Il Napoli di ADL è un club europeo, la storia azzurra nelle Coppe

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Il Napoli dell’ Era De Laurentiis, dal ritorno al grande calcio (dopo il fallimento) in poi, è diventato un club di caratura internazionale, lo testimoniano i dieci anni di fila nelle competizioni europee. Nella storia intera del club azzurro, mai la squadra partenopea aveva partecipato con questa frequenza alle Coppe Europee, con una presenza pressoché assidua in Champions League. Ma la storia del Napoli nelle Coppe Europee è lunga, datata e costellata da poche gioie, serate indimenticabili e tante delusioni.

LA STORIA EUROPEA AZZURRA – Dagli Anni Sessanta al dopo-Maradona

Dal 1962/63 al 1994/95 il Napoli ha giocato 75 partite su palcoscenici europei, a partire dal Bangor City in Coppa delle Coppe nel 1963 per arrivare all’Eintracht Francoforte nell’ edizione della Coppa Uefa 1994/95. Pur non avendo una tradizione consolidata di vittorie, gli azzurri in questa fase sono sempre stati abbastanza presenti sui campi del vecchio continente, inanellando ben 12 partecipazioni alla vecchia Coppa Uefa, 2 partecipazioni alla Coppa dei Campioni (dopo i due scudetti vinti nell’epoca maradoniana) e due partecipazioni alla Coppa delle Coppe.

L’apice è stato raggiunto nel 1988/89 con la vittoria da parte di Maradona e compagni della Coppa Uefa a Stoccarda, con Ottavio Bianchi in panchina. Il Napoli ha scritto pagine di storia per i campi d’Europa pur non vincendo tantissimo e nella memoria dei tifosi azzurri vi sono impresse tante serate passate agli Almanacchi, che fanno riaffiorare ricordi dolce-amari.

Tra queste la doppia vittoria col blasonato Porto nella Coppa Uefa 1974-75 (doppio 1-0 in casa ed in trasferta) oppure la sfortunata semifinale di Coppa delle Coppe contro i belgi dell’Anderlecht, trovato sulla propria strada dopo un  cammino spedito, che aveva visto il Napoli superare senza  troppi patemi Bodø Glimt, APOEL Wroclaw.

Anderlecht – Napoli, semifinale Coppa delle Coppe 1976/77

Gli azzurri vinsero per 1-0 all’andata al San Paolo con rete di Bruscolotti, per poi subire una bruciante sconfitta in Belgio (0-2), dopo una gara in cui ci furono forti polemiche da parte degli azzurri per alcune discutibili decisioni arbitrali.

 

Storico fu anche il grande confronto al primo turno della Coppa dei Campioni 1987/88: il Napoli chiamato alla prima partecipazione alla competizione continentale più importante vide uscire dall’urna al primo giro di valzer il fortissimo Real Madrid di Sanchez e Butragueno, con un Maradona molto contrariato per l’abbinamento che attaccò aspramente i vertici UEFA. Dopo la sconfitta per 2-0 nel muto del Santiago Bernabeu, una cattedrale vuota e senza tifosi sugli spalti per una squalifica UEFA inflitta al Real, il Napoli ospitò il Real nel catino di Fuorigrotta davanti a circa 90.000 spettatori, una finale di Coppa dei Campioni anticipata.

Stadio Santiago Bernabeu, Real Madrid-Napoli, Coppa Campioni 1987/88

 

Il gol di Francini illuse uno stadio tracimante di passione, in quello che, forse, fu lo scorcio di gara in cui si vide il Napoli più forte ed arrembante di sempre. Fu Butragueno, poi, a gelare il San Paolo a fine primo tempo, la gara finì 1-1 ed il Napoli fu mestamente eliminato.

LA CAVALCATA FINO ALLE VETTA D’EUROPA – La magia di Stoccarda

Nel 1988/89 il Napoli di Maradona militava in Coppa Uefa e dopo aver eliminato nell’ordine Paok Salonicco, Lokomotiv Lipsia e Bordeaux, si trovò di fronte ai quarti di finale la Juventus. All’andata il Napoli (in maglia rossa) perse per 2-0 e l’eliminazione sembrava ormai dietro l’angolo. Ma quel Napoli era gigantesco, capace di qualsiasi impresa e fu così che al ritorno al San Paolo, Maradona e compagni pareggiarono lo svantaggio con Diego e Carnevale, portando la gara ai supplementari. Al 119′ minuto quando ormai lo spettro dei rigori aleggiava su Fuorigrotta, Antonio Careca scappava sulla fascia, superava il difensore avversario e, dal fondo, riusciva a mettere in mezzo una palla che andava spinta soltanto in rete,  Alessandro Renica colpiva di testa e mandava la sfera alle spalle di Tacconi ed il Napoli alle semifinali della competizione continentale.

