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#LBDV – Atletico Madrid, orgullosos de no ser como vosotros

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Oggi non sarà possibile radunarsi sotto la fontana di Nettuno, eppure è un giorno di festa: il 26 aprile del 1903, infatti, nasceva l’Atletico Madrid. Ogni colchonero che si rispetti, ne sono certo, troverà il modo di festeggiare questo giorno. Essere dell’Atleti, infatti, è una scelta di vita: sposare una filosofia, essere orgogliosi e, soprattutto, lottare sempre.

VIVERE ALL’OMBRA

L’Atletico Madrid spegne oggi 117 candeline. E’ stato fondato nel 1903 nella città di Madrid. Dapprima squadra satellite dell’Athletic Bilbao, essendo stata fondata da studenti baschi, si fonde con l’Atletico Aviacion, squadra composta da aviatori militari, diventando la squadra che conosciamo oggi.  La vita dei colchoneros non è mai stata facile: con l’ascesa, sia in Spagna che in Europa, dei cugini-rivali del Real, infatti, l’Atleti è sempre stata la seconda squadra di Madrid. Se da un lato della città, Alfredo Di Stefano e Ferenc Puskas contribuivano alla nascita del mito-blancos, dall’altro lato si sviluppava qualcosa di diverso. Stare all’ombra dei cugini-rivali, infatti, ha contribuito a far nascere un forte sentimento di appartenenza: essere tifoso dell’Atletico Madrid, infatti, è una scelta di vita, un motivo d’orgoglio.

ORGULLOSOS DE NO SER COMO VOSOTROS

Quando ero piccolo nella mia classe su 25 bambini totali 24 tifavano Real Madrid e solo uno Atletico…”

Per capire cosa significhi essere colchonero, cosa meglio di questa celebre frase di un Niño col sangre rojiblanca? Fernando Torres, uno dei più celebri calciatori che ha vestito la camiseta dell’Atleti, è portatore sano dei principi cardine dell’Atletico Madrid.

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Il senso di appartenenza è diventato un motivo d’orgoglio per tifosi e giocatori. La curva del Vicente Calderon (ora del Wanda Metropolitano), infatti, ha marcato spesso la differenza con i cugini-rivali: il Real Madrid è potente, potentissimo, l’Atletico, invece, è orgullosos, muy orgullosos: nulla è regalato, tutto si ottiene con sudore, lotta e sacrificio. Proprio grazie a questi tre aspetti, e un illustre condottiero, l’Atleti si è preso la scena negli ultimi anni.

SIMEONE E IL CHOLISMO

L’apice della storia rojablanca è stato raggiunto nella stagione 1995-1996: da outsider, l’Atletico Madrid ha vinto la Liga per la nona volta nella sua storia. Ha battuto il Real Madrid, il Barcellona e tante altre nobili del calcio spagnolo. Quel sogno, tuttavia, è durato poco. Nel 1999-2000, infatti, l’Atleti è stato retrocesso in Segunda Division per illeciti sportivi ed amministrativi. Sebbene sia ritornato in Liga in pochi anni, la risalita è stata lenta e complicata.

La svolta avviene nel dicembre del 2011: in seguito ad una sconfitta in Copa del Rey, il presidente Enrique Cerezo affida la panchina biancorossa a Diego Pablo Simeone, uno uomo che conosceva bene i colchoneros, avendo contribuito, in maniera determinante, alla vittoria della Liga del 1996.

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Diego Pablo Simeone riparte dai tre concetti chiave della storia dell’Atleti:

Sudore, lotta e sacrificio diventano i capisaldi della nuova filosofia della squadra, diventano i capisaldi del “Cholismo”. Simeone ha rifondato la squadra ed è ripartito da lontano, dalla storia dei colchoneros.

CHOLISMO VINCENTE

Il Cholismo ha consacrato l’Atletico Madrid a livello mondiale: dal 2011 ad oggi, infatti, la squadra si caratterizza per un’identità chiara e anche tante vittorie. Tre Europa League conquistate (2009/10 – 2011/12 – 2017/2018), due Supercoppe Europee (2012 – 2018), una Copa del Rey (2012/13) e una Supercoppa di Spagna (2014).

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Come se non bastasse, poi, Simeone e l’Atletico Madrid hanno alzato al cielo anche la Liga nel 2013/14, rompendo, di fatto, il duopolio Barcellona-Real Madrid.

L’Atletico Madrid del condottiero Simeone ha vinto tutto quel che poteva, tranne una coppa. Tante vittorie, tante gioie, ma anche lacrime amare. Due finali di Champions League perse, entrambe contro i cugini-rivali del Real Madrid. Perdere fa male, perdere contro di loro brucia tanto. I colchoneros sono caduti si, ma lo hanno fatto lottando. Come la loro storia insegna, del resto.

PROGETTO VINCENTE MA… GREZZO

I colchoneros hanno vinto quasi tutto, eppure il modo in cui lo hanno fatto fa storcere un pò il naso. Per molti, infatti, il Cholismo è un ‘non-gioco’: tanta corsa, tanta intensità, ma anche tanto catenaccio e tanta cattiveria. Chi sfida l’Atleti sa che dovrà indossare l’elmetto e scendere in battaglia perchè contro di loro c’è solo un modo per batterli, sputare sangue e sudore.

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Questa filosofia di gioco, tanto fedele alla storia del club, cozza con il sentimento comune nel mondo del calcio, ovvero arrivare alla vittoria con il bel gioco, essere ammirati e applauditi. Gli esteti del calcio non amano il Cholo e il suo modo di giocare.

Simeone non si è mai nascosto, ma, anzi, ha sempre messo la faccia e difeso a spada tratta la squadra e la sua filosofia di gioco. In fin dei conti, vedendo il palmares degli ultimi nove anni, non è da biasimare…

Tanti auguri orgullosos, tanti auguri Atleti.

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