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DIVERSO PARARE – I lettori so’ piezzi ‘e core…business

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Sbatti l’Inter in prima pagina

Sulla prima pagina odierna del più importante quotidiano sportivo nazionale si celebra a caratteri cubitali, quasi a tutta pagina, la vittoria dell’Inter sul Barcellona, mentre accanto, defilato perché nasconderlo forse sarebbe stato troppo perfino per loro, c’è lo spazio dedicato al trionfo partenopeo di Amsterdam.
Una scelta del genere non deve stupire, alla luce di quanto dichiarato in maniera esplicita lo scorso anno dal direttore della testata, Stefano Barigelli: <<La Gazzetta dello Sport risponde principalmente alle tifoserie di Milan, Inter e Juve che sono il nostro core-business>>.
Certo, davanti ad una simile affermazione, ed alle scelte editoriali che ne derivano, qualche interrogativo nasce. Un giornale deve avere, come stella polare, la correttezza dell’informazione o la vendita delle copie? Tra un 6-1 rifilato a domicilio all’Ajax ed un 1-0 sul Barcellona in casa propria, cosa merita di più la celebrazione a caratteri cubitali ed il centro della prima pagina? La risposta, dal punto di vista della nuda cronaca, sembra scontata (la vittoria azzurra), sicché la scelta della Gazzetta si spiega solo in termini di vendite e di <<core business>>: ma quelli che pensano a vendere i giornali più che a scriverli, non sarebbero i giornalai, piuttosto che i giornalisti?

L’informazione e il “sistema”

In realtà, il vero problema che una prima come quella della Gazzetta dello Sport pone è un altro: un problema di cultura, di mentalità, si direbbe di sistema.
Ci può stare di dover rispondere ai propri clienti e di scegliere di abiurare alla condizione di giornalisti per abbracciare quella di giornalai; ci sta anche di esaltare l’Inter, che rimane comunque una compagine importante del panorama nazionale, per aver battuto una rivale forte, molto forte, quale è il Barcellona (a scanso di equivoci: complimenti ai nerazzurri).
Quel che conta, però, è il <<come>> non il <<cosa>>. L’Inter ha vinto grazie ad un secondo tempo di barricate e anche grazie ad una svista arbitrale clamorosa, un fallo di mano di Dumfries non visto da arbitro e Var, fallo che ha scatenato la più che legittima indignazione di Xavi. Fino a quando il sistema calcio italiano sarà questo, fino a quando un catenaccio inguardabile – quello del secondo tempo dell’Inter – verrà fatto passare per una prova di cuore, fino a quando si sarà omertosi per convenienza rispetto ad un rigore mancato che, se fischiato nei minuti finali, avrebbe potuto cambiare il risultato e la storia del girone, le cose in Italia, a livello calcistico, difficilmente cambieranno. E ai Mondiali, probabilmente, continueremo a non andarci.

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