Serie B, Amato ma non troppo cioè fischiato. Fenomenologia degli amori che finiscono.

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E come certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, così l’ex attaccante ala destra del Benevento Ciciretti, che adesso milita nel Como (in prestito dal Pordenone), è tornato per la seconda volta in 2 mesi nello stadio dov’è esploso definitivamente dopo gli anni di crescita alla corte della Roma “baby” di Stramaccioni fino a 19 anni, quel “Vigorito” che l’ha visto, passo dopo passo maturare, migliorarsi ed elevarsi per 3 stagioni fino a farsi notare dal Napoli. Certi amori non finiscono, ma quello tra la tifoseria giallorossa e Ciciretti è finito da un pezzo. In un mare di fischi. Fischi come se piovesse, fischi come neanche dopo la prestazione più incolore del club di Vigorito. Una storia d’amore che s’è conclusa nel peggiore dei modi, per il senso di sfiducia che i tifosi hanno provato nel momento dell’addio. Diffidenza della piazza che non s’è mai placata nemmeno a distanza di 4 anni e che, anzi, s’è scatenata anche l’altra sera.

LAPADULA ON, CICIRETTI OUT. Doveva essere la prova del nove per capire se i tifosi avessero accettato positivamente la scelta della società di reintegrare Lapadula, attualmente terzo nella classifica dei bomber della B con 10 reti nonostante la lontananza dalle scene per 2 mesi. Il centravanti italo-peruviano è stato per lo più applaudito, mentre l’ex è stato sommerso da fischi. Dalla curva alla tribuna s’è raggiunto un verdetto unanime. Per quale ragione? Sedici reti, ventuno assist, pochi mesi ma decisivi in Serie C, promozione immediata prima nella B e poi nella A (le prime nelle due categorie più importanti dopo 87 anni di storia calcistica). Giocatore rivelazione in quegli anni tanto da ricevere la convocazione per uno stage in Nazionale. Quel primo mitico gol del Benevento nella serie cadetta contro la Spal che contribuì alla prima vittoria è scritto sui muri. Quel primo glorioso gol del Benevento nella massima serie a Genova contro la Sampdoria alla prima di campionato portò la sua firma. Quel leggendario primo gol del Benevento alla Juventus che ancora ricordano tutti chiama ancora il suo nome nel vento dell’Allianz Stadium. Gli anni più belli e rombanti per Amato Ciciretti, amato di nome e anche di fatto, portato in spalla dai suoi beniamini che avevano assaporato per la prima volta la A lo adottano come uno dei simboli della città, un punto fermo al quale affidarsi. Una neve al sole scioglie le aspettative dei tifosi per quelle assolutamente legittime del romano de Roma e de Totti, assunto da sempre da lui come suo mito.

DA “AMOR, C’HA NULLO AMATO” AD AMOR ANNULLATO. E poi, cos’è successo? Beh, rapidità e genialità di pensiero e di azione nel dribbling non gli mancavano. Così come certe uscite pubbliche di desiderare altri lidi che disturbarono molto l’ambiente, non proprio tranquillissimo all’epoca, che lo accusò di fingere gli infortuni che aveva. Così fino all’epilogo finale di fine dicembre 2017, quando i tifosi, già delusi del raggiunto accordo col Napoli, lo imbeccarono con cori di scherno dopo un suo infortunio durante il riscaldamento e lui gli mostrò vaffa e dito medio. Le strade tra lui e il Benevento si divisero e male; i beneventani non hanno mai gradito quella scelta, né hanno mai fatto mistero di non averla mai accolta, interpretata come il “tradimento” dell’amore della propria vita dopo una relazione così grande vissuta con passione e trasporto. Ciciretti s’è presentato a Como un mese fa, con un video in cui, giocando con il suo nome di battesimo, citava il V canto della Divina Commedia. “Amor c’ha nulla amato….”. A Benevento purtroppo quell’amore è terminato anni fa e s’è trasformato, con quei fischi, più che in disprezzo in ingratitudine, in dimenticanza del bello e delle emozioni sperimentate in quel tempo da favola. Forse perché loro stessi, i tifosi, hanno sentito addosso un senso d’irriconoscenza da parte dell’enfant prodige romano con quell’abbandono a metà stagione, mentre si stava lottando per la salvezza. L’altra faccia della medaglia che può accadere soprattutto quando non c’è un chiarimento vero e proprio e le due parti si lasciano con quella che se ne va che non spiega ì i motivi della separazione. Il piacere di giocare, invece, ancora non abbandona Ciciretti. E d’altronde è normale che sia così, avendo ancora 28 anni e tanta voglia di lei, di quella palla da accarezzare e da mettere dentro. Ha un’altra opportunità per confermare quanto vale e che non era una meteora per caso. Ha ancora tempo per conquistare a suon di gol e magie il cuore di altre squadre.

P.S. – Perché intitolare una rubrica “Autogrill”? Immaginate di trascorrere là un’intera giornata: in 24 ore quante storie vedreste e ascoltereste? Quante persone incontrereste e osservereste? Quanti gesti, parole e situazioni, che rimandano a luoghi vissuti da tanti altri volti? E’ quello che si proporrà di fare questa rubrica: approfondire, dal campo o fuori dal campo, delle storie che si conoscono e rilanciare delle storie che si conoscono poco. Raccogliere respiri di vita, attimi di condivisione, istanti dove cogliere l’essenziale nei particolari, briciole di esistenze in un luogo sì preciso ma di passaggio. Come in un autogrill, appunto, un luogo in cui tutti passano per un minuto o per un’ora, un luogo dove s’incrociano casualmente esistenze, incontri ed emozioni….

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