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CORNER CAFE’ – Campioncini di immaturità
Quando si è giovani si sbaglia, è un dato di fatto. Una legge naturale, quella dell’immaturità, che colpisce tutti: dal semplice ragazzino in pubertà al giovane campione in rampa di lancio.
Del resto, c’è bisogno di far distinzioni. Non tanto per questione di contesto: ai ragazzi è giusto che venga dato modo di sbagliare e tempo per comprendere i propri errori, ché è una cosa importante per tutti. Il vero problema è il modo in cui viene elargita al mondo: in pratica, il modo in cui Moise Kean ha deciso di dar sfoggio della propria immaturità dovrebbe inorridire un po’ tutti, non solo l’Everton.
Se un ragazzino di poco più che vent’anni, considerato un astro nascente del calcio, decide di fregarsene di restrizioni governative e societarie – per la quale lavora, mica va al parco giochi, c’è un problema. Un problema che scava più a fondo, e che non riguarda unicamente l’aspetto immaturo di Kean; è la totale mancanza di rispetto nei confronti di chi, di fatto, fa guadagnar lui fior fior di milioni di euro all’anno. Stipendio che un lavoratore medio non guadagnerà mai nella propria vita.
Il vizio, il sentirsi arrivato a poco più che vent’anni non è corretto e non fa bene in primo luogo a lui, che ha ancora tanto da imparare e molto da perdere. Se, poi, questo porta a fregarsene del mondo intorno, decidendo che il proprio egoismo è più importante del resto, allora si pecca di tracotanza. E la tracotanza non porta mai cose positive ad una persona. Perciò, l’unico consiglio che può essere dato a Moise Kean è quello di crescere. Ché di campioncini di immaturità, che devono rendere solo grazie a chi ha concesso loro di essere quello che sono, il mondo – e non solo quello del calcio – non ne ha bisogno.
