NUMERO 14 – L’ombra del Barone

Focus On Numero 14
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Bruno, il posto è tuo e non te lo tocca nessuno! Per favore, cerca di non essere frettoloso.” Enzo Bearzot, c. t. della Nazionale italiana, ha il tono deciso ma paterno di sempre. Conti, titolare designato per il Mondiale di Spagna 1982, sa di potersi fidare della sua parola. Eppure quell’infortunio alla vigilia del torneo proprio non ci voleva. Tocca recuperare in fretta, data la presenza in rosa del suo celebre predecessore. Il suo passato parla per lui, il presente non è una certezza.

Da Lecce a Torino

Franco Causio è uno degli uomini di fiducia di Bearzot. Il Vecio lo conosce da quando, sedicenne, fece un provino per il Torino, la squadra di cui era vice allenatore. Il tecnico granata Nereo Rocco bocciò il tornante di origine leccese  per presunti limiti fisici. Lui lo avrebbe, invece, fatto ingaggiare. E aveva ragione: un test superato in scioltezza (doppietta messa a segno in quindici minuti) apre a Causio le porte della Juventus. Una breve gavetta nella Primavera, il tempo di rubare qualche segreto del mestiere a gente come Haller e Cinesinho e per lui è già il momento dell’esordio in serie A. Qualche presenza come mezzala e ottimi numeri messi in mostra, tuttavia, non gli valgono ancora la maglia di titolare. Deve farsi le ossa, le sedi prescelte per il tirocinio sono dapprima Reggio Calabria (30 presenze e 5 reti in serie B) e poi Palermo. Nella città siciliana sbarca in prestito con diritto di riscatto, sta a lui guadagnarsi il ritorno alla Juventus.  E’ il suo primo campionato di serie A da titolare, l’allenatore Di Bella lo stima ed è fondamentale per la sua crescita. Il ventenne Causio si rende protagonista di un ottimo torneo (22 presenze, 3 reti) ed è lo stesso Presidente bianconero Boniperti, dopo una sua maiuscola prestazione al Comunale, ad assicurargli l’immediato rientro a Torino.

Il Barone rampante

Nell’estate del 1970, quindi, Causio, torna alla Juventus. Stavolta dovrebbe essere un titolare indiscusso ma alcune incomprensioni iniziali con il tecnico Picchi frenano la sua ascesa. L’allenatore lo apprezza ma lo ritiene ancora incostante. Spesso lo fa partire dalla panchina, è il suo modo per stimolarlo. Causio mastica amaro e, quando scende in campo è una furia: ambidestro, eclettico, dirompente, divora metri di campo e semina avversari. Alla fine del campionato mette insieme 20 presenze e 6 reti. La squadra deve assorbire anche lo shock della prematura morte dell’allenatore per un male incurabile ma riesce a centrare un buon piazzamento in classifica e a conquistare la finale di Coppa delle Fiere. L’anno seguente è già  il momento del primo campionato vinto per Causio, un successo immediatamente replicato nel torneo seguente, che vede anche la Juventus finalista in Coppa dei Campioni. Nella partita di Belgrado sono gli olandesi a vincere ma ormai sia il giocatore che il gruppo sono consapevoli di essere una grande realtà. Lo stile e l’eleganza di Causio gli valgono il soprannome di Barone. Il suo aristocratico estro è la chiave di volta dei successi bianconeri.

Padrone della fascia

Nell’estate del 1976 sulla panchina della Juventus siede un nuovo allenatore. Si chiama Giovanni Trapattoni, ha 37 anni e un onesto passato come mediano al Milan. E’ ambizioso quanto tenace, vuole plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza. Allestisce un centrocampo con tre mediani dinamici e grintosi (Tardelli, Furino, Benetti) e affida a Causio, fino ad allora elegante mezzala, la guida della manovra nei nuovi panni di ala destra con licenza di svariare. Il nuovo ruolo lo esalta: supera praticamente sempre il suo avversario diretto e si produce in cross ed assist al millimetro per i suoi compagni in attacco. I risultati sono uno scudetto sfilato agli eterni rivali del Torino con un punteggio record e il primo trofeo internazionale della Juventus, la Coppa Uefa 1976-77. Il Barone Causio diventa “Brazil”, in omaggio alla sua fantasia di stampo sudamericano.

