Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Sudtirol 3 – 2
Avellino – Sudtirol: 3 – 2
Il titolo di questa gara lo dà Sounas che, in un suo post su Facebook, dichiara: “Mercoledì è guerra”. E guerra è stata.
Noi non riusciamo proprio a fare una gara lineare, senza patemi d’animo. No. Noi dobbiamo soffrire. Dobbiamo dominare ed essere dominati. Andiamo in vantaggio e ci riacciuffano. Due, tre volte. Alla terza, però, non ci prendono più.
È sempre questa maledettissima motivazione che fa la differenza. Sempre. Anche oggi.
Vinciamo e ci portiamo a un solo punto dai playoff. Ma niente crogiolarsi sugli allori: abbiamo davanti due trasferte difficili. Fare passi falsi adesso significa tornare punto e a capo. Bisogna restare concentrati e scendere in battaglia ogni partita.
Le concorrenti lottano, il Pescara si salverà, qualcuno cede, altri stanno già programmando i playoff. Io? Speriamo che me la cavo.
“Wer nia koan Rausch net hot, der hot koane Ehr.”
(Chi non ha mai avuto una sbornia, non ha onore).
Le Pagelle dell’Avellino
Daffara: 6
Per buona parte del primo tempo potrebbe tranquillamente unirsi ai cori della Sud. Poi la partita cambia registro e il Sudtirol si affaccia dalle sue parti, bucandolo due volte. Qualche uscita rivedibile e un paio di posizionamenti non perfetti, ma nel complesso regge: prestazione sufficiente.
Cancellotti: 6,5
Sir Cancellotti sta ormai prendendo possesso dell’intera fascia destra. Spinge e difende con il suo solito piglio cavalleresco. Il suo vessillo è quella vena che si gonfia a ogni intervento. Al Cavaliere Nero non je devi cacà r’cazzo.
Fontanarosa: 6
Prima vera partita da terzino. Ha ancora poca confidenza con la fascia: spinge poco e crossa peggio. Ma la grinta con cui si avventa su ogni pallone è pura poesia calcistica.
Simic: 6,5
Quando gioca da “giovannona coscia lunga” non ce n’è per nessuno. Con le sue leve intercetta palloni e gambe avversarie con naturalezza. Ingaggia un duello continuo con Merkaj, noto criminale da area di rigore. Alla lunga, però, è la coscia lunga a vincere.
Izzo: 7
E qui vi volevo. Vi ho visto. Sì, proprio voi: quelli che due domeniche fa lo insultavano e oggi urlano il suo nome dopo il gol. Il calcio è così: dalle stelle alle stalle e ritorno. A me il centrale di difesa piace così: brutto, sporco e cattivo. Tiè.
Palmiero: 7,5
Chi mi legge lo sa: non sono mai stato un suo grande estimatore. Quel gioco orizzontale, quella lentezza, quelle trame cervellotiche non mi hanno mai convinto. E i passaggi all’indietro…lasciamostare. Poi arriva questa partita e posso solo applaudire. Intensità, qualità, presenza costante nel gioco fino al 96’. La sua migliore prestazione di quest’anno. L’ultimo samurai.
Besaggio: 7
Prestazione piena, concreta, senza sbavature. È uno di quelli che tengono insieme i reparti: recupera palloni, dà ritmo e si fa sempre trovare nella posizione giusta. Non è solo quantità, però. Quando c’è da giocare, i piedi parlano una lingua diversa. Il gol è la sintesi perfetta della sua partita: inserimento intelligente, tempi perfetti e una conclusione pulita che chiude un’azione corale di alto livello. Non è un episodio, è la conseguenza di una gara giocata con testa e qualità. Elegante ma efficace. Non spreca, non si nasconde, non forza. Fa sempre la cosa giusta.
I piedi sono di livello. Prada.
Sounas: 8 (MVP)
Non segna, non fa assist. Eppure domina la partita. È ovunque: in pressione, in copertura, negli inserimenti, nelle seconde palle. Il primo a crederci, l’ultimo a mollare. Quando la squadra sembra tirare il fiato o qualcuno inizia ad accettare il pareggio, arriva lui a rimettere tutto in movimento. La sua non è solo una prestazione, è un manifesto. Corre, lotta, trascina. Ogni contrasto è un messaggio, ogni recupero una scossa ai compagni. È il giocatore che alza il livello emotivo della squadra, quello che trasforma una partita sporca in una battaglia da vincere. Un fabbro che forgia il futuro con il ferro dell’impegno. Leader vero. Mohicano.
Palumbo: 6
Lo chiamiamo trequartista perché ci piace immaginare il rombo, l’uomo tra le linee, quello che accende la luce negli ultimi trenta metri. Va bene, ci sta. Ma Martin, in questa squadra, è tutt’altro: gioca lontano dall’area, si abbassa, rincorre, copre. Più mezzala di fatica che rifinitore di lusso. E allora la sua partita finisce per essere ordinata ma poco incisiva. Fa il compitino, si sacrifica, tiene le posizioni, ma raramente riesce a mettere il timbro lì dove dovrebbe fare la differenza. Sui calci piazzati, però, cambia tutto: dai suoi piedi partono sempre palloni velenosi, traiettorie tese e precise che sanno trasformarsi in occasioni pesanti. Non è un dettaglio: è una qualità che pesa. Resta quella sensazione sospesa: come se avessimo tra le mani un abito di pregio, ma ancora senza il sarto giusto che sappia cucirlo addosso a chi lo deve indossare. Quel sarto, però, ancora non si vede. Adda venì…
Biasci: 6,5
Un po’ fuori dal gioco, ma fondamentale nel lavoro sporco: pressa, apre spazi, disturba. L’assist è una carezza che vale quasi quanto un gol. Biascica.
Patierno: 6,5
Da quando siamo stati promossi in Serie B Chicco ha sempre sognato di segnare almeno un gol anche in questa categoria. E stavolta ce l’ha fatta. Un gol cercato, voluto, costruito con la solita ostinazione di chi non molla mai. Meritato. La sua partita è fatta di lavoro sporco, di duelli, di movimenti continui per dare riferimenti alla squadra. Non sempre pulito, non sempre brillante, ma sempre dentro la partita. Sempre lì a sbattersi, a creare spazio, a tenere impegnata la difesa avversaria. Patierno dà, Patierno…..no a togliere ci pensa il VAR. Quel rigore contro concesso su un fallo di mani di Chicco è davvero una vergogna. Dirty dancing.
I Subentrati dell’Avellino
Russo: 6,5
Quando ho visto le formazioni ho maledetto Ballardini. Un giocatore in stato di grazia non si toglie mai. È l’articolo 1 della Costituzione del calcio giocato. Appena entra, sposta il baricentro e cambia l’inerzia. Non segna, non decide, ma la partita gira lì. Certe notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei.
Tutino: 6
Quindici minuti intensi, con l’atteggiamento giusto. Domenica c’è la Sampdoria, è l’ex. Quest’anno un solo gol con l’Avellino…contro la sua ex squadra. Io ci credo.
Le Borgne: 6,5
Dentro con cattiveria: quindici minuti a battagliare su ogni pallone. Porta energia e ordine nel momento più delicato.
Armellino: S.V.
Al 92’ entra per il momento vintage di giornata. Il compito è addormentare la partita. Il triplice fischio arriva pochi minuti dopo il suo ingresso. Missione compiuta. Bonomelli.
(Foto: Depositphotos)
