NUMERO 14 – Dottor Junior e Mister Capacete

Focus On Numero 14
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Tempo di lettura: 5 minuti

L’uomo con la pipa è saggio. Conosce alla perfezione i suoi uomini, altrettanto gli avversari. Ha analizzato le partite precedenti, memorizzato pregi e difetti. Soprattutto i secondi. Ha preso da parte il suo sfiduciato attaccante e gli ha confermato che sarà in campo. Con una postilla: si muova sempre vicino al laterale di sinistra, ha il vizio di fare da pendolo sulla corsia, spesso non si guarda alle spalle. Lascerà di sicuro qualche varco in cui infilarsi, stia pronto e colga l’attimo giusto.

Calcio da spiaggia

L’uomo con la pipa è Enzo Bearzot, contestato c. t. della Nazionale italiana ai Mondiali dell’82 in spagna. Lo sfiduciato attaccante è Paolo Rossi, fino a quel momento il centravanti più abulico del torneo. La prossima partita è contro il Brasile, i favoriti per la vittoria finale. E il giocatore da prendere di mira è il terzino Leovegildo Lins da Gama, per tutti “Junior”, capitano del Flamengo e punto di forza della Selecao. E’ uno dei prodotti più brillanti della scintillante, ultima generazione del calcio carioca. La sua scuola sono state le spiagge di Rio de Janeiro, la sua palestra le  partitelle giocate a piedi nudi sulla sabbia. Un poliziotto l’ha convinto a fare il provino per il Flamengo dopo averlo visto esibirsi sotto il sole. E’ un destro naturale ma non ha avuto nessun problema a traslocare sulla corsia opposta. Il suo piede sinistro ha la stessa efficacia dell’altro, la sua visione di gioco è totale. Con il suo club si è appena laureato Campione del Mondo, battendo nettamente i campioni d’Europa del Liverpool nella finale della Coppa Intercontinentale del 1981 a Tokyo. A sei mesi di distanza da quel trionfo vuole ripetersi con la maglia verdeoro.

Quei fatali attimi

Ambidestro, eclettico, esperto. Apparentemente, non sembra avere punti deboli. Ha giocato finora un Mondiale eccellente, con la perla del gol del 3 a 1 nella partita contro l’Argentina. Ma, al pari dei suoi compagni, il suo tallone d’Achille è il narcisismo.  Junior è talmente sicuro di sé e della sua superiorità tecnica da concedersi frequenti licenze. E’ nato centrocampista, il suo istinto lo porta sempre ad appoggiare l’azione dei compagni più avanzati. Scende sulla fascia e si unisce al gruppo, una sinfonia corale degna del “futebol bailado”, il calcio danzato che è l’attuale religione del gruppo. Gol e fantasia a ritmo di samba, l’inevitabile prezzo da pagare è la frequente scopertura della sua zona di competenza. Sono dei piccoli ma frequenti attimi di distrazione in cui si compie la fatale metamorfosi: adesso non sono più i suoi piedi ad incantare, si nota solo la sua vistosa capigliatura “afro” mentre si affanna in vani ripiegamenti. E’ scomparso l’elegante Dottor Junior, maestro di calcio. Al suo posto c’è lo sgraziato Mister Capacete, ovvero “casco” in portoghese. La sua acconciatura, degna di un adepto del Black Power, gli ha valso il soprannome. Assai meno lusinghiero dell’altro.

