Angolo del tifoso
ANGOLO SALERNITANA – Sousa: Quale futuro?
Prima di Cremona, Paulo Sousa dichiara che la Salernitana, per strutture complessive, è ancora lontana dal modello di calcio che lui intende proporre.
Dopo Cremona, Morgan De Sanctis annuncia che la Salernitana ha esercitato il diritto unilaterale al rinnovo di Sousa: al tecnico vengono concessi comunque dieci giorni, entro i quali valutare le ulteriori -eventuali – proposte.
Entro i dieci giorni, Paulo Sousa si concede un colloquio con De Laurentiis, al quale dà la propria disponibilità.
Fin qui, i fatti.
A meno che il DS della Salernitana non abbia parlato a vanvera, gli insulti piovuti sul tecnico che ad oggi è sotto contratto con la Salernitana rappresentano un’infamia.
Gli ultimi due mesi dei granata sono stati un gioiellino: solo un idiota poteva pensare che non sarebbero arrivate offerte per l’allenatore. Messe in preventivo le quali, la Salernitana ha concesso a Sousa il tempo necessario a valutarle: ovvio, scontato, direi intelligente.
Che coloro i quali, fino a sabato, avrebbero sperimentato pratiche sessuali innovative pur di gratificare Sousa, da domenica mattina lo stiano riempiendo di monnezza è indice di quanto desueta sia la piazza a certi palcoscenici.
Non è una colpa, voglio pure capire, però guardiamoci attorno.
Quando al Mainz arriva dal BVB la chiamata a Jurgen Klopp, ne furono tutti felici. Vieppiù, da quel momento Magonza diventa meta di pellegrinaggio dei più ambiziosi allenatori europei: l’excursus del tecnico, che avrebbe vinto a Dortmund e strabiliato a Liverpool, era prova della bontà del progetto. Da allora, giusto per dire, hanno messo il culo su quella panca l’attuale CT della Danimarca e Thomas Tuchel.
Non so che fine faccia Sousa né mi interessa granché: di questi tempi ricarico le batterie, ché da agosto butterò il sangue appresso alla Salernitana. Chiunque ci giochi, chiunque la diriga.
Però vorrei dire che se l’allenatore -che ha brillantemente salvato la Salernitana- finisse sulla panchina dei Campioni d’Italia, sarebbe una medaglia al petto della piazza: se contano solo i colori e non chi li indossa, a maggior ragione dovremmo accogliere la notizia con favore.
Se invece restasse, ebbene: ha onorato la maglia dal primo all’ultimo minuto, meriterebbe il supporto della gente. Ché ho visto portieri nostri buttarsela in porta, proprio al San Paolo, rimanendo beniamini. Evitiamo il ridicolo.
Siamo entrati in una dimensione nella quale certe dinamiche sono naturali: non ci perdiamo in un bicchier d’acqua, proviamo a metterci all’altezza.
Lo so che è dura: ma è il momento di crescere.
(Foto: Depositphotos)
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