Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Cesena 3 – 1
Avellino – Cesena: 3 – 1
Sarebbe potuta diventare una vera e propria “Cronaca di una morte annunciata”. Eravamo a uno schioppo dal baratro, risucchiati in quel vortice che attira e inghiotte tutto e che porta il nome di zona play-out.
Le due sconfitte racimolate nei turni precedenti, bruciano ancora sulla pelle.
Dallo spogliatoio filtrano mugugni, dalla piazza arriva un rumore costante di malumore, il mercato non decolla.
Tanta isteria. Ingredienti perfetti per assistere all’ennesima tragedia calcistica al Partenio. E infatti, puntuale, subiamo il gol nei primi minuti, dopo l’ennesima amnesia difensiva stagionale.
Il copione sembra già scritto, il sipario pronto a calare. Ma no. Tutte cazzate. Perché questa volta la storia cambia. Lo stadio si ribella, il popolo ruggisce, si alza in piedi, spinge, trascina.
La squadra lo sente, si stringe, si compatta, si guarda negli occhi e decide di non mollare di un centimetro. Da questa fusione nasce la migliore prestazione dell’anno. Si combatte su ogni pallone come fosse l’ultimo, si serrano le fila, si aggredisce alto, si corre, si soffre, si insiste, si crede fino in fondo.
Fino a costruire tre gol splendidi, figli della testa, del cuore e dell’orgoglio. I grandi assoli arrivano sempre dopo una grande “prova d’orchestra”.
Le pagelle dell’Avellino
Daffara: 7,5
“Il pallone entra quando Dio vuole”, diceva Boscov. Oggi però il detto va aggiornato: “Il pallone entra quando San Giovannino da Biella non ci mette i guantoni”. Non sono bastate le magie e i colpi d’autore sfoggiati per tutta la stagione. Per farci sentire davvero odore di santità, oggi ha dovuto inventarsi i miracoli. Non uno, non due, ma tre interventi consecutivi e rocamboleschi, mentre balla la break dance sulla linea di porta insieme a Cancellotti.
Cancellotti: 8,5
La leadership non si allena. Non si studia. Non si migliora, non si perde. Sir Cancellotti da Gubbio il rispetto se lo guadagna ogni partita sul campo e quando gioca con questa determinazione non ce n’è per nessuno. Vena tatuata sul collo.
Enrici: 7
L’assenza di Simic pesa. Comandare la difesa non è un ruolo per tutti. Enrici parte poco centrato. I numerosi svarioni dei primi minuti portano la firma della sua poca lucidità iniziale. Il gol subito è uno schiaffo. Un punto di non ritorno. Da quel preciso istante, Patrick cambia volto. Non perde più neanche l’ombra degli attaccanti avversari. Non lascia scampo a un pallone, non sbaglia una posizione. Ogni intervento è deciso, ogni chiusura perfetta. La sua trasformazione regala sicurezza all’intera retroguardia e contribuisce a una prestazione sontuosa ed emozionante di tutto il reparto.
Fontanarosa: 7
Minuto 85, l’attaccante del Cesena non smette di protestare, urlare, sbraitare contro arbitro, compagni e tutto ciò che vede in maglia verde. Fontanarosa lo raggiunge con calma apparente, gli strappa il pallone dalle mani e tre volte, una dopo l’altra, gli ripete: “Stai nel tuo”. Forte, chiaro, deciso. Simbolo di una personalità in crescita, della capacità di imporre ordine quando la tensione rischia di esplodere. Che stesse mettendo giudizio?
Missori: 6,5
Determinante in fase difensiva, con il sangue agli occhi, a chiudere la fascia e fermare ogni incursione avversaria. L’azione da arciere, solitamente il suo marchio di fabbrica, è stata messa un po’ da parte: poche sgaloppate, pochi cross insidiosi, poche incursioni sotto porta. Peccato per quel palo colpito. La prolungata oscillazione ha fatto attivare gli strumenti dell’INGV nella sede operativa della protezione civile.
