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Caro Sarri, alla Juventus vincere è l’unica cosa che conta

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Un rapporto mai totalmente decollato quello tra la Juventus e Maurizio Sarri. Il popolo bianconero è sempre stato scettico sulla buona riuscita del progetto sarriano, convinti che l’approccio che lo stesso potesse avere con gli uomini a disposizione non potesse realmente portare i propri frutti.

Troppi gli individualismi, difficilmente i top a disposizione potevano assimilare, e bene, il credo tattico del tecnico toscano che tanto ha fatto divertire e sognare i tifosi del Napoli durante un triennio fantastico che resterà nella storia del calcio partenopeo ma anche in quello italiano in generale. Una squadra, quella azzurra, capace di giocare a memoria, in stile Barcellona tempi recenti o più semplicemente (ed anche giustamente) in stile sarrismo.

Già, il sarrismo, quello che ad oggi non esiste più né in termini prettamente tecnico/tattici che di appartenenza ad una fede, quella azzurra, che sembra lontana un’eternità.

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Eppure il buon Maurizio, che era transitato un anno in Inghilterra, a Londra, in quel di Chelsea, aveva convinto anche quelli più dubbiosi, anche grazie alla vittoria dell’Europa League. Come cambiano gli scenari, dal semi – tetto d’Europa alle critiche feroci di queste ultime ore. Il tecnico delle tante promozioni, ma che in Italia non ha ancora raccolto nessun trofeo ufficiale, nessuna coppa per intenderci: anche se per stessa ammissione del tecnico le otto promozioni – sul campo – valgono tutte nel suo personalissimo palmarés.

Ma siamo ad oggi, ed i principali quotidiani nazionali all’unisono gridano una sola verità: “Sarri è nuovamente sulla graticola”. Siamo insomma nuovamente ad una sorta di Sarri out. Pesano come macigni le mancate vittorie in Supercoppa contro la Lazio ed in Coppa Italia contro il Napoli: due trofei persi, due titoli visti sfumare in una società come la Juve dove vincere è pur sempre l’unica cosa che conta.

Già nei mesi pre-covid, il destino del tecnico sembrava segnato a fine stagione – qui l’indiscrezione da noi raccolta – ma il fermo covid aveva contribuito a far risalire le sue quotazioni anche la prossima stagione, con la dirigenza juventina pronta a dargli ancora fiducia, non potendolo giudicare da una sola stagione agonistica.

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Ma intanto, si riaccendono le voci di un suo possibile addio. Gli restano Scudetto e Champions per salvare orgoglio e panchina, riuscirà a convincere tutti?

Produttore Esecutivo in Mediaset per contenuti di informazione (hardnews e softnews), telegiornali e talk tv prime-time. Ho ideato il progetto LBDV e fondato la testata giornalistica. Sono amante del dubbio, socratico per formazione e mi piace guardare al di là delle apparenze tutto, le persone e la vita.

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