Altra partita storica, perché al Napoli il sorteggio di Ginevra contrapponeva il Bayern Monaco, un ostacolo alto, con i tedeschi che avevano appena sbattuto fuori l’Inter di Trapattoni. Doppia sfida senza storia, quella, col Napoli che regolava 2-0 i tedeschi al San Paolo per poi pareggiare 2-2 all’ Olympiastadion di Monaco di Baviera, con il brasiliano Careca mattatore.

La notte magica di Stoccarda

Il Napoli volava così in finale, dove trovava lo Stoccarda di Gaudino, che a sua vota aveva superato la Dinamo Dresda: vittoria tribolata per 2-1 al San Paolo, tra le polemiche dei tedeschi per alcune decisioni arbitrali, ma gli azzurri affermavano tutta la propria forza al Neckarstadion portandosi sul 3-1, ipotecando la vittoria del trofeo per poi rilassarsi e regalare un malinconico 3-3 ai tedeschi. Una serata magica segnata dalle reti di Alemao, Ferrara e Careca, una notte indimenticabile che portava Napoli in cima all’Europa.

GLI ANNI SUCCESSIVI – Il lento declino e la decadenza dell’Impero Maradoniano

Negli anni a seguire il Napoli di Maradona portava in bacheca altri titoli, lo Scudetto del 1990 e la Supercoppa del 1990/91. In Europa le gioie però iniziavano ad affievolirsi. L’anno successivo al trionfo di Stoccarda il Napoli veniva eliminato agli ottavi di finale dai tedeschi del Werder Brema e pure in malo modo (2-3 e 1-5), i detentori della Coppa furono sbattuti fuori da Neubarth e Riedle. Nel 1990/91 altra delusione, questa volta in Coppa dei Campioni, l’unico trofeo che mancava davvero a Diego Maradona per poter dire di aver completato l’opera di fare del club azzurro una grande della storia del football.

Maradona contro lo Spartak Mosca

Il Napoli partiva coi favori del pronostico, una delle candidate alla vittoria finale, ma dopo aver eliminato facilmente gli ungheresi dell’Ujpest Dosza ai sedicesimi, trovava agli Ottavi gli ostici russi dello Spartak Mosca. Un doppio 0-0, con tanti legni colpiti e l’eliminazione ai rigori (rigore fallito da Baroni) nel gelo del Lenin di Mosca con un Maradona a scarto ridotto ed all’epilogo della sua storia napoletana.

Le poche gioie furono relegate a serate particolari, che restano comunque impresse nella memoria dei tifosi: come la notte di Valencia nella Coppa Uefa 1992/93, con la famosa cinquina di Daniel Fonseca (vittoria per 5-1) o la brillante prova negli ottavi di finale della Uefa 1994/95 contro i portoghesi del Boavista, con il Condor Agostini e Benny Carbone protagonisti. Fino al 2004, poi, fece seguito il lento declino del club, appesantito dai debiti e retrocesso in Serie B, con l’epilogo finale del fallimento arrivato nel 2003.

IL NAPOLI DI ADL: il ritorno ai fasti e l’ascesa del club

Il Napoli riemerso dalle macerie del fallimento grazie ad Aurelio De Laurentiis si riaffaccia al grande calcio nel 2007/08 col ritorno nella massima serie. Da quel momento una continua ascesa che parte subito al primo anno col ritorno in Europa del club attraverso l’Intertoto. La lontananza dai grandi palcoscenici e la disabitudine alle notti europee però costa cara agli azzurri che dopo aver eliminato ai preliminari Panionios e Vllaznia si presentano al primo turno di Coppa Uefa dinanzi al Benfica Lisbona: Lavezzi e Zalayeta possono poco però: pur sfiorando l’impresa dopo il 3-2 al San Paolo, il Napoli viene sconfitto 2-0 in una serata sfortunata. Azzurri subito fuori dall’Europa.

Da quel momento una lunga cavalcata che ha riconsegnato il Napoli al gotha del calcio europeo: dal 2010/11 ad oggi il club è sempre in Europa, con ben 7 qualificazioni alla Champions League, di cui una al preliminare poi perso con l’Athletic Bilbao.

