Foto twitter Gunnarsdottir

I diritti negati di Sara e Alice, calciatrici che non devono essere madri. La storia

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C’è test e test. Quello di gravidanza fa brillare gli occhi delle future mamme. Fu il caso anche di Sara Bjork Gunnarsdottir che nel marzo del 2021 scoprì di essere in dolce attesa del suo Ragnar. Tutto bene? No, perché Sara fa la calciatrice professionista, quindi vive grazie al calcio e, pur giocando nella squadra più titolata d’Europa, il Lione, la trentaduenne islandese inizia in calvario che si è concluso solo ora.

Il pancione è un problema, non consente alle calciatrici di correre, calciare, contrastare, insomma di giocare a calcio. E qui ci sta, si capisce bene. Il fatto purtroppo è che è un problema soprattutto per i bilanci delle società interessate, nonostante le norme Fifa stabiliscano che i mesi si maternità vadano pagati per intero.  Il Lione invece, invocando la legge francese, aveva provveduto a metterla in congedo per malattia e a tagliare abbondantemente gli emolumenti a Sara che nel frattempo era tornata nella sua Islanda per gli ultimi e più rischiosi mesi di gravidanza. Naturalmente Sara che, quando comunicò la sua condizione, aveva ricevuto blande rassicurazioni, non la lasciò passare liscia e tramite il suo agente aveva fatto causa – vincendola – alla Fifa (decisione del 2022): la federazione internazionale condannò il Lione a pagarle 82 mila euro di arretrati più interessi. Sara si era appellata anche alla Fifpro.

Ora la parola fine del club transalpino che ha rinunciato a fare ricorso. A Sara, che vive a Torino perché nel frattempo ha pensato (bene) di cambiare aria e ha trovato un ingaggio importante nella Juventus, è tornato il sorriso. “Qui sono felice – confessa –  ma mai più. Che nessun altra si trovi più nella mia situazione!”.

La storia di Alice

Pensate sia un unicum? Vi sbagliate. E’ ancora fresco di attualità infatti il caso di Alice Pignagnoli, portiere 34 enne dal passato significativo, che nell’ottobre scorso ha dovuto sospendere la sua carriera per una seconda gravidanza. La società (Lucchese, serie C) l’ha esclusa dalla rosa. Alice, una a cui non manca di certo il carattere, ha denunciato pubblicamente l’accaduto. Il polverone sollevato è finito anche in parlamento tramite un’interrogazione parlamentare. Pignagnoli ha annunciato che aspetterà di svincolarsi dalla società toscana a giugno, nel frattempo riceverà gli stipendi da febbraio in poi dal fondo federale di solidarietà per la maternità. La Ternana, in serie B, si è già fatta avanti.

Cose che succedono ma che non dovrebbero capitare. Soprattutto qui, nell’Italia dei diritti e delle tutele.

(Foto Twitter Gunnarsdottir)

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