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Caro Aurelio ti scrivo

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Il giorno dopo il trionfo, Aure’, ti scrivo condividendo proprio questa foto: sì, proprio questa, la foto che ho sempre allegato ai post o agli articoletti nei quali esprimevo dissenso, criticità, qualche volta livore nei tuoi confronti, quando volevo intendere che alla fin fine tu te la ridevi perché cadevi sempre in piedi.
Quando ti ho criticato, Presidente, l’ho fatto sempre a ragione veduta, mai e poi mai in modo pretestuoso o sulla base di, letteralmente, pre-giudizi; inoltre, e la ricerca fra i miei post è opzione che consente di provarlo, non di rado mi sono complimentato con te quando ho ritenuto che i complimenti li meritassi.
In questo anni non mi sei stato quasi mai simpatico, Aure’, diciamola tutta; però, consentimi, la colpa è stata tua: di certi atteggiamenti, di certe uscite, di certe sparate che non ho mai capito, che ho reputato spesso offensive, che non avevano proprio nessuna spiegazione.
La scorsa estate, poi, ti ho contestato apertamente: anche in quel caso, non per pregiudizio, ma perché, da tifoso innamorato, mi sembrava che stessi smantellando, che stessi ridimensionando, e a un tifoso che pochi anni fa si è visto scippare uno scudetto (senza che tu all’epoca pronunciassi una parola…) non era possibile chiedere di assistere in modo freddo, razionale, asettico, all’apparente downgrading.
Ho sbagliato, non ho remore né problemi ad ammetterlo, ho sbagliato come tanti, insieme a tanti*, ma ho sbagliato per amore della maglia, alla quale credevo si stesse facendo (sportivamente, sia chiaro) del male.
E invece no, invece avevate ragione tu, il Capitano e Mario Rui a parlare di scudetto, ha avuto ragione Giuntoli quando ha scelto come e con quali innesti presentare la rosa a quel geniaccio di Spalletti.
Ti stringo idealmente la mano, Preside’, perché in cima al capolavoro di quest’anno ci sei tu.
Non ti ringrazio perché tu hai sempre e comunque, LEGITTIMAMENTE, messo davanti a tutto i tuoi interessi di imprenditore: per noi non hai fatto sacrifici, non hai corso rischi (perché avresti dovuto?). Non ti ringrazio perché io, come dimostra la foto, alla quale mancano tre maglie che ho regalato e una che indossavo al momento dello scatto, come dimostrano vari giacconi e/o felpe presenti nel mio armadio, come dimostrano i biglietti acquistati ogni anno in gran numero spendendo ben più di quanto costasse un abbonamento, la mia parte l’ho sempre fatta. L’ho fatta sostenendo con il cuore, con la voce, con la tasca, probabilmente anche più di tanti che a parole si sono proclamati tuoi sostenitori ma che allo stadio non ci vanno mai, che di prodotti ufficiali non ne indossano neppure mezzo. Se e quando tu ringrazierai me e quelli come me per ciò che abbiamo dato in questi anni, allora il ringraziamento sarà reciproco.
Però, ringraziamenti a parte, ora che il cerchio si è chiuso, ora che ad anni di soddisfazioni grandi, vista la nostra scarna bacheca, ma sempre un po’ incompiute, hai saputo aggiungere il trionfo dei trionfi, ti scrivo, ti dico, ti urlo <<Bravo!>>, Presidente. E te lo scrivo, te lo dico e te lo urlo anche per come hai saputo gestire l’ultima fase dei difficili rapporti con una tifoseria che facile da maneggiare non è mai: complimenti di cuore, Aure’, hai vinto non PER noi, ma CON noi, e forse così è ancora più bello.
Andiamo avanti insieme, Presidente: hai, avete, abbiamo scritto una pagina di Storia, ma di inchiostro e fogli, qui a Napoli, ne abbiamo ancora tanti, ma tanti, ma tanti.

*Chi non contestava, per vantarsi di avere avuto ragione dovrebbe dimostrare di aver scritto una sola riga – ma sulla base di conoscenza tecnica, non per fideismo puro – su Kvara e Kim: in caso contrario, meglio tacere.

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