certezze. E questa sera una certezza dalla Liguria ce la portiamo a casa: l’Avellino è superiore a questa Virtus Entella.

Lo è per qualità e profondità della rosa, per chi siede in panchina, per la solidità della proprietà, ma soprattutto, per i tifosi. Ancora una volta una trasferta in un campo dall’apparenza di categoria inferiore, dove il rumore del pubblico appartiene quasi esclusivamente alle ugole dei supporter biancoverdi.

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Campi così, dopo tanti anni passati laggiù, all’inferno della C, ne abbiamo espugnati più di uno. Stadi piccoli, tribune basse, fari freddi e vento che arriva dal mare o dalla campagna. Campi dove il calcio è più battaglia che spettacolo e dove spesso l’unico rumore che si sente è quello dei nostri tifosi.

Luoghi in cui abbiamo imparato a soffrire, a sporcarci le mani e a portare via punti con il coltello tra i denti. Vinciamo perché siamo più forti, perché siamo messi meglio in campo e perché abbiamo individualità che, ciclicamente, salgono in cattedra. Questa volta è il turno di Russo e Cancellotti, di gran lunga tra i migliori nelle ultime giornate.

Tre punti che ci spingono appena fuori dalla zona calda. Ma attenzione: non è finita. Manca l’ultimo sprint finale e non bisogna abbassare la guardia.
La Serie B è talmente strana che, se inizi a vincere, chissà dove puoi arrivare. Anche perché, là davanti, qualche stella cadente sembra aver iniziato a consumare la propria parabola.

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Per aspera ad astra.

Le Pagelle dell’Avellino

Daffara – 5,5

Non c’è niente da fare, quando iniziano a circolare voci di mercato o spifferi di convocazioni in nazionale, ai giovani portieri le gambe tremano sempre un po’. La sua è una partita goffa e nervosa: incerto nelle uscite, poco sicuro negli interventi e spesso in ritardo nelle letture. Riesce però a rimettere parzialmente in piedi la prestazione con un paio di buone parate che evitano guai peggiori. La gestione della pressione è una tappa inevitabile nel percorso di crescita di ogni portiere.

Cancellotti – 8

La leggenda narra di un giovane terzino votato ai compiti di copertura, cavaliere silenzioso della propria metà campo, fedele alla consegna: non oltrepassare mai la linea del centrocampo avversario. Ma come accade nelle migliori storie, arriva sempre il momento in cui l’eroe è chiamato a qualcosa di più. Costretto dagli eventi, il nostro cavaliere varca quel confine proibito e, una volta entrato nella terra nemica, inizia a distribuire cross e ad accompagnare la trama offensiva. Ma poi succede che il destinopensi a qualcosa in più per lui. La spada nella roccia. Il gol di rapina. E lì, nell’esultanza, non c’è soltanto la squadra ad abbracciarlo, c’è un popolo intero che lo consacra re dello spogliatoio. Cancelot, e i cavalieri della palla rotonda.

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Sala – 6

Guardando la rosa, l’unico davvero insostituibile sembra essere lui. Arrivato ancor prima dell’inizio del mercato invernale per colmare un vuoto, è diventato presto perno stabile della fascia sinistra, amministrata con grande applicazione. Ora però le forze iniziano a calare. L’atleticità non è più quella di qualche settimana fa e l’infortunio di Reale complica i piani. Serviranno soluzioni creative per concedere al nostro terzino un necessario pit-stop.

Izzo – 6,5

Le salvezze delle squadre di Ballardini passano sempre da una fase difensiva collaudata. I centrali della sua difesa li vuole così: cagnacci disciplinati alle sue regole. Due sgherri armati incaricati di compiere soprusi sugli attaccanti avversari. Due assassini freddi, inviati a intimidire chiunque osi avvicinarsi alla nostra area. Izzo è il capo dei Bravi, l’esecutore dei mandati più delicati: il rapimento di Cuppone e la tentata gambizzazione di Tiritello. “Sta mano po’ esse fero e po’ esse piuma. Oggi è stata piuma. Il Griso.

Simic – 6,5

L’altro bravo è lui. Uno dei migliori sgherri di Don Ballardigo. Uomo d’ordine incaricato di mantenere la pace nel territorio dell’area di rigore con metodi non sempre ortodossi. Lo Sfregiato.

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Palmiero – 6,5

Ecce Homo. “Ecco l’uomo”, disse Ponzio Pilato mostrando alla folla il Cristo flagellato, coronato di spine e avvolto in un mantello di porpora. Un’immagine che nell’arte cristiana è diventata simbolo della sofferenza umana: l’uomo esposto al giudizio del mondo, ferito ma ancora in piedi.

Palmiero, nel suo piccolo campo di battaglia calcistico, interpreta qualcosa di simile. Sta lì in mezzo, prende colpi, ne restituisce qualcuno quando serve, assorbe il caos della partita e prova a rimettere ordine. Non fa nulla di appariscente, ma tiene insieme i fili della squadra e fa girare il gioco con pazienza e disciplina. Oggi è una di quelle giornate in cui il suo lavoro non si discute.

Besaggio – 6

Non sarà ricordata come la sua miglior partita. Quando il tasso tecnico si abbassa e la gara diventa lotta di muscoli e posizionamento, le sue qualità emergono meno. I suoi piedini educati faticano a trovare spazio nelle trame nevrotiche di una partita giocata più con foga che con lucidità. Lost in Translation.

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Sounas – 7,5

Prende botte, si rialza e continua a correre come se niente fosse. Incassa, restituisce, riparte. Sempre nel vivo della partita, sempre dentro ogni contrasto, ogni rimbalzo, ogni seconda palla. Non è il più elegante in campo, ma è quello che tiene acceso il motore quando la gara si sporca e diventa battaglia. Energia pura, agonismo continuo, Uomo ovunque.

Palumbo – 7

Il ruolo di finto trequartista ormai gli sta stretto. Martin gioca a ridosso delle punte con qualità, passaggi raffinati e scambi rapidi che hanno creato più di un grattacapo alla difesa dell’Entella. Sforna anche l’ennesimo assist stagionale con uno splendido corner. Non fa rumore, non cerca la giocata plateale, ma lascia sempre un segno nella partita. Uno di quelli che, se gira lui, gira tutta la squadra.

Russo – 8 (MVP)

«Stopp e piett e tiro a volo…te ricuord a Raffaele Russo?» In conferenza stampa prepartita, Ballardini ha raccontato che i medici considerano Russo un giocatore da trenta minuti a partita. Un attaccante da gestire, da centellinare. Ma Ballardini non è uno che ascolta troppo i bollettini clinici. Lui annusa qualcosa che nei dati scientifici non entra: la motivazione. E quando un attaccante sente il momento, quando la testa corre più veloce delle gambe, può succedere di tutto. A gennaio non è arrivato il centravanti di peso che molti si aspettavano. Per questo serviva l’esplosione di qualcuno. Non per caso, ma per necessità. Russo ha raccolto il segnale e lo ha trasformato in prestazione. Dentro la partita dal primo all’ultimo minuto, sempre pericoloso, sempre nel vivo dell’azione. Attacca lo spazio, pressa, calcia, si fa sentire. Gioca con quella fame che spesso separa i buoni giocatori da quelli decisivi. Partita da incorniciare. E la sensazione è che questa storia non sia ancora finita. To be continued…

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Tutino – 6,5

Prima di dedicarsi completamente al calcio, Gennaro da bambino ha studiato danza classica. E qualcosa si vede ancora oggi: nell’eleganza con cui attacca la profondità senza prendere mai la palla, nei salti per spizzare di testa, nelle cadute sinuose sull’erba. Non ha fatto praticamente nulla neanche oggi. Ma almeno oggi, l’ha fatto bene.

I Subentrati dell’Avellino

Le Borgne – 5,5

Le forze fresche dalla panchina oggi non reggono il confronto con i titolari. Il francesino entra con entusiasmo e voglia di spaccare il mondo, ma a parte qualche tibia malcapitata colpita per strada, poco altro.

Kumi – 5,5

Entra spaesato e con una forma atletica discutibile. Qualche errore difensivo nel finale, ma sfiora il terzo gol negli ultimi minuti e salva parzialmente la serata.

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Biasci – 5

Venti minuti impalpabili. Come se non fosse mai entrato.

Insigne – 5

Si scalda per venti minuti con lo sguardo di chi sa esattamente cosa fare. Poi entra e rincorre la palla come ad acchiapparello a una festa di bambini di cinque anni. Non la tocca praticamente mai.

Milani – 6

Pochi minuti per far rifiatare Sala e dare ordine alla difesa. Non sbaglia nulla e non butta via palloni. Missione compiuta.

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(Foto: DepositPhotos)

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