DIVERSO PARARE – La maglia, Kim il guerriero, il tifo spaccato

Diverso parere Focus On Napoli
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Ho avuto modo, come tutti i tifosi napoletani in astinenza da azzurro, di vedere (il verbo giusto sarebbe: ammirare) l’anteprima delle maglie per la stagione 2022-23. Senza troppi giri di parole, le trovo stupende, ma devo riconoscere che con ogni probabilità il mio giudizio non fa testo. E sì, perché a me piacciono sempre, a me piacciono tutte; mi piacque anche la “militare” che comprai subito, praticamente il giorno dopo la presentazione, e ne acquisto una all’anno, come minimo.

Se proprio dovessi cercare il pelo nell’uovo, direi che trovo che i prezzi siano forse un po’ alti per la realtà napoletana, ma la partnership con EA7 questo è: insomma, la maglia è bella nel design, di pregevole fattura, quei prezzi ci stanno.

“Kim il guerriero” è ufficialmente arrivato. Non lo conosco come calciatore, non sono assolutamente in grado di giudicarlo sotto il profilo tecnico, ma, se anche potessi farlo, non sarei attendibile perché per me, da quando firmano a quando vanno via, i giocatori del Napoli sono i più forti del mondo.
So di perdere ogni spirito critico quando si tratta di giudicare i calciatori azzurri, ma preferisco il mio modo di tifare a quello di tanti che, allo stadio o sui social, al primo errore vomitano veleno, sparano fango impastato con letame sui ragazzi in maglia azzurra.
Negli anni si è assistito a indecorose crociate settimanali contro Paolo Cannavaro, contro Mario Rui, contro Insigne, tanto per citare tre esempi. Personalmente non l’ho mai fatto, neppure forse con Michu, e mai lo farò.

Detto questo, vi svelo un segreto.
Si può spendere denaro per il Napoli – sostenendolo così non solo a chiacchiere -, si può orgogliosamente essere privi di obiettività per amore nei confronti degli azzurri e, al tempo stesso, essere critici verso la società, non sopportare De Laurentiis e tante sue fandonie (è tornato a parlare di stadio: vedremo cosa accadrà e “peseremo” le parole e, con esse, l’uomo).

Il fatto di aver criticato la sceneggiata della conferenza stampa in cui si parlò dei sei milioni offerti a Koulibaly; il fatto di aver guardato con preoccupazione alla sforbiciata al monte ingaggi, temendo che ciò comporti depauperamento tecnico; il fatto di aver provato nausea rispetto alla vicenda dell’email di Mertens; il fatto di trovare indecenti tanto i prezzi per assistere alle amichevoli dal vivo quanto la scelta di farne pagare la visione da remoto… tutto ciò, non significa non amare l’azzurro e… Kim lo indossa.
Non è questione di essere più o meno, meglio o peggio tifosi: l’importante è sentirsi tifosi della maglia più che del Presidente. Io lo sono, non so se ciò valga per tante persone che conosco, con cui parlo, di cui leggo i post, i tweet, i commenti.

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