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NUMERO 14 – Straniero in terra straniera

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István, Etienne, Stefano. Tre nomi diversi per indicare la medesima persona. Che non è un agente sotto copertura oppure un trafficante d’armi. Non ha il minimo interesse  a nascondere la propria nazionalità per scopi illeciti. Semplicemente gli è stata estorta. Per ritorsione nei confronti delle sue scelte di vita. In ogni caso, durante il corso della sua carriera, il calciatore Nyers è sempre stato un apolide, un campione  straniero in terra straniera.

Sangue gitano

La situazione, in realtà, è complicata sin dagli inizi. István Nyers nasce il 25 Marzo 1924 a Freyming-Merlebach, una cittadina di diecimila abitanti della Lorena. Un luogo di frontiera, da sempre dilaniato da conflitti, con infinite rivendicazioni della regione da parte di Francia e Germania. E anche la sua famiglia  è in fuga da un posto simile. Suo padre proviene da Ózd, un centro dell’Ungheria settentrionale ai confini della Slovacchia. Ma, soprattutto, è  di etnia Rom, un gruppo che non riscuote per nulla le simpatie di chi governa il paese. E’ l’intolleranza, più che la miseria, che l’ha costretto ad emigrare in Francia per trovare impiego in una miniera. A pochi anni dalla sua nascita, la Grande Depressione innescata dal crollo della Borsa di Wall Street costringe la sua famiglia ad un nuovo trasloco. Si torna nella terra dei padri, in Ungheria. Il nuovo domicilio dei Nyers è Subotica. Neanche a dirlo è un incrocio di popolazioni diverse, da una parte l’impero austro-ungarico dall’altra un misto di Serbi, Croati e Sloveni. Il lato positivo è che, in una simile babele di razze, il sangue gitano dei Nyers non suscita diffidenza o disprezzo. Il giovane István può crescere tranquillamente con i suoi coetanei, le sue giornate passano tra continue sfide sulla strada con un pallone fatto di stracci.

Ribelle per amore

E’ un piccolo mago del pallone, veloce e fantasioso. Non ha preferenze né una posizione prestabilita in campo. Anarchico per natura, si affida solo al suo estro una volta entrato in possesso della sfera. E al suo istinto, che lo spinge verso la porta avversaria, da bucare in prima persona o con invitanti assist offerti ai suoi compagni. Il calcio non è la sua sola passione, frequenta con profitto anche una palestra di boxe. Il risultato è la nascita di un atleta inimitabile: una velocità supersonica di base sommata ad una muscolatura esplosiva. E’ capace sia di evoluzioni da circo che di bordate terrificanti con entrambi i piedi. E’ immarcabile per chiunque, a 17 anni è già tesserato per una squadra delle serie minori. Viene subito inserito tra i titolari anche se l’allenatore ne tollera a fatica gli atteggiamenti provocatori. Un giorno salta l’allenamento adducendo come giustificazione dei “motivi personali”. Il mister pensa all’ennesima bravata e gli molla un ceffone davanti a tutta la squadra. In realtà il giovane scavezzacollo, quel giorno, aveva il più romantico dei motivi per assentarsi. La ragazza per cui sospira, Anna, doveva dargli la risposta alla sua proposta di matrimonio. Per fortuna di tutti è un “si”.

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Dall’Ungheria alla Cecoslovacchia

Siamo nel 1944. Di nuovo la Storia influenza la sua storia. Gli jugoslavi riprendono Subotica, i novelli sposi cercano rifugio a Budapest. Nella capitale Nyers gioca, con profitto, in un club satellite dell’Ujpest, la più prestigiosa squadra del paese. Tuttavia viene richiamato a Subotica dai nuovi governanti per giocare in una rappresentativa locale. Lui obbedisce per alcune partite ma, alla prima occasione, scappa a Budapest con la moglie. Finalmente riesce ad indossare la maglia dell’Ujpest, con cui vince due campionati di fila. Il secondo è strepitoso, con 17 reti segnate in altrettante partite. Il conseguente, meritatissimo, debutto con la Nazionale ungherese contro l’Austria è suggellato da una fantastica prodezza, un gol da fuori area. Sugli spalti dello stadio “Prater” di Vienna uno spettatore lo segue con attenzione. E’ un pittoresco girovago proveniente dall’Argentina, è l’attuale allenatore dello Stade Francais, si chiama Helenio Herrera. Il suo occhio da intenditore ha già schedato il talento, il doppio ruolo di tecnico e procuratore lo porta a proporgli un ricco ingaggio per la sua squadra già al termine della partita. Nyers non ci pensa due volte e, invece di tornare a Budapest, si intruppa su un camion militare cecoslovacco con destinazione Praga. Sarà un campione straniero in una terra straniera.