Il primo errore

E’ il quinto minuto della partita Italia – Brasile. Sulla fascia destra del campo l’ala Bruno Conti sta ricamando calcio. Porta la palla in avanti, evita un paio di avversari, guadagna metri preziosi e poi cambia gioco servendo l’accorrente Cabrini sulla corsia mancina. Il terzino azzurro aggancia, alza la testa e crossa. Al centro dell’area carioca spunta, libero da marcature, il centravanti Rossi che spedisce di testa in rete. Italia in vantaggio con il primo gol del Mondiale del suo attaccante. Che appare rinvigorito dalla marcatura, realizzata con l’involontaria complicità del suo avversario diretto. Il formidabile terzino, come pronosticato da Bearzot, ha compiuto la sua prima metamorfosi, il suo primo errore. Era più avanti di qualche metro, si è fatto aggirare da Rossi, si è fatto rubare  il tempo e non ha chiuso la diagonale. Inutile la sua affannosa rincorsa,  ormai il danno è fatto: Dottor Junior lascia il posto a Mister Capacete.

Il secondo errore

E’ il venticinquesimo minuto della partita Italia – Brasile. Anche se beffati dall’inaspettato svantaggio i brasiliani si sono rifatti subito sotto. E hanno fatto valere la loro indiscussa superiorità tecnica: una fulminea combinazione Socrates – Zico – Socrates ha messo il capitano verdeoro nella condizione di battere a rete. E’ il pareggio, tutto da rifare per l’Italia. La migliore differenza reti ottenuta dal Brasile è un verdetto: il pari garantirebbe loro la qualificazione. Gli azzurri sono obbligati alla vittoria, per quanto ardua possa apparire l’impresa. Gli avversari, dal canto loro, non sembrano aver fretta e indugiano con i ritmi sincopati del loro futebol-samba. Sono sicuri di segnare ancora, non si aspettano di essere nuovamente castigati dagli azzurri. Anzi, da uno di loro. Eppure avviene. Appoggio del portiere al terzino Leandro, scarico sul centrocampista Cerezo e passaggio orizzontale di quest’ultimo. Verso chi? Ma, ovviamente, nella direzione del Dottor Junior, impegnato nella sua seconda trasformazione in Mister Capacete. E’ lento, è indeciso, cerca di avventarsi sul pallone in maniera sghemba. Tutto inutile: il diabolico Rossi, memore delle parole del suo allenatore, l’ha già sistemato. Arpiona il pallone vagante, lo evita con una finta secca e scaraventa la sfera in rete. Italia nuovamente in vantaggio, Brasile costretto a rincorrere.

Il terzo errore

E’ il settantacinquesimo minuto di Italia – Brasile. I sudamericani, dopo aver subito la seconda marcatura, schiumano rabbia. Non ci stanno a perdere in quel modo. E il Dottor Junior, consapevole delle sue mancanze, vuole rimettere i conti in pari. Pochi minuti prima si è prodotto in uno dei suoi pezzi migliori. Un travolgente assolo partendo dalla sua fascia, un avversario saltato di netto e un assist per l’accorrente centrocampista Falcao ai limiti dell’area azzurra. Tiro secco e pallone nell’angolo della porta difesa da Zoff. Pareggio e qualificazione acquisita. Dovrebbe essere sufficiente e invece no. L’orgoglio carioca impone la ricerca del terzo gol, impone la vittoria schiacciante. E viene punito, nella maniera più clamorosa. C’è un calcio d’angolo per l’Italia, tutti i giocatori del Brasile sono nella loro area a difendere il vantaggio. Compreso il Dottor Junior, prudenzialmente appostato presso il palo della propria porta. Conti batte l’angolo, un colpo di testa in mischia favorisce Tardelli che  batte a rete di sinistro in mezza girata. La palla attraversa l’area in direzione degli attaccanti azzurri Rossi e Graziani. E’ il momento della terza e definitiva metamorfosi: Mister Capacete resta inchiodato alla sua posizione e tiene in gioco gli avversari. Il mefistofelico Rossi si produce nella sua specialità, il tocco decisivo sottoporta. Devia il pallone quel tanto che basta per spiazzare il portiere e metterla dentro. E’ il terzo gol, quello del definitivo 3 a 2 per l’Italia, quello della vittoria. E, nella memoria collettiva, resta anche il braccio alzato di Mister Capacete ad invocare un inesistente fuorigioco.

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