Benevento
PUNTO A C – Terremoto Benevento e smarrimento Salernitana, il Catania ringrazia
Si sarebbe detto una volta che se Atene piange, Sparta di certo non ride. Ma qui le città protagoniste sono almeno tre.
Se la Salernitana mostra sintomi strazianti, non da ridere, e se il Benevento, fin dalla prossima giornata, sarà chiamato a ribaltare un atroce calvario che risponde ad un sostantivo (esonero) e ad un nome (Auteri), chi potrebbe trarne maggiore giovamento dalle pesantezze degli esaurimenti mentali potrebbe essere l’attuale capolista Catania.
Che, con passo felpato, si è ostinatamente approfittato dei passi falsi delle campane per piazzare colpi decisivi e la propria presenza, destituendo dalla poltrona chi era seduto prima di lei. Gran bel lavoro, fin qui, per mister Toscano, non c’è davvero che dire.
La Salernitana, ad un punto dalla siciliana e sul groppone una sconfitta in più e un pareggio in meno, sembra essere già arrivata in riserva in attacco e con il volume musicale piatto nella costruzione di una colonna sonora.
D’altra parte le otto vittorie, fin qui arrivate, sono pur sempre otto, ma non hanno mai, fino in fondo convinto. Tolto Villa dopo il drammatico scontro di gioco, nel monday night contro il Crotone, sono venuti meno tre quarti delle manovre offensive, anche frizzanti e ornate di bel gioco, della Bersagliera.
Ultime due gare, zeru reti. Dell’attacco hanno segnato tutti o quasi, ma non come effetto della finalizzazione di manovre. Tant’è che le punte che dovrebbero insaccare sono ferme a quota 4 (Inglese) e 3 (Ferrari) e il rendimento è nettamente calato: 2 gol nelle ultime 5 partite è pochino, più che fuochino.
La squadra sembra molto disorientata e o Raffaele darà una svegliata generale oppure la lotta maschia potrebbe mandare ko i Cavallucci. Eppure il reparto avanzato resta di ottimo livello.
Fulmine a ciel sereno, soprattutto per i non addetti ai lavori, invece in casa Benevento. L’aver raggiunto saldamente a novembre il terzo posto, con il terzo miglior attacco (23 gol realizzati) e la seconda miglior difesa (solo 8 reti subite), non ha assolto il tecnico Auteri, da quelli che la società definisce dei “peccati capitali”, a cui porre rimedio al più presto.
Troppi i punti persi fuori dal Vigorito, troppa l’eleganza nel portamento di gioco in un ambiente frequentato da rissaioli e da bruti che praticano lotta nel fango per racimolare un punto, calcisticamente parlando. Laddove conta il risultato e non con quale bel gioco lo ottieni.
Obiettivamente il persistere con mille passaggi orizzontali, qualunque sia la circostanza della partita, senza grinta e senza cercare con insistenza la profondità non solo non serve a molto in una serie C, ma alla lunga ne paghi il conto.
In più, il non impiego di alcuni giocatori, lamentato dai senatori della squadra, ha accelerato a ben prima di Natale un processo che, oramai, sembrava inevitabile.
Eppure, per la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori: il Catania si trova al primo posto anche un po’ per caso, la Salernitana è bella solo se non la guarda nessuno (altrimenti s’imbarazza e va in bambola) e il Benevento ha nettamente un organico superiore, un potenziale gioco di squadra orchestrale, un direttore d’orchestra che stava ben impartendo gli spartiti e un valore nel talento dei singoli da far tremare tutte le altre.
I giallorossi ci stavano iniziando seriamente a credere. Bisogna capire se, dopo questo terremoto in panchina, ci crederanno ancora.
(Foto: Depositphotos)
