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Angolo del tifoso

ANGOLO JUVENTUS – Terra di nessuno

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Cabal Juventus
Tempo di lettura: 3 minuti

La Juventus non va oltre un sofferto pareggio casalingo per 1 a 1 contro la volitiva Atalanta di Ivan Juric. Considerato che la squadra bergamasca si era presentata a Torino senza parecchi titolari, davvero non c’è di che stare allegri.

E nemmeno di stare tranquilli, per il prosieguo del cammino in Italia ed in Europa. Gli uomini, almeno fino al mercato di riparazione di Gennaio, quelli sono e quelli resteranno. E le lacune emerse prepotentemente negli ultimi match disputati non potranno essere colmate. A soffrire è soprattutto il centrocampo, tra titolari già sfiancati e alternative inadeguate.

Facile che, a queste condizioni, il reparto divenga facilmente preda degli avversari oppure si trasformi in una terra di nessuno.

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Dolori della crescita

Mister Tudor ci prova a rimescolare le carte, dando respiro a chi, finora, ha giocato sempre. Ma, quando capitan Locatelli si accomoda in panchina e, al suo posto, c’è un mediano senza idee e senza grinta come Koopmeiners  è molto difficile che arrivino dei palloni giocabili a chi sta sulla trequarti e possa innescare le punte.

L’allenatore bianconero prova ad infondere un minimo di qualità alla manovra, dando spazio al giovanissimo risolutore della partita contro l’Inter, Vasilije Adžić. La speranza è che il suo entusiasmo e la sua freschezza riescano a dare, prima o poi, la svolta giusta all’incontro. Il ragazzo non si sottrae alle responsabilità e prova a rendersi utile sia nell’inventare calcio che nelle conclusioni in prima persona.

Il risultato non si sblocca e, sul finire del primo tempo, quando si abbassa per prendersi il pallone e impostare l’azione, incappa in un banale errore in disimpegno e regala il gol del vantaggio agli avversari. Inutile abbattersi, la sua evoluzione tattica dovrà passare necessariamente anche da questi dolori della crescita e, comunque, non è colpa sua se il centrocampo bianconero è, attualmente, terra di nessuno.

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All’arrembaggio

Gli orobici cominciano a sognare il colpaccio e, ovviamente, stringono le maglie della difesa e moltiplicano i raddoppi sul portatore di palla bianconero. Che, in realtà, non si capisce molto chi sia dato che nessuno sembra essere in grado di impostare una azione d’attacco come Dio comanda.

A poco serve che dalla panchina si alzino, man mano, i vari cambi. Non muta davvero niente: zero iniziative, ritmo da addormentarsi e tanta ma davvero tanta confusione. Quello della Juventus è un assedio all’aria di rigore avversaria portato avanti con molto pressappochismo e nessun criterio.

Si va all’arrembaggio buttando avanti cuore e grinta ma senza costrutto né risultati degni di nota. E se nei sedici metri dell’Atalanta c’è un affollamento degno del centro cittadino negli orari di punta la mediana degli uomini di Tudor resta terra di nessuno.

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Aspetta e spera

E, come sempre nei momenti difficili, lo sguardo di tifosi, dirigenti e compagni si posa sul giocatore con la numero dieci sulle spalle. Kenan Yildiz sa che tutti contano su di lui e cerca di essere all’altezza di tanta aspettativa. Vorrebbe liberarsi, ricevere palla e far cambiare marcia ai suoi.

Ma la condizione fisica non è delle migliori e la marcatura degli orobici è asfissiante. Difficile trovarsi in condizione di ricevere palloni interessanti sulla trequarti di campo, ancora più difficile poterli lavorare in modo da lanciare un compagno da rete o incunearsi in profondità per puntare al bersaglio con un tiro dalla distanza.

E’ un eterno “aspetta e spera” in cui gli sbuffi d’impazienza del giocatore fanno il paio con i sospiri di sconforto dalla tribuna. Che, semi deserta e desolante, assomiglia sempre più ad una terra di nessuno.

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Nuova linfa

Eppure Tudor non si rassegna e tira fuori dal suo mazzo altre due carte: il super sostituto Vlahovic e il raffinato esterno mancino Zhegrova. L’intento è dare nuova linfa: il centrocampista dovrebbe garantire brio e velocità, utili a caricare d’elettricità i compagni e trovare il corridoio giusto per piazzare l’incornata risolutiva dell’ariete serbo.

Non che l’ala kosovara tradisca la fiducia del suo allenatore, anzi. E’ deciso, pimpante e salta l’uomo con disinvoltura. Peccato che né il suo partner d’attacco né gli altri riescano a capitalizzare a dovere i palloni che smista. E man mano che i minuti passano e l’ultimo giro d’orologio si avvicina le sue serpentine assomigliano sempre di più al sermone di uno che predica nel deserto. Meglio, in una terra di nessuno.

Salvatore della patria

E, infine, quando si cominciavano già a recitare i peana per la sconfitta, arriva, completamente inatteso, chi recita alla perfezione il ruolo di salvatore della patria. Juan Cabal è un difensore di quelli tosti, neanche un infortunio che avrebbe stroncato un bisonte l’ha messo a terra. Ha fatto il suo bravo percorso di riabilitazione, ha recuperato una condizione fisica decente e ha una gran voglia di recuperare il tempo perduto.

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Il caso o la fortuna gli danno una mano: su uno spiovente in area un difensore avversario cicca la palla e gli regala il più comodo degli assist. Lui ringrazia di tanta generosità e ci mette il piede per la zampata vincente. Uno a uno e palla al centro. Non si riuscirà a vincere questa partita ma almeno si è evitato il tracollo della sconfitta. E c’è tempo per rimediare a tutto, anche per piazzare qualcuno a presidiare la terra di nessuno.

(Foto: DepositPhotos)

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