Molte le notti gloriose, i grandi affrontati e battuti nella recente storia azzurra in giro per l’Europa. Pur non avendo portato trofei in bacheca, il Napoli ha regalato tante serate indimenticabili alla platea partenopea. Nel 2010/11 il Napoli compie un discreto cammino in Europa League (il nuovo nome dato alla Coppa Uefa), superando un girone complicato con Liverpool, Steaua Bucarest ed Utrecht, per poi esser eliminato ai sedicesimi dal Villareal. Non era il Napoli di oggi, era una squadra che studiava da “grande” con Mazzarri in panca e che iniziava a conoscere Edinson Cavani, con Lavezzi ed Hamsik stelline indiscusse, ma anche tanti debuttanti sui campi europei.

Dalla stagione successiva in poi il Napoli inaugurava la sua lunga esperienza in Champions League ed iniziava a regalare notti magiche ai propri sostenitori. Gare come Napoli – Manchester City 2-1, con Cavani mattatore, oppure come Napoli – Chelsea 3-1 agli ottavi di finale della massima competizione continentale, rimarranno marchiate a fuoco nella storia azzurra. Il Napoli alla sua prima partecipazione alla Champions arriverà ad un centimetro dai quarti di finale, allo Stamford Bridge di Londra si va ai supplementari col Chelsea di Drogba che vince 4-1 e poi alzerà la Coppa dalle grandi orecchie.

IL GRANDE RAMMARICO: La notte di Wolfsburg e l’incubo ucraino

Il Napoli ormai oscilla tra l’Europa dei grandi e quella dei piccoli, ma non esce mai dalle competizioni UEFA. Tornerà in Champions e passerà alla storia come il primo club ad essere eliminato ai gironi di Champions dopo aver fatto ben 12 punti. Bellissime e indimenticabili le vittorie contro il Borussia Dortmund (2-1) e l’Arsenal (2-0) per poi arrivare terzi a pari punti con gli inglesi favoriti dalla differenza reti.

Altro traguardo ragguardevole è la semifinale di Europa League con Rafa Benitez allenatore nella stagione 2014/15, dopo aver superato in scioltezza il Girone e poi Trabzonspor, Dinamo Mosca e Wolfsburg ai quarti. Proprio con i tedeschi si assiste ad una delle notti più belle in Europa dell’ultimo decennio: gli azzurri espugnano il difficilissimo campo dei teutonici maramaldeggiando per 4-1 con Higuain ed Hamsik autentici mattatori. Il Napoli in semifinale sembra favorito di fronte agli ucraini del Dnipro, battuti e umiliati da Cavani qualche anno prima sempre in Europa League, ma la sorpresa è dietro l’angolo: una direzione arbitrale discutibile e la scarsa vena di Higuain, che si divora tante occasioni, portano il Napoli all’inaspettata eliminazione dopo l’ 1-1 al San Paolo e lo 0-1 in Ucraina.

NAPOLI DA CHAMPIONS – Le notti Real e il Liverpool come “abitudine”

Ma il Napoli è ormai cresciuto a dismisura, con Sarri sfiora lo scudetto ed è un club da primissimi posti in Italia e habituée della Champions League. Le notti di Champions diventano una dolce consuetudine per i tifosi azzurri e le serate rimarranno nella mente sono certamente il doppio confronto perso col Real Madrid nella competizione 2016/17 e i quattro match col Liverpool (gestione Ancelotti), tutti negli ultimi due anni con le vittorie per 2-0 ed 1-0 al San Paolo e gli azzurri che diventano bestia nera dei Reds

Altro match clou da tramandare ai posteri è quello col Paris Saint Germain della scorsa stagione, un doppio pareggio (2-2 a Parigi ed 1-1 al San Paolo) che non consente al Napoli di superare il girone: si “retrocede” in Europa League dove ci si ferma dinanzi all’Arsenal di Emery.

Il club azzurro dal 2009 ad  oggi ha giocato più di 100 gare nelle competizioni continentali, una storia riscritta grazie al lodevole lavoro della proprietà azzurra.

Il Napoli nell’attuale stagione supera il girone, brillantemente, raccogliendo 4 punti tra andata e ritorno con i Campioni d’Europa del Liverpool,  ma agli ottavi trova il Barcellona di Messi, storia recente, storia di ieri. Primo round ben giocato e finito 1-1 al San Paolo, con Mertens che raggiunge Marek Hamsik con 121 reti nella classifica All time del club. Restano  pochissime chance di qualificarsi al ritorno al Nou Camp, inutile girarci intorno. Ma questa è  una storia ancora tutta da vivere…

 

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