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ANCHE MENO – Le pagelle dell’Avellino

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Avellino
Tempo di lettura: 3 minuti

Le pagelle di Frosinone – Avellino: 2-0

“Io sono ancora qua. Eh, già. Ormai io sono vaccinato. Sai. ci vuole fantasia e allora che si fa? Eh, già. Riprenditi la vita che vuoi tu, io resto sempre in bilico, più o meno, su per giù. Giù giù, più su, più giù, più su, più su, più giù”.

Sette anni dopo.

Siamo ancora qua, nello stesso stato mentale dove ci avevano lasciato. Prima che un tribunale decidesse di cancellarci con la freddezza di un timbro burocratico. Siamo spariti come “lacrime nella pioggia”. Ma non siamo morti. La carne viva non muore, si trasforma, evolve. Avellino vive di calcio, è l’aria di un’intera provincia. Un vanto. Un orgoglio collettivo. La fenice risorge sempre.  L’abbiamo voluta questa categoria, più di chiunque altro, l’abbiamo cercata con la rabbia di chi non dimentica, l’abbiamo strappata a morsi come lupi affamati.

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Il countdown è terminato. Si fa sul serio (ça va sans dire). La partita di stasera segna la fine della festa. Carnevale è morto. Bruciato in piazza con tutti i bagordi della promozione. E’ un brusco risveglio. È il confine netto tra l’euforia del “siamo tornati” e la realtà che ti guarda storto: adesso inizia il vero campionato, quello che non perdona i sogni.  E Frosinone ci accompagna alla porta e ci lascia uno specchio in mano. Dentro si vede quello che siamo oggi: un Avellino impreparato, in fase di rodaggio in chiave tattica, evanescente ed in balia dell’aggressività di un avversario ben messo in campo che ci ha surclassato su tutti i fronti, perfino in dieci. Oggi è troppo facile dare la colpa a qualcuno. La rosa, il mercato, il modulo e l’atteggiamento. Non mi interessa. Io sto con la Sud che a fine partita, dopo una sconfitta cocente è lì, presente, chiassosa e avvolgente. Un abbraccio rinfrancante. La squadra è famiglia ed in famiglia si sbaglia, ma si sta lì ad accogliere e spronare. Bisogna diventare branco nuovamente. Forza lupi.

Le Pagelle dell’Avellino

Iannarilli: 5
Ci sono partite storte, e questa lo era già dal riscaldamento. Entri in campo nervoso, distratto, come uno che ha dimenticato il gas acceso. La Serie B dovrebbe essere casa tua – metà carriera lì dentro – e invece sembri un ospite che non trova la luce in salotto. L’esperienza c’è, ma resta chiusa nel cassetto.

Manzi: 5
Faccia da poster, cuore da curva, ma in campo il quaderno dei fondamentali resta bianco. Grinta ce n’è, ma senza geometrie sembra un fuoco d’artificio bagnato. C’è tempo di ripagare i cori “Uno di noi, Manzi uno di noi, uno di noi”. Fatti ricrescere la cresta.

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Simic: 5
Il pilastro che dovrebbe reggere il castello difensivo dell’Avellino finisce per tremare come una sedia dell’Ikea montata male. Catena di montaggio inceppata: l’esperienza rimane un titolo di CV non aggiornato.

Enrici:  5
Alle medie era il secchione, alle superiori si perde i compiti in classe. Fuori ruolo, spaesato, come uno che ha sbagliato fermata dell’autobus. Si può e si deve fare molto meglio.

Cancellotti: 4
La B non ti mancava, e il campo lo ha urlato forte. Quella faccia spavalda di chi faceva il gallo sull’immondizia ogni domenica è rimasta in soffitta. Mai davvero in partita. A dire la verità, mai davvero alzato lo sguardo.

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Sounas: 4,5
Versione karaoke dei Joy Division: tanto “Disorder”, zero ritmo. Corre a vuoto, si perde negli spazi, manda in buffering ogni giocata. In tilt dall’inizio alla fine.

Palumbo: 6
C’è chi borbotta se gli affidi le chiavi del centrocampo: magari temono che scappi con la macchina. In realtà è l’unico che sa guidarla senza finire contro un palo. Gioca a testa alta, vede linee che gli altri non vedono nemmeno col navigatore e, mentre i compagni scarabocchiano come all’asilo, lui almeno scrive in corsivo. Verticalizzazioni, grinta e possesso palla sono la sua cifra. Ci sono state anche sbavature e posizioni in campo rivedibili, ma volete dirmi che è stata una prestazione insufficiente? Ma per favore.

Besaggio: 6 (MVP)
Ordine, intelligenza, piede educato: sembra uno capitato qui per errore, tanto stride col caos intorno. Colpo di mercato silenzioso ma pesante, uno di quelli che servono sempre.

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Russo: 5,5
Corre, sgomita, si impegna. Poi arriva al dunque e inciampa come al provino di “Saranno Famosi”. La B non perdona le mezze giocate: serve più sostanza, meno corse a vuoto.

Insigne: 4
Serata in “modalità aereo”: nessun segnale, nessuna connessione. Repertorio smarrito, partita da spettatore non pagante.

Lescano: 5
Un centravanti vive di palloni. Qui non gliene arriva manco mezzo: crocifisso senza croci, fame senza pane. Un mojito ordinato e servito con solo il ghiaccio.

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I Subentrati dell’Avellino

Milani: 6
Entra e mette ordine, spinge, crossa: aria fresca in un deserto. Profuma di scommessa azzeccata.

Crespi: 6
Qualità e voglia in dosi massicce, entra e non ha paura di sporcarsi. Ora serve il contesto giusto per farlo esplodere. Biancolino, a te il cilindro.

Panico: 5
qualunque commento potrebbe nuocere gravemente al mercato ancora in corso

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Kumi: 5,5
Grezzo come il marmo buono: amore viscerale per la palla, tiro appena vede la porta. Bello, ma serve disciplina calcistica: lavoro, lavoro, lavoro.

D’Andrea: 5,5
Ha il talento, ha il tocco, ha il potenziale. Peccato che abbia avuto solo dieci minuti in croce. Fermo in rampa di lancio. Houston dai un segnale.

(Foto: Depositphotos)

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