ANGOLO NAPOLI – Giù la maschera!

Angolo del tifoso Focus On Htest Napoli SERIE A
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NapoliJuventus non potrà mai essere una partita qualunque.

E ciò accade, soprattutto, perché tra azzurri e bianconeri la rivalità non inizia né finisce nel rettangolo verde dove venti persone, a turno, inseguono una palla e due provano ad impedire che la stessa finisca in rete.

Chi ha voluto spiegare – senza rinunciare agli aspetti filosofici – le ragioni della contrapposizione, ha provato a presentare la sfida come lo scontro tra “chi vuole essere” e “chi vuole avere”, indugiando, alternativamente, sullo stucchevole “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” di bonipertiana memoria e “il Napoli non è una squadra di calcio, ma lo stato d’animo di una città”, meravigliosa, vera e commossa espressione cara all’artista del pallone più grande di sempre.

E non si è certamente lontani dalla realtà se l’analisi di ogni partita e confronto tra Juventus e Napoli si allontana dai novanta minuti di gioco e si sposta nell’ambito socio-economico, passando tra le spaccature più grandi ed evidenti della penisola italiana ed attraversando decenni di storia.

Per Napoli ed i napoletani affrontare la Juventus non è mai banale e non sarà mai una partita qualsiasi. Perché battere i bianconeri è simbolo di “riscatto sociale”, di “rivincita culturale” e di “salvezza per un’intera città”.

Ecco perché – in definitiva – il 5-1 del 13 gennaio 2023 non può archiviarsi come un risultato qualunque.

Dominio tattico e strapotere tecnico.

Avversari certamente non all’altezza, inspiegabilmente reduci da un filotto di vittorie e porta inviolata da mesi, tramortiti e annullati, costretti a correre dietro a undici ragazzi animati dal sacro fuoco della vittoria, incendiati dalla passione di un popolo e uniti nella ricerca del sogno.

Una squadra matura, determinata, affidabile, compatta e senza punti deboli.

Con tre straordinari punti di forza: un centrocampista slovacco di valore mondiale e due top player davanti capaci di decidere, in coda ad un venerdì invernale qualsiasi, di regalare una serata indimenticabile.

Quando si affrontano azzurri e bianconeri di solito scendono in campo due diversi modi di vivere, di pensare ed agire fuori dallo stesso, dove lo scontro (c’è da giurarci) durerà per sempre.

Al netto della scaramanzie e delle tradizioni, però, la penultima giornata di ritorno ha rinnovato certezze nella entusiasmante stagione della squadra di Spalletti e regalato pennellate di calcio a chi, sugli spalti o sul divano di casa, ha registrato – con occhi innamorati e cuore rapito – le danze meravigliose sul pallone di Kvaratskhelia e Lobotka, l’esuberanza fisica di Kim ed Anguissa, la dedizione tattica di Mario Rui e Di Lorenzo, qualità tutte sintetizzate nelle qualità indiscusse ed indiscutibili di un centravanti capocannoniere ormai tra i primi cinque d’Europa.

E’ il gruppo unito, motivato e fortemente determinato sapientemente guidato da Luciano Spalletti: una squadra da ammirare e da applaudire senza pause per quel che ha fatto da agosto in poi.

Per qualcuno il Napoli sarà solo campione d’inverno, per molti tutto questo non conterà nulla, per altri “se ne parlerà in primavera inoltrata” perché i conti si fanno a maggio e giugno…

Per chi ha l’azzurro nel cuore … va già bene così…

Con una smisurata voglia di capire cosa succede da adesso in poi.

Perché in una notte come questa va definitivamente giù la maschera, quella di Victor Osimhen, ma anche quella in dote a tutti quelli che guardano il cielo e rendono lode per esser nati tifosi partenopei, coloro che – come mai era accaduto da oltre trent’anni – iniziano a pensare che qualcosa di bello davvero può accadere.

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