Napoli
Napoli, la resa dei Cont…e
La quattordicesima giornata di Serie A (non ancora finita) ci consegna uno scenario inaspettato per molti soltanto un mese fa. Il Napoli di Antonio Conte è primo in classifica in attesa del match del Milan contro il Torino, ed è uscito indenne da un ciclo di partite che suonavano tanto come un dentro o fuori per il prosieguo della stagione.
Facciamo un passo indietro…
Gli azzurri vincono contro il Lecce e pareggiano in casa contro il Como. La squadra azzurra non entusiasma per gioco e produzione offensiva, sembra bloccata, svogliata e poco disponibile a seguire i dettami dell’allenatore pugliese.
Gli spifferi di insoddisfazione escono dallo spogliatoio e gli avvoltoi giornalisti napoletani e non solo, come spesso accade, cominciano a costruirci trame da soap opera cilena.
Si arriva a Bologna, dopo uno scialbo zero a zero in Champions League contro l’Eintracht Francoforte, tra la curiosità di vedere una reazione o una disfatta. Gli azzurri durano trenta minuti, perdono la bussola sotto i colpi del Bologna, che nonostante abbia avuto due giorni in meno per recuperare dagli impegni europei appaiono estremamente più freschi e in condizione degli azzurri.
Vittoria schiacciante per il Bologna e crisi aperta. Conte in barba a qualsiasi contegno va in conferenza stampa e attacca tutti, squadra e ambiente partenopeo usando parole ed espressioni utilizzate quando allenava il Tottenham.
I troppi infortuni, il suo integralismo forse non sono stati accolti favorevolmente dai nuovi acquisti che, fino a quel momento non avevano dato il giusto contributo alla causa partenopea anteponendo i propri interessi personali a quelli della squadra.
Lang insoddisfatto, Lucca poco incline al lavoro di squadra e non bravo a sfruttare le occasioni avute, i vari infortuni che hanno minato un pò l’ambiente tra cui quelli di De Bruyne, Meret e Lukaku e Lobotka, la scarsa vena realizzativa di Holjlund, la stanchezza del capitano Di Lorenzo, per molti a fine ciclo, insomma qualsiasi allenatore del mondo dopo aver detto certe frasi conseguenti alla prestazione di Bologna sarebbe stato messo quanto meno sulla graticola.
“Antonio Conte lancia la bomba e scappa”, molti l’hanno letta così. “Antonio Conte scappa a Torino per parlare con la Juventus.” “ Antonio Conte sta cercando la strategia per liberarsi del Napoli”. “Un amico del portiere dello stabile dove abita Conte, mi ha detto che si è dimesso”, “Volano gli stracci tra Conte e De Laurentiis, vicino l’addio del tecnico al Napoli”;
Sono solo alcune delle voci che si sono susseguite nei giorni successivi alla sconfitta del Dall’Ara, tanto da costringere il presidente azzurro ad intervenire pubblicamente su X per rinnovare la sua estrema fiducia al tecnico del quarto Scudetto partenopeo, mettendo fine al tam tam mediatico classico dell’ambiente azzurro quando qualcosa non va.
Passano i giorni e dal Camerun arriva la notizia dell’infortunio di Frank Anguissa, un’altra mazzata per la squadra azzurra e per l’allenatore che al suo ritorno dopo una settimana in famiglia a Torino, fa la conta dei calciatori disponibili per affrontare un ciclo di quattro partite tra Champions League e campionato che potrebbero già dire il Napoli che tipo di campionato potrà fare.
La rinascita
Recuperato Lobotka ma persi Gilmour e Spinazzola, ovviamente per problemi fisici, il Napoli affronta la nuova Atalanta di Palladino con un nuovo modulo: 3-4-3. Conte fa di necessità virtù, rilancia la difesa a tre suo marchio di fabbrica, apre le ali con i funambolici Lang e Neres a supporto di Hojlund. Pronti via Hojlund manda Neres in porta e il brasiliano piazza il colpo del vantaggio, il Napoli sembra tornato.
Continua a macinare gioco il Napoli e a sette minuti dalla fine del primo tempo è sempre Neres a sfuggire alla difesa bergamasca, due a zero. Giovanni Di Lorenzo sembra estremamente a suo agio nel nuovo ruolo di esterno di centrocampo a tutta fascia, e infatti allo scadere della prima frazione, piazza l’assist decisivo per Noa Lang che marca il suo primo gol in maglia azzurra.
A nulla serve il gol di Scamacca nel secondo tempo, il Napoli è tornato alla vittoria. La squadra sembra rinata ma potrebbe essere solo “demerito” di un Atalanta alle prese con una crisi d’identità dopo il cambio di allenatore. La prossima sfida di campionato è contro la capolista Roma.
Prima della sfida dell’Olimpico c’è il Qarabag da affrontare in Champions League: esame europeo superato, due a zero con il ritrovato McTominay che risolve una partita che si era messa male dopo un rigore parato ad Holjund, ma con un Napoli che macina gioco.
Si vola a Roma, avversario ostico Gasperini per Conte che non parla in conferenza stampa, consuetudine quando il Napoli ha il doppio impegno. L’anno scorso gli azzurri pareggiarono un match dominato contro Ranieri.
La Roma gioca per non perdere, gli azzurri giocano per vincere la differenza è tutta qui. La premiata ditta Hojlund, Neres confezione l’azione perfetta in barba alle proteste su un fallo (inesistente) di Rrahmani su Konè, e gli azzurri in un colpo solo confermano certezze, ritrovano compattezza e si riprendono il primato in classifica in coabitazione con il Milan.
C’eravamo tanto amati…
Nella settimana che porta il Napoli ad affrontare la Juventus dell’amatissimo (?) ex Luciano Spalletti, gli azzurri passano il turno ai rigori in Coppa Italia contro il Cagliari, ma perdono Lobotka per l’ennesimo infortunio occorso al centrocampista nella fase di pre riscaldamento del match di Coppa.
Tre centrocampisti per due posti, Vergara, McTominay ed Elmas. Conte deve mettere non solo l’elmetto, ma la tenuta da guerra per arrivare infondo a questo ciclo.
Luciano Spalletti torna a Napoli per la prima volta da avversario, in città l’opinione pubblica si divide sul fischiarlo o no, nel frattempo tra le blindate mura di Castelvolturno Antonio Conte prepara la squadra per vincere la partita.
Il Maradona è pieno, l’emozione gioca un brutto scherzo all’allenatore di Certaldo che si presenta a Napoli senza schierare un attaccante di ruolo, regalando al Napoli il primo tempo, dove la strettissima collaborazione Neres-Hojlund porta la partita sui binari azzurri fino a fine primo tempo. L’emozionato Spalletti continua il suo festival degli orrori nella ripresa.
Trova il pareggio nella ripresa con un lampo di Yildiz, salvo poi toglierlo nel momento in cui forse sarebbe stato più utile, nel momento in cui il Napoli si sarebbe spinto in avanti per trovare il gol della vittoria, per inserire un Openda praticamente inesistente.
E infatti il Napoli ricomincia a cercare il gol vittoria che troverà con Hojlund su gentile assist di McKennie.
Conclusioni…non affrettate
Nove punti in tre partite, intervallate da due vittorie: una in Champions League e una in Coppa Italia. Bottino pieno contro Atalanta, Roma e Juventus con quattro centrocampisti, un portiere e un centravanti infortunato e la netta sensazione di aver ritrovato una squadra e un allenatore che nelle difficoltà fa valere il suo carattere e la sua caratura manager e stratega tattico di livello mondiale.
Il Napoli è tornato, per difendere il titolo che ha cucito sul petto, per provare a rivincerlo o quanto meno creare qualche grattacapo a chi l’anno scorso l’ha perso anche per suo demerito.
Il Napoli è tornato per dirci ancora una volta che le chiacchiere, tutte, stanno a zero e che l’unica realtà che conta è quella del campo, con buona pace dell’amico del portinaio di casa Conte.
(Foto DepositPhotos)