L’avventura in Argentina

Anche la panchina della Nazionale ha un nuovo inquilino. E’ Enzo Bearzot, il tecnico che l’avrebbe voluto in granata. E che ora, per i Mondiali del 1978 in Argentina, trasferisce in blocco il gruppo della Juventus in azzurro. Il rivale di Causio nel ruolo è il capitano del Torino Claudio Sala ma la maglia di titolare è, senza discussioni, del Barone. L’allenatore punta soprattutto su di lui per disputare un grande Mondiale e l’ala leccese lo ripaga con prestazioni di classe cristallina. Se la squadra è brillante, Causio è addirittura devastante. Sembra un brasiliano con addosso la maglia azzurra, i suoi assist sono manna dal cielo per gli attaccanti Rossi e Bettega. Si chiude con un quarto posto finale, ma i rimpianti sono tanti. Con una condizioni fisica migliore e con un giocatore di quella levatura si poteva sicuramente puntare al titolo.

Cinque opzioni

Un paio d’anni dopo si inizia a parlare di declino. Alla Juventus viene messo in discussione la sua titolarità ma gli aspiranti successori (l’incerto Fanna, l’incostante Marocchino, il fumoso Verza) non hanno le qualità per prendere il posto del carismatico Barone. Che, al momento del congedo, si può permettere di indicare le destinazioni a lui più gradite. Causio fa i nomi di Milan, Inter, Napoli, Bologna e Fiorentina. Una di queste sarà la sua nuova squadra. Trapattoni lo considera ormai un atleta “fisicamente distrutto” ma la dirigenza non vuole che vada in un team che può puntare al titolo. Alla fine viene convinto ad accettare il trasferimento all’Udinese, una squadra neopromossa. Sembra un declassamento inaccettabile per uno come lui, sarebbe propenso a rifiutare se non fosse per le parole del suo maestro di sempre, il Vecio Bearzot. Che, da friulano purosangue, sa stimolarlo promettendogli un posto nei 22 che andranno in Spagna se farà bene nella sua terra. Musica per le orecchie dell’orgoglioso Causio. Un torneo da incorniciare con la fascia da capitano al braccio (26 presenze, 5 reti), una salvezza conquistata con un mese di anticipo e il premio come miglior giocatore del campionato sono le credenziali che presenta al c.t. azzurro.

Campione del mondo

Se è vero che un uomo vale quanto la sua parola, allora Enzo Bearzot è un autentico patrimonio. Il Vecio mantiene i patti: Causio è nel gruppo anche se il titolare è Bruno Conti. Quest’ultimo avverte comunque il peso della responsabilità. Il tecnico l’ha scelto come successore del Barone sfidando la stampa che proponeva altri nomi (Bagni, Novellino, D’Amico). Ma ora si è coperto le spalle richiamando l’anziano campione. L’avventura in Spagna si presenta difficile, la squadra ha tutti contro. Ma i giocatori si ricompattano e il successore del Barone, pungolato dalla sua ombra, disputa un Mondiale da campione. Giocate di qualità sopraffina, carisma da uomo squadra.  Nel dettaglio: gol contro il Perù nella prima fase, assist nella partita con l’Argentina, inizio dell’azione che porta al primo gol contro il Brasile, assist nella semifinale con la Polonia, rigore procurato e assist per il terzo gol nella finalissima contro la Germania. Che vede la presenza in campo, negli ultimi minuti, anche di Causio. Bearzot desidera che il suo pupillo, il suo Barone sia Campione del Mondo sul campo.

 

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