Sala: 6
Partita di sacrificio puro, fatta di corsa, contrasti e palloni strappati agli avversari. Non è stata una prestazione scintillante, niente colpi di scena o giocate spettacolari, ma è proprio in questo lavoro oscuro che Sala costruisce il suo valore. Sempre al posto giusto, sempre pronto a chiudere, a proteggere i compagni e a spegnere le azioni avversarie. Di sicuro non sarà l’uomo copertina di questa gara, ma trovare un errore, onestamente, si fa fatica.
Palmiero: 6,5
Sappi, Luca, che in quel mormorio che senti ogni domenica dagli spalti, tutte le volte che tocchi palla, c’è anche il mio. Lo ammetto: spesso non sopporto il modo in cui fai ripartire l’azione, quelle giravolte su te stesso, i passaggi all’indietro ripetuti, il buco che lasci davanti alla difesa. Eppure, per onestà intellettuale, devo ammettere che il tuo modo di giocare trova la sua perfezione in certe partite. Come quella di oggi pomeriggio. La firma sull’architettura di questa vittoria è la tua, Luca. Te ne do atto.
Palumbo: 7,5
E pensare che questo è solo il primo atto di una grande carriera. Un giorno dirò; “Io l’avevo detto”. Qualcuno di voi non lo potrà fare.
Sounas: 7
Io sono convinto che Biancolino durante gli allenamenti ripete questa affermazione come un mantra: “Se la partita si mette male, voi date la palla a Sounas. Quello qualcosa se l’inventa sempre”.
Patierno: 7
Nelle ore più buie della notte, c’è un solo lupo che ulula, il capobranco solitario. Il lupo che più di tutti si identifica con questa maglia, con questa gente, con questo stadio. Lui che ha nel proprio nome l’anagramma del Partenio. Un segno del destino. E chi se ne frega, Chicco, se oggi di palloni ne hai giocati al massimo un paio. Perché il tuo valore non sta nei numeri, ma nei movimenti che scompigliano la difesa avversaria, nelle rincorse fino alla propria area pur di strappare un pallone, nel lavoro oscuro che nessuno applaude ma senza il quale la squadra non respirerebbe. Fino a che vestirai questa maglia, sarai il lupo di questa tana, instancabile, testardo, indispensabile.
Biasci: 9 (MVP)
La prima tripletta della tua carriera. Forse il tuo zenith calcistico. Il momento in cui il piccolo attaccante “normale” decide di diventare un gigante. Quel pallone, firmato da tutta la squadra, finirà in qualche vetrina e posizionato in bella vista nel salotto principale. Lo guarderai, lo racconterai. Quel pallone verrà sepolto con te e sull’epitaffio sarà segnato: Tommaso Bisci – attaccante –
I Subentrati dell’Avellino
Besaggio: 7
Entra per sostituire un acciaccato Sounas e lascia subito il segno con la sua eleganza. Propone un calcio pulito, fatto di fraseggio preciso e piedi educati, quel tipo di tocco che tradisce le scuole alte della Juventus Next Gen. Lascia sempre un’impronta stilistica, anche nei pochi minuti a disposizione, e si nota: elegante senza strafare, efficace senza correre troppo. Una prova che promette tanto per il futuro.
Armellino: 6,5
25 minuti in campo passati ad incitare e dettare i movimenti dei compagni. Quando hai urlato alla squadra: “ calma ragazzi, stiamo vincendo, la vinciamo”. Lì, ho visto nei tuoi occhi, la perfetta attitudine del tuo prossimo step di carriera.
Tutino: 6
La sua partita si riassume in un’azione: scatto fulmineo che manda mezza difesa al tappeto, palla davanti al portiere…e invece di servirla a Russo, libero davanti alla porta, decide di calciare addosso all’avversario. L’egoismo in uno sport di squadra, si sa, non paga mai.
Russo: 6,5
Manca quel guizzo decisivo che lo accompagna raramente nelle ultime partite. Arriverà. Che giochi mezz’ora o dieci minuti, Raffaele lo fa sempre con la stessa attitudine. Sempre pronto e con una certa dose di imprevedibilità. Bandiera.
(Foto: Depositphotos)