Le grand Etienne

E’ una tappa intermedia, la sua meta è la Francia. Si fa presto raggiungere da Anna ma il suo gesto viene severamente punito dalle Autorità ungheresi. Gli tolgono la cittadinanza, da quel momento è un apolide. Sarà uno straniero ovunque, non importa dove vada. Lui pensa solo al futuro e viene ingaggiato da un club locale. Giusto poche settimane ed Herrera, come da programma, viene a prenderlo per portarlo nel suo club. La sua nuova squadra fa opposizione e gli sottrae il passaporto per impedirgli l’espatrio. Chiunque si rassegnerebbe, non István Nyers. Assieme alla fidata Anna si mette in viaggio con Herrera. Alla frontiera è inevitabile che i doganieri lo fermino per mancanza di documenti ma il suo nuovo, ineffabile, allenatore è il suo asso nella manica. Herrera si reca all’Ambasciata francese e si presenta come il preparatore atletico della nazionale transalpina. Non conta tanto il fatto che lo sia realmente quanto che dichiari che ha ricevuto l’incarico di selezionare talenti apolidi per conto della Federazione. Il gioco è fatto: il tecnico argentino torna con un lasciapassare per i due coniugi. Al debutto István ringrazia Herrera a modo suo: tripletta e vittoria roboante per lo Stade Francais. E’ l’inizio di un idillio con l’ambiente che lo accoglie come suo beniamino. Il suo nuovo nome è Etienne. Anzi, le grand Etienne. Ora è campione straniero in terra straniera

Vita sopra le righe

La sua nuova vita è perfetta, tranne che per un particolare. Nonostante le numerose richieste non gli viene mai rilasciato un passaporto francese. Rimane un apolide, anche se è l’idolo di migliaia di tifosi. Talmente scalmanati che un osservatore inviato dall’Inter riferisce che “non ha potuto visionare il giocatore in quanto, ad ogni tocco di palla, la mia vista era impedita dagli spettatori che si alzavano in piedi alle sue giocate”. Al presidente nerazzurro, l’industriale Masseroni, questo basta e avanza per proporgli un contratto. Nell’estate del 1948 il nomade István Nyers cambia ancora patria. Le sue abitudini non cambiano, i risultati nemmeno. All’esordio gli avversari sono travolti da una sua tripletta, la sua squadra arriva seconda dopo anni di magra, lui è capocannoniere del torneo con 26 reti. Ancora una volta il giramondo magiaro ha fatto centro, ha conosciuto un nuovo mondo e ne è diventato il centro. Il suo nuovo nome è Stefano, gli anni successivi sono pieni di riconoscimenti, sul campo e fuori. Dentro il rettangolo da gioco forma un tridente di straordinaria efficacia con il talento scandinavo Skoglund e l’italiano Lorenzi. Gol e vittorie fino alla conquista dello scudetto nel 1954. Nel frattempo si è integrato perfettamente nell’ambiente meneghino, al punto di far aprire alla moglie un atelier di lusso in pieno centro. Rimarrà il suo unico investimento proficuo dal momento che l’apolide dai piedi fatati preferisce spendere i suoi guadagni in auto di grossa cilindrata e serate nei casinò. Il suo stile di vita sopra le righe compromette i rapporti con il Presidente, stufo delle continue richieste di aumento dello stipendio. Dopo lo scudetto Nyers saluta Milano con un bilancio di 133 gol in 182 partite disputate con l’Inter. Le successive tappe della sua carriera non aggiungono nulla alla sua straordinaria parabola di campione straniero in terra straniera